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lunedì 6 febbraio 2017
Quando l'imperatore era un Dio
Quando l'imperatore era un Dio
Julie Otsuka
pag. 137
ed. Bollati Boringhieri
****
Secondo libro di Julie Otsuka, dopo "Venivamo tutte per mare" e racconta idealmente cose successe alle "spose in fotografia" del primo libro.
Dopo lo scoppio della guerra, dopo Pearl Harbour, dopo l’ordine di evacuazione del febbraio 1942 che le costrinse a lasciare le loro abitazioni per essere internate nei campi di lavoro, come se fossero dei nemici, e costituissero un pericolo per gli americani.
Come se loro non fossero americani, anche se di origine giapponese, senza tenere conto che i bambini frequentavano le scuole, avevano amici.
Vengono spinti nel giro di poche ore ad abbandonare la loro casa, portandosi il minimo indispensabile per essere trasferiti altrove, caricati su treni, obbligati a partire per una destinazione ignota.
Non ero a conoscenza di questa parte della storia della seconda guerra mondiale, e mi ha fatto molto piacere poter leggere e imparare anche di queste ingiustizie.
Alcuni mesi fa ho visto un film ambientato proprio all'interno di uno di questi campi, che mi ha dato modo di approfondire questo tema, che mi piacerebbe conoscere più a fondo.
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martedì 10 novembre 2015
Morte dei marmi
Morte dei Marmi
Fabio Genovesi
ed. Laterza
pag. 139
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Quando pensiamo a Forte dei Marmi la prima cosa che viene in mente è il lusso, la ricchezza, le vacanze da nababbi, le discoteche più in, i VIP che girano e che si ha spesso la fortuna di incontrare.
Ma è davvero tutto cosi?
Beh in parte si, ma per alcuni mesi all'anno, perché per dirla come Genovesi, d'estate al Forte sembra di essere a Las Vegas, mentre per il resto dell'anno sembra di essere a Bucarest.
Ho avuto la fortuna di frequentare Forte dei Marmi e la Versilia durante tutto l'anno, e riconosco parecchie problematiche che vengono elencate, ma se devo essere sincera, a me il Forte piace soprattutto in autunno, quando ritorna ad essere più a livello umano, quando i suoi abitanti cominciano pian piano a riprenderne possesso.
Cerco sempre di cominciare e finire l'anno con un libro divertente, e devo dire che questo ha risposto in pieno alle mie aspettative, un libro che si legge velocemente e divertente.
Divertente ma...
ma che mi ha dato parecchi spunti di riflessione, spunti che potrebbero essere applicati a qualsiasi località a vocazione turistica, dove nei periodi più caldi, o freddi a seconda della peculiarità turistica del luogo, ci si ritrova con orde di turisti che si riversano in musei, piazze, ristoranti e spiagge come orde di barbari, per i quali si cerca di offrire sempre di più, organizzando ogni sorta di manifestazione o creando attrazioni per far in modo che sempre più persone scelgano queste mete.
Periodi che in diversi luoghi stravolgono di molto la vita di chi vive in questi luoghi tutto l'anno, con conseguenze anche positive, come il lavoro per alcuni mesi all'anno, ma anche con una serie di disagi.
Per quello che riguarda qui da noi l'arrivo dei turisti non è cosi massiccio, da aprile a ottobre ci sono diversi momenti, quali vacanze o ponti infrasettimanali, oppure congressi o raduni che portano diverse persone a scegliere Lugano e il Ticino.
Lavorando nel settore alberghiero, ho spesso però l'occasione di parlare con i clienti, che mi dicono come durante l'estate vengano organizzate parecchie cose e ci siano diverse cose da fare, ma che purtroppo a partire da fine ottobre parecchie infrastrutture siano chiuse, nonostante spesso durante i mesi invernali le temperature non sono cosi rigide.
Trovo inoltre che a volte ci sia un sovraesporsi delle manifestazioni, che bisognerebbe magari spalmare sull'arco dell'intero anno.
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Il Fu Mattia Pascal
Il Fu Mattia Pascal
Luigi Pirandello
ed. Giunti
pag. 320
Questo libro mi ricorda sempre di quanta differenza possa fare un buon insegnante nella formazione dei ragazzi.
Al ginnasio avevo una docente di italiano, professoressa Siebenburger, che aveva una vera passione per la letteratura, e che mi ha fatto amare Verga, Pirandello, Carducci e altri grandi della letteratura italiana, mi ricordo l'esame finale come un bel momento, l'occasione per ridare alla professoressa tutto quello che mi aveva dato nei due anni in cui era stata la mia docente, e l'occasione per mostrare agli esperti (o periti d'esame) quanto era riuscita a trasmettermi questa piccola donna in poco tempo.
Sono consapevole che l'amore per la lettura che ho fin da piccola abbia fatto la sua parte, altri miei compagni non amavano leggere, ma ancora oggi, a parecchi anni di distanza se penso a questa professoressa mi torna il sorriso sulle labbra al pensiero della passione per la professione che trapelava dalle sue lezioni.
Il romanzo parla di Mattia Pascal che scopre in seