sabato 29 febbraio 2020

I dieci figli che la signora Ming non ha mai avuto


I dieci figli che la Signora Ming non ha mai avuto
Erich-Emmanuel Schmitt
ed. E/O
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Mi sono iscritta all'ultimo momento ad una sfida di lettura su Instagram #viaggiatoritralerighe, il libro di febbraio ha come tema "In Cina per il Capodanno".
Se devo essere sincera, tanto quanto il libro precedente era ambientato nei luoghi dove sono cresciuta, questo appartiene ad una zona che conosco molto poco, a parte aver frequentato qualche ristorante cinese in cui ultimamente vado poco dopo aver scoperto la cucina giapponese.

Anche la letteratura cinese non mi ha mai preso molto.
Ma nel mio carattere c'é sempre la voglia di fare le cose per bene, e così a pochi giorni dalla fine di febbraio, mi inserisco nella sfida e prendendo due piccioni con una fava, comincio questo libro di Erich-Emmanuel Schmitt che era già nella mia lista dei desideri.

Il libro narra della strana amicizia fra la signora Ming, addetta ai bagni degli uomini e il protagonista della storia, che si trovano a parlare dei dieci figli della Signora Ming.

La signora Ming in ogni discorso inserisce delle piccole perle di saggezza che mi hanno ricordato molto "L'eleganza del riccio" e nonostante sia un libro molto breve, circa 130 pagine, ne ho sottolineate parecchie.

Il libro fa parte del "Ciclo dell'invisibile" scritti da Erich-Emmanuel Schmitt:

Milarepa
Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano
Oscar e la dama in rosa
Il bambino di Noè
Il lottatore di sumo che non diventava grosso
I dieci figli che la signora Ming non ha mai avuto

10/2020
Sfida personale 169. Un libro del ciclo dell'invisibile di Erich-Emmanuel Schmitt

Cosa ho imparato?
Le frasi che la Signora Ming dice nel libro sono massime di Confucio, e sono sempre attualissime e applicabili ai giorni nostri.

    venerdì 28 febbraio 2020

    Le otto montagne


    Le otto montagne
    Paolo Cognetti
    ed. Einaudi
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    Leggo spesso critiche a chi é pro o contro i premi letterari, ma ancora più spesso la gente non é d'accordo con chi vince il premio.
    Per curiosità sono andata a leggere tutti i vincitori del premio Strega, e anche i finalisti, e a parte uno di Simona Sparaco, non ne ho mai letto nessuno.
    Come in tutte le cose che faccio ho deciso di colmare questa lacuna, anche perché ho preso questa decisione dopo aver letto "Le otto montagne".

    Fin dalle prime pagine mi sono sentita immersa nella mia infanzia, mi ha riportato alla memoria tutte le cose che mi facevano, e mi fanno ancora oggi, stare bene: le passeggiate in montagna, l'avvicendarsi delle stagioni, i temporali estivi, il cambio dei colori in vista dell'autunno, le prime nevicate, i primi accenni di primavera, le dighe costruite nei torrenti, le sfacchinate per arrivare al "Popin" dove il premio per la fatica era una vista mozzafiato, cercare di riconoscere gli alberi dalle foglie e dai tronchi, le capanne nei boschi, i frutti dati dalla natura e mangiati direttamente dall'albero, meravigliarsi davanti gli animali selvatici, le chiacchere attorno al fuoco, i pranzi semplici, giocare a carte per ore, bere il latte appena munto, vedere un vitellino appena nato, mio nonno che ci insegnava a riconoscere i nidi e che ci spiegava gli eclissi, imparare tutto sulle api e aiutare nella preparazione del miele, fare la legna, aiutare nella fienagione.
    Passavo le giornate in compagnia dei miei fratelli e cugini allo stato brado, l'unica regola era "non farsi male".
    Ho trovato questo libro di una semplicità ammaliante, talmente coinvolgente da farmi provare le stesse sensazioni di benessere che provavo allora, gli stessi profumi che mi riempivano il cuore, la stessa felicità.
    Mi é sembrata una poesia dalla prima all'ultima parola, molto ben scritto, delicato, da cui si evince la forza che si può trarre dalle proprie radici.

    09/2020
    Sfida personale: 58. un vincitore del premio Strega

    Cosa ho imparato?
    Ho imparato che le montagne sono parte della mia vita, che essere cresciuta a stretto contatto con la natura é stata una grande fortuna e mi ha dato la possibilità di vivere cose di cui gli altri possono solo leggere e ho avuto la conferma che i veri piaceri della vita sono veramente a portata di mano.

    giovedì 27 febbraio 2020

    I bambini di Svevia


    I bambini di Svevia
    Romina Casagrande
    ed. Garzanti
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    Penso che questo sia un po' il libro del momento, lo si vede ovunque, e diversi blog ne parlano, e nonostante io di solito ci metto molto di più a dare fiducia ad un libro, devo dire che non appena l'ho visto fra i "nuovi acquisti" in biblioteca l'ho preso subito.
    Non mi sono nemmeno fatta spaventare dalle 400 pagine circa e dal poco tempo a disposizione in quanto il libro é prenotato per fine febbraio.
    In effetti dopo aver letto per anni libri anche molto voluminosi, il blocco della lettrice sono riuscita ad arginarlo in parte scegliendo libri non troppo copiosi e in parte comprando degli occhiali da lettura, ma questa é un altra storia...

    Fin dalle prime pagine il libro mi ha preso benissimo, la storia della piccola Edna arrivata in una fattoria della Svevia a dieci anni, intrecciata con la Edna di oggi, quasi novantenne mi ha tenuta incollata in ogni momento libero.
    Il suo viaggio con Emil, uno spennacchiato papagallo che aveva salvato con Jacob quando erano tutti e due bambini, é stato anche il mio viaggio, grazie alla cartina disegnata sulla copertina ho potuto essere al suo fianco, come se stessi leggendo la sua di mappa.
    Ho amato i protagonisti che man mano le si affiancavano, e mi sono anche un po' ritrovata in questa Edna anziana, in quanto spesso mi piace parlare con le persone che incontro e che non conosco, quasi sempre ne escono piccoli spaccati di vita che mi fanno conoscere le persone sotto altri aspetti e che mi fanno capire che dietro ognuno di noi c'é una storia, un vissuto.

    Mi ha solo lasciata un po' perplessa il finale del libro, che non svelerò per non anticipare nulla a chi non ha ancora letto, ma l'ho trovato un po' controcorrente rispetto a tutta la storia.
    Nonostante questo, rimane di sicuro uno di quei libri che vorrei far leggere a tutti!

    08/2020
    Sfida personale: 99. un libro con uno o più bambini protagonisti
    Foto: Parco giochi del Parco Ciani, Lugano

    Cosa ho imparato?
    Sono venuta a conoscenza della storia dei bambini di Svevia, una pagina dolorosa nel passato di molte famiglie, di cui non avevo mai sentito parlare.

    domenica 23 febbraio 2020

    Libri in transito

    foto presa da qui.
    Ho deciso di riprendere e aggiornare queste mie tradizione che avevo qualche anno fa.
    Ogni settimana, normalmente la domenica, ma non per forza, aggiornerò la lista dei libri che stanno transitando in casa, questo più che altro per tenere d'occhio "lo spaccio" di libri a cui sono molto volontariamente sottoposta.
    1. Libri presi in biblioteca
    • "Le otto montagne" di Paolo Cognetti
    • "L'incredibile cena dei fisici quantistici" di Gabriella Greison
    2. Libri ricevuti in prestito
    • "Insonnia" di Tahar Ben Jelloun
      3. Libri acquistati

      4. Libri in procinto di partire
      • "I bambini di Svevia" di Romina Casagrande
      • "La chiave segreta e il mistero che svelò" di Louisa May Alcott
      5. Libri partiti durante la settimana
      6. Libri letti
      • "I bambini di Svevia" di Romina Casagrande
      • "La chiave segreta e il mistero che svelò" di Louisa May Alcott
      7. Libri in lettura
      • "Le otto montagne" di Paolo Cognetti
      • "Insonnia" di Tahir Bel Jelloun

      E voi? di quali libri vi siete arricchiti questa settimana ? E quali avete lasciato liberi?

      venerdì 21 febbraio 2020

      Le follie di Brooklyn



      Le follie di Brooklyn
      di Paul Auster
      ed. Einaudi
      ****

      In tutta la mia vita non ho mai riletto un libro, o se l'ho fatto non me lo ricordo.
      Negli ultimi tempi mi é successo tre volte!
      Il motivo per cui non rileggo mai, é che ho talmente tanti libri che non vedo l'ora di leggere che mi spiace "perdere tempo" su qualcosa di cui conosco già la trama.
      Ma se devo essere sincera, per tutti e tre i libri, non mi é sembrato di aver perso tempo, anzi, ho ritrovato luoghi e persone che mi avevano fatto star bene.

      Un mesetto fa ho aperto la pagina di Timo e rosmarino su Instagram e da subito ho trovato una marea di persone che come me ama i libri, e come se ce ne fosse bisogno ho allungato a dismisura la mia notevole lista di libri dei desideri.
      Fra questi nuovi ispiratori, sono incappata nel gruppo #ioleggoeinaudi che propone di leggere un libro edito da Einaudi al mese.
      Questo l'elenco:

      Febbraio: "Follie di Brooklyn" di Paul Auster
      Marzo: "Confidenze" di Domenico Starnone
      Aprile: Novità 2020
      Maggio: "I miei genitori non hanno figli" di M. Marsullo
      Giugno: "L'animale morente" di P. Roth
      Luglio: Novità 2020
      Agosto: "Il treno dei bambini" di V. Ardone
      Settembre: "Almarina" di V. Parrella
      Ottobre: Novità 2020
      Novembre: "Persone normali" di S. Rooney
      Dicembre: "Norvegian wood" di H. Murakami

      Ho deciso di iscrivermi perché diversi dei titoli proposti erano già nella mia lista dei desideri, ma anche perché altri sono un po' fuori dalla mia comfort zone, cosa che spesso mi ha permesso di scoprire scrittori a cui non avre mai dato delle possibilità, ma che poi mi hanno piacevolmente sorpreso.

      Il primo libro proposto é appunto "Le follie di Brooklyn" che ho letto a fine 2016 e che mi era piaciuto moltissimo.
      Avevo deciso di cominciare da marzo, ma poi visto che avevo ancora il libro, ho deciso di leggerne qualche pagina al giorno, per rinfrescarmi la memoria e per poter partecipare alla discussione a fine mese.
      Pensavo di diluirlo fra i libri che ho in lettura, invece le poche pagine previste al mattino con la prima tazza di te sono diventate parecchie e l'ho (ri)letto in pochi giorni.
      Mi é piaciuta la storia, l'ironia di Paul Auster, la descrizione dei personaggi e il suo stile di scrittura.
      Mi sono chiesta spesso perché  non ho letto altri libri suoi in questi tre anni, ma di sicuronon lascerò passare altri tre anni.

      07/2020
      Sfida personale: 118. Un libro che ho già letto

      Cosa ho imparato?
      Che rileggere i libri può essere molto piacevole

      giovedì 20 febbraio 2020

      L'amore è un difetto meraviglioso

      L'amore è un difetto meraviglioso
      di Graeme Simsion
      pag. 303
      Ed. Longanesi
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      Ho amato moltissimo questo libro.
      Don é un professore universitario che vive la sua vita seguendo degli schemi rigidi da lui stesso stabiliti, e dove c'é poco spazio per l'improvvisazione.
      Le sue giornate sono regolate come un orologio da quello che deve fare e quello che deve mangiare.
      Don dice sempre quello che pensa, cosa che gli crea parecchi problemi a socializzare, in effetti ha solo due amici, ai quali comunque creerà problemi per la sua schiettezza.
      Un giorno decide di intraprendere "Il progetto moglie", ma non sarà facile trovare una persona che viva secondo i suoi schemi, per questo motivo stila tutto un elenco dei requisiti che la futura moglie deve avere, peccato o per fortuna che nella vita le cose non sempre vanno come si programmano e Don incontra Rosy, dando il via a tutta una serie di circostanze divertenti.
      Don riuscirà a incanalare Rosy nella sua routine o sarà piuttosto Rosy ad incasinare la vita di Don?

      Penso che Don, come Stoner e Elianor Oliphant sia uno di quei personaggi che mentre leggi il libro lo ami, lo odi, ti fa arrabbiare, ma poi se ti metti nei loro panni capisci che per loro, come per milioni di altre persone, la vita é una strada in salita, e alla fine del libro ti sembra di aver conosciuto un nuovo amico e ti dispiace lasciarlo andare.

      Cosa ho imparato?
      Nella vita si possono fare mille piani e programmi, ma non si sa mai se effettivamente andranno come previsto.


      mercoledì 19 febbraio 2020

      Il socio

      Il Socio
      John Grisham
      ed. I Miti
      ****

      Recensione molto, ma molto vecchia.
      Da quando mi ricordo ho sempre avuto un libro nella borsa, passo parecchie ore al giorno sui mezzi pubblici, o in attesa dei mezzi pubblici e per ingannare l'attesa leggo.
      Mi ricordo che parecchi anni fa, avevo finito un libro, ma considerando che ne avevo parecchi a casa in attesa, mi dispiaceva comprarne dei nuovi.
      Di ritorno da una visita in ospedale a mia nonna, con parecchio tempo da aspettare prima di rientrare a casa, a pochi giorni dalla nascita della mia prima figlia, entro in un'edicola, che all'epoca vendeva ancora prevalentemente riviste e racconto all'edicolante che per la prima volta da diverso tempo ero rimata senza il "sostegno" di un libro.
      Lui mi fa vedere una nuova serie di libri appena usciti, se non sbaglio in edizione ultraeconomica, e ne scelgo due, uno di Rosamunde Pilchner e l'altro "Il socio" di John Grisham.
      Comincio subito il primo, carino, ma dopo averne letti altri due di questa scrittrice, mi accorgo che non mi appassiona come dovrebbe, trovo il suo stile di scrittura un po' troppo descrittivo e mieloso, oltrettutto i libri mi sembrano tutti simili.
      L'altro libro, quello di Grisham, lo comincio il giorno prima di avere mia figlia, mi prende talmente tanto che non riesco a staccarmene, lo infilo nella borsa dell'ospedale e lo leggo voracemente in quei giorni bellissimi, tra le numerosi visite e le coccole alla mia piccola che dormiva moltissimo.

      Da quel giorno é nato il mio amore per John Grisham, che mi ha portato a leggere moltissimi suoi libri, anche se non tutti, per variare un po' le mie letture.
      Ne ho parecchi suoi che non ho ancora letto, ma che sono li in paziente attesa.

      Di sicuro uno scrittore molto prolifico, forse quello di cui ho letto di più, da parecchi suoi libri sono stati tratti film, che ho guardato solo dopo averli letti.
      Oggi, a distanza di poco più di 24 anni, posso affermare senza ombra di dubbio che é lo scrittore al quale sono rimasta più fedele, e che continuerò a seguire.
      Per parecchi anni, ogni anno al mio compleanno ricevevo il suo ultimo libro, che ovviamente divoravo in un attimo.

      Cosa ho imparato?
      A volte dare una chance ad uno scrittore sconosciuto o a un genere a noi inusuale può portare ottime sorprese.

      martedì 18 febbraio 2020

      La chiave segreta e il mistero che svelò

      La chiave segreta e il mistero che svelò
      Louisa May Alcott
      ed.
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      In questo periodo in cui tutti sono in lettura o rilettura del classico per antonomasia, Piccole Donne, ho trovato in biblioteca questo libricino di Louisa May Alcott, che racconta una storia breve, pubblicata recentemente ma scritta nel lontano 1867.
      La storia é carina, ambientata in Inghilterra in quegli anni e un mistero fa da sfondo a questo piccolo racconto che si legge in fretta.
      Mi é piaciuto il fatto che fino all'ultimo il mistero sembra abbastanza evidente, ma un piccolo colpo di scena alla fine cambia le carte in tavola.

      06/2020
      Sfida personale: 81. un libro scritto fra il 1700 e il 1900 (1867)
      Foto Foce del Cassarate, Parco Ciani, Lugano

      lunedì 17 febbraio 2020

      Un uso qualunque di te


      Un uso qualunque di te
      Sara Rattaro
      Ed. Giunti

      Ancora una volta Sara Rattaro si conferma una scrittrice in grado di catturarmi fin dalla prima riga.
      Amo moltissimo i suoi libri, mi piace moltissimo il suo stile, ma soprattutto mi piacciono gli argomenti che tratta, vita vera, fatti che possono succedere ad ognuno di noi, situazioni in cui la gente si rispecchia veramente.
      Sa trattare temi delicatissimi in maniera davvero interessante, spesso facendomeli vedere da un altro punto di vista.

      Trama
      Viola é la moglie di Carlo, che ha sposato ma che non ha mai amato veramente e che si prende i suoi spazi frequentando altri uomini.
      Viola é la mamma di Luce, che lei ama, ma che non sente come realmente sua, in quanto fa fatica ad entrare nel rapporto speciale che Luce ha con Carlo e si sente spesso come se lei fosse il terzo incomodo.
      Fino al momento in cui Carlo la chiama e le chiede di raggiungerlo all'ospedale, mentre lei é fra le braccia del suo amante del momento.

      04/2020
      Sfida personale: 23. un libro di una scrittrice che mi piace moltissimo

      domenica 16 febbraio 2020

      Libri in transito


      foto presa da qui.
      Ho deciso di riprendere e aggiornare queste mie tradizione che avevo qualche anno fa.
      Ogni settimana, normalmente la domenica, ma non per forza, aggiornerò la lista dei libri che stanno transitando in casa, questo più che altro per tenere d'occhio "lo spaccio" di libri a cui sono molto volontariamente sottoposta.
      1. Libri presi in biblioteca
      • "Storia ragionata della sartoria americana nel secondo dopoguerra" di Stefano Domenichini
      • "Germaine Johnson odia il martedì" di Kaherine Collette
      • "La vita in un istante" di Gabrielle Zevin
      • "Lacci" di Domenico Starnone
      • "Scherzetto" di Domenico Starnone
      • "La morte non é una cosa da ragazzine" di Alan Bradley
      2. Libri ricevuti in prestito
      • "Lutto alle pompe funebri" di Diego Bernasconi e Simona Torriani
      • "La promessa" di Friederich Dürenmatt
      • "Lettino" di Martha Medeiros
      • "Zia Mame" di Patrick Dennis
      3. Libri acquistati

      4. Libri in procinto di partire
      • "La donna é un'isola" di Audur Ava Olafsdottir
      5. Libri partiti durante la settimana
      • "Ti cucino per le feste" di Eleonora Postizzi (restituito alla biblioteca cantonale)
      • "Flavia de Luce e il delitto nel campo di cetrioli" di Alan Bradley (restituito alla biblioteca cantonale)
      • "Un uso qualunque di te" di Sara Rattaro (restituito alla biblioteca cantonale)
      • "La baracca dei tristi piaceri" di Helga Schneider
      • "Morte di uno scrittore" di Hakan Nesser
      6. Libri letti
      • "La baracca dei tristi piaceri" di Helga Schneider
      • "Un uso qualunque di te" di Sara Rattaro
      • "Morte di uno scrittore" di Hakan Nesse
      In lettura "I bambini di Svevia" di Romina Casagrande e vari altri cominciati e messi in attesa di ispirazione.

      E voi? di quali libri vi siete arricchiti questa settimana ? E quali avete lasciato liberi?

      venerdì 14 febbraio 2020

      Morte di uno scrittore




      Morte di uno scrittore
      Håkan Nesser
      Guanda
      ***/****

      Bellissima inziativa della Biblioteca Cantonale di Lugano.
      L'anno scorso la mese di dicembre hanno messo un tavolo all'entrata della biblioteca, con tantissimi libri impacchettati in carta da giornale e con una breve descrizione, separati per argomento.
      L'etichetta, molto carina e natalizia diceva "Prendi un libro al buio, mettilo sotto all'albero e spacchettalo a Natale", e così ho fatto.

      La Biblioteca della città si trova di fianco al liceo, avvolta nel bellissimo Parco Ciani, più di una volta dopo aver ridato i libri che ho letto, e averne presi in prestito dei nuovi, mi siedo fuori su una delle panchine a leggere.
      E' una biblioteca molto attiva, fanno diverse serate, incontri e conferenze.
      Al primo piano c'é sempre una mostra a tema, e nel piano riservato al prestito ci sono parecchi tavoli e postazioni di lavoro, un'emeroteca  fornitissima con distributori di bibite, ed é sempre molto frequentata dagli studenti del liceo
      Le mie cose preferite della biblioteca sono il corridoio di questo piano, in cui ci sono delle vetrine e ogni volta sono dedicate ad un argomento, ad esempio questa settimana il tema é "Le donne che hanno avuto un ruolo di rilievo nell'arte", l'altra cosa che mi piace molto é la libreria posta all'entrata in cui sono esposti i nuovi arrivi.
      Il personale é cordialissimo, e il prezzo veramente irrisorio della tessera per poter accedere al prestito da la possibilità a tutti di poter prendere libri in prestito,.
      La tessera costa Fr. 20.--, circa 18 euro, e dà diritto al prestito di libri per tutta la vita, massimo 10 libri per volta per un massimo di tre mesi per ogni libro.

      Dopo questo incipit poco breve, vi parlo del libro che c'era all'interno del mio pacco sorpresa.
      Avevo scelto dalla sezione "gialli nordici", quindi andavo un po' sul sicuro perché é un genere che mi piace sempre.
      Mi é capitato "Morte di uno scrittore" di Hakan Nesser, altro scrittore che mi é stato consigliato recentemente, e l'ho preso come un buon segno.
      Il libro mi é piaciuto, la storia abbastanza scorrevole e ci sono due racconti intrecciati, la morte del famoso scrittore di cui si parla nel titolo e la sparizione della moglie del traduttore dello scrittore, queste due cose sommate mi hanno spinto ad andare avanti.
      Ma, perché c'é un ma, a volte non capivo in che momento e dove era ambientato il paragrafo che stavo leggendo, e anche se alla fine a grandi linee si intuisce cosa é successo e cosa decide di fare il traduttore, non se ne ha la certezza, il tutto lasciato, secondo me alla nostra immaginazione.
      Ho trovato anche un po' noiose le parti in cui veniva citato il nuvo libro dello scrittore, parti essenziali per poter risolvere il mistero della sua morte.

      Riassumendo, un libro piacevole ma che mi ha lasciato con qualche perplessità, di sicuro leggerò altro di questo scrittore, soprattutto per capire se questo é il suo stile solito o se negli altri libri le cose sono più definite.

      05/2020
      Sfida personale: 168. un libro al buio

      lunedì 27 gennaio 2020

      La baracca dei tristi piaceri


      La baracca dei tristi piaceri
      Helga Schneider
      ed. Salani
      pag. 205


      Avevo preso nota di questo libro già parecchio tempo fa, e durante una visita in un posto dove vendono libri di seconda mano, lo trovo,  a prima vista sembra nuovissimo, non posso fare a meno di prenderlo e aggiungerlo alla miriade di libri che ho in attesa di essere letti.

      Decido di leggere questo libro in occasione della giornata della memoria, cosa che cerco di fare ogni anno.

      Di primo acchito, l'approccio mi lascia un po' basita, perché parallela alla storia di Frau Kiesel, ragazza tedesca e cattolica che viene portata a Buchenwald a causa della sua relazione con un ragazzo nato in una famiglia cattolico-ebraica, si snoda la storia di Sveva, la giornalista di origine tedesca e di Marco, suo amico italiano che vive e lavora a Berlino.
      Questo intreccio di storie, sulle prime mi ha dato un po' fastidio, ma mentre il racconto va avanti, trovo che riesca a stemperare l'orrore che Frau Kiesel ha vissuto.

      Inaspettatamente, e con mio sommo piacere, la storia attuale é ambientata nella mia adorata Berlino,  mentre descrive dove vanno e quello che fanno, mi sembra di essere li accanto, di passare per caso davanti ad un bar e di vederli li, seduti che si raccontano a vicenda le loro cose.

      Trama
      Sveva é a Berlino per parlare del suo recente libro, il suo primo libro, e durante una presentazione viene avvicinata da Frau Kiesel, che pian piano le racconta l'orrore vissuto nel Sonderbau di Buchenwald, il bordello all'interno del campo di concentramento.


      3/2020
      Sfida personale
      119. un libro che parla di fatti realmente avvenuti

      La giornata della memoria

      Mettendo ordine nei vecchi post, ho trovato questo che avevo scritto parecchi anni fa, e che non ho mai pubblicato, non so se per pudore, o per quale altro motivo.
      Rileggendolo mi accorgo che purtroppo é sempre attualissimo, storie di razzismo sono ancora oggi all'ordine del giorno, per questo motivo ho deciso di pubblicarlo.
      Sono consapevole che non servirà a cambiare la mentalità di chi fomenta l'odio, e non redimerà di sicuro nessuno che ha idee razziste, ma io, nel mio piccolo ringrazio perché le mie radici mi hanno permesso di essere la persona che sono e mi auguro di aver trasmesso questi miei ideali anche alle mie figlie.

      Domenica 27 gennaio, come tutti gli anni era la giornata della memoria.
      Ogni anno la si ricorda sui blog, in facebook, sui giornali.
      Alla televisione domenica, sia nel pomeriggio che in serata, c'era l'imbarazzo della scelta sui film o documentari che parlavano della Shoà.
      Ci sono parecchi libri che parlano di questo tema, la cosa che più mi ha colpito è che la biblioteca della scuola media ne sia piena.
      Una mamma mi ha raccontato che la sua figlioccia di quarta elementare ha avuto quest'anno come testo di lettura "Il bambino con il pigiama a righe"
      Mi chiedo se a quest'età, con i privilegi che hanno al giorno d'oggi, possano rendersi conto della portata di questa tragedia, come forse non riusciamo nemmeno noi quarantenni-cinquantenni a capire fino in fondo.
      Parlando con alcune ragazze dell'età di mia figlia maggiore, 17-18 anni, ho come avuto l'impressione che sia per loro una materia di storia, come la rivoluzione francese o quella russa, qualcosa che hanno imparato sui libri di scuola.
      Nel mio piccolo dico che è giusto ricordare, ma mi rendo anche perfettamente conto che in questi quasi 70 anni dalla fine della seconda guerra mondiale non abbiamo imparato niente (intendo noi come umanità in generale) in quanto in parecchie, troppe!, parti del mondo si stà ancora combattendo.

      Cosa vuol dire per me la seconda guerra mondiale?
      Vuol dire una parte di famiglia che non c'è, che non ho mai conosciuto e di cui ho ricevuto solo qualche breve accenno.
      Vuol soprattutto dire una grossa curiosità per questa mia parte mancante : chi erano ? cosa facevano? ma principalmente cosa è successo?

      Parto dall'inizio di questa storia tragica, che poi si è trasformata in una storia d'amore.
      Mio nonno Pawel è nato nel 1908 in un paesino sul confine fra Polonia, Ucraina e Bielorussia, a seconda del periodo storico il suo paese apparteneva ora a una ora all'altra nazione.
      Quando aveva poco più di 30 anni tutta la sua nazione cominciava ad essere sotto il dominio di Hitler, e lui decise di raggiungere un fratello che lavorava in un ristorante in Francia.
      Arrivato alla dogana Svizzera venne fermato e condotto in un campo di lavoro a Losone, dove conobbe mia nonna che viveva e studiava presso una famiglia di Locarno.
      Nel 1943 nacque mio zio Paolo, ma mio nonno era sempre internato nel campo di lavoro, e ben presto fu trasferito vicino a Zurigo.
      Conservo ancora diverse lettere molto struggenti che scriveva a mia nonna, nel frattempo tornata a vivere con il bimbo presso i genitori, nelle quali le chiedeva notizie su di lei e sul loro bambino che aveva avuto l'occasione di vedere pochissimo.
      Finita la guerra, si sono sposati, e mio nonno è diventato per tutta la gente della zona "ol polacc", il polacco, riuscendo a farsi benvolere da tutti, cosa forse non facilissima se si pensa che era uno dei pochissimi stranieri di tutta la zona.
      Uomo di grande cultura, parlava parecchie lingue e faceva il calzolaio, non so se per formazione o se per scelta.
      Ben presto la famiglia aumentò, fino ad avere 8 figli, da quello che raccontano loro era un padre meraviglioso.
      Da parte mia posso solo dire che era un nonno fantastico, sono stata la prima nipote e nonostante siano passati parecchi anni da quando non c'è più, me lo ricordo ancora come se fosse stato ieri.
      Della sua vita prima di arrivare in Svizzera le notizie sono pochissime, nemmeno a mio nonna, sua moglie, aveva raccontato granchè.
      So la zona da dove veniva, ma non il nome esatto del paese, so che la sua mamma si chiamava Anna e così ha chiamato la sua prima figlia femmina, so che aveva fratelli e sorelle ma che non ha mai preso contatto con loro dopo la guerra, e questo secondo me voleva dire che sapeva che non c'era nessuno da contattare.
      Parlava in francese con mia nonna, in tedesco con i figli e in un italiano un po' così con noi nipoti.
      Parlava polacco solo con gli amici polacchi che erano stati con lui nei campi di lavoro, ricordo Cazimiro e altri due, di cui purtroppo ho scordato il nome e ricordo padre Bernardo che ha sposato i miei genitori.
      Quando mia mamma rimase incinta di me a 18 anni, lui le disse che per lui non era un problema, aveva cresciuto 8 figli era disposto a crescerne ancora, e che lui l'avrebbe sempre aiutata, e così fece visto che ho passato i miei primi tre anni trascorrendo tutta la giornata con mio nonno visto che i miei genitori lavoravano, poi ho cominciato l'asilo, ma ho passato i successivi due anni e mezzo in sua compagnia appena potevo.
      Sono nata in una famiglia molto numerosa, mia mamma aveva 7 fratelli e mio papà 4, e tra zie, zii e cugini siamo sempre stati una flotta.
      Quando ero piccola mi chiedevo com'era possibile che lui fosse solo, ma forse notando una sua ritrosia a parlare del "prima" evitavo di chiedere.
      A quell'età comunque non avevo ancora tutta la voglia di sapere che ho adesso.
      E dopo, quando chiedevo a mia nonna perché lei non avesse insistito per sapere mi rispondeva con una frase che le diceva sempre lui :
      "Non è che voglio dimenticare, ma fa troppo male ricordare".

      Questa frase mi fa molto male e mi chiedo cosa non voleva ricordare, anche se lo posso immaginare, cosa ha dovuto vedere, sopportare?
      Cosa ha dovuto abbandonare per sopravvivere?

      sabato 25 gennaio 2020

      Una cosa piccola sta per esplodere

      Una cosa piccola sta per esplodere
      Paolo Cognetti
      ed. Minimum fax
      pag. 158
      ****

      Mi è piaciuto molto andare a spasso per New York nel primo libro di Cognetti, e quando ho trovato in una libreria dell'usato altri due suoi libri non ho esitato a prenderli.

      E' una raccolta di racconti, genere che amo molto ma che leggo purtroppo poco, che ruotano attorno al periodo dell'adolescenza.
      Amo molto lo stile di questo scrittore, lo trovo scorrevole e accattivante.

      Pelleossa
      Il primo racconto è ambientato in una clinica Svizzera per ragazze ricche malate di anoressia, una di questi negli scorsi anni ha fatto molto discutere per il metodo poco ortodosso impiegato con le pazienti.
      La protagonista principale è Margot, ormai veterana del gruppo e capobranco grazie alla posizione conquistata dopo diverse estati passate in questo luogo, alla quale viene chiesto di aiutare la nuova arrivata Lucia a studiare.
      Si lascia intendere dietro a queste ragazze la mancanza di una famiglia, o meglio il disinteresse che i genitori hanno nei loro confronti, per esempio non tutti fanno visita alle ragazze nell'unico giorno consentito durante l'estate, o anche proprio il fatto che queste ragazze vengano messe durante i periodi estivi in cui la scuola è chiusa, in un istituto lontano da casa, quasi a volerle tenere fuori dalla vita quotidiana di questi genitori troppo impegnati, in modo che possano cosi non dover pensare a queste figlie cosi impegnative e non perfette come le vorrebbero.
      Ho trovato questo racconto molto bello, ma anche duro e toccante.

      Pubblico questa recensione personale dopo parecchio tempo e non so bene il perché. Mi ricordo di aver letto questo libro, ma non ricordo i racconti in dettaglio, per questo motivo lascio le valutazioni che avevo espresso nella bozza, perché non me le ricordo.

      La meccanica del motore a due tempi 5/5
      La figlia del giocatore 3/5
      La stagione delle piogge 3/5
      Tutte le cose che non so di lei 4/5

      La donna é un'isola



      La donna é un'isola
      Audur Ava Olafsottir
      pag. 272
      Ed. Einaudi
      ****

      Avevo letto della stessa scrittrice "Rosa candida" e mi era piaciuto moltissimo, e come avevo scritto nella brevissima recensione, mi aveva fatto venir voglia di leggere altri libri sull'Islanda.

      Poi, si sa, i libri che vogliamo leggere sono molti, il tempo scarseggia, e io da parte mia da alcuni anni sto cercando di ampliare i miei orizzonti libreschi.

      Ma poi succede che come in un allineamento dei pianeti, accadono delle piccole cose che prese individualmente non voglio dire nulla, ma lette tutte assieme portano nel subconscio qualcosa di non dimenticato, ma solo di parcheggiato li in attesa che venisse di nuovo a galla, evocando nella nostra mente il piacere che abbiamo provato nel fare una determinata cosa, e la voglia di provare nuovamente la stessa sensazione.

      Capita che nella biblioroulotte parcheggiata a due passi da casa, prendo al volo un libro piccolo, non voluminoso, ma che si presta bene alla fatica che provavo nel leggere alcuni mesi fa e che di sicuro mi impediva di affrontare libri corposi e complessi.
      Il libro é "L'angelo di neve " di Ragnar Jonasson, guarda caso ambientato in Islanda.
      Per caso ne parlo con una mia carissima amica, in compagnia di suo figlio che la prende bonariamente in giro per la sua passione per questo scrittore, e ci diciamo di come sarebbe bello trasferirci in Islanda.
      In tutte le libreria fa bella mostra di se "Miss Islanda" di Audur Ava Olafsdottir, altro piccolo segno.
      Mentre sono a spasso nel bosco, incontro una coppia di cugini di mio papà, facciamo un tratto di strada assieme parlando di libri, parliamo di vari scrittori, poi entrambi mi consigliano questa scrittrice, invitandomi a passare da loro per prenderli in prestito.
      Mentre riconsegno alcuni libri in biblioteca, c'é esposto un altro suo libro "Hotel Silence", inutile dire che mi fiondo alla lettera O dello scaffale letteratura tradotta per dare un occhiata, consapevole che non sarà solo un'occhiata e rimanendo profondamente delusa perché non ce n'é nemmeno uno, grazie alla gentilezza del bibliotecario ho scoperto che sono classati sotto la lettera AU, cosa che mi lascia parecchio perplessa e che non ho ancora approfondite, ma che terrò presente settimana prossima quando andrò a riconsegnare.
      Di ritorno dalla biblioteca, sul bus, chiacchiero con Cristiano, grande lettore che sa sempre darmi delle ottime dritte, e scopre che anche lui sta leggendo la stessa scrittrice.

      Ha nutrito la mia voglia di Islanda, ma non l'ha saziata, anzi mi ha fatto venir voglia di continuare a leggere libri ambientati in questa isola.

      Ho inserito questo libro al numero 15. della mia sfida personale sotto la voce "un libro in cui mi rispecchio nella protagonista" perché l'ho trovata molto affine a me, dalla passione per le lingue alla voglia di conoscere all'impulsività, ma anche per il corso lievemente parallelo vissuto da lei che assomiglia un po' alla situazione che sto attraversando o che mi sto lasciando alle spalle.

      Trama dal sito dell'editore (Einaudi)
      Prendete una pianista incinta di due gemelle, un bambino un po' geniale e una poliglotta che fa cose strane. Mescolateli con un marito desideroso di paternità, un veterinario che gira con un falcone in gabbia e un uomo misterioso che conosce il linguaggio dei segni. Farcite con tre pesci rossi, una vincita alla lotteria e un viaggio lungo le coste di un'isola di sabbia nera. Cuocete a fuoco vivo. Il risultato è un nutrimento delizioso e genuino: una storia delicata - insieme allegra, dolorosa e ironica - che ti entra nel cuore e nella testa e non se ne va più via.

      2/2020
      Sfida personale
      15. un libro in cui mi rispecchio nella protagonista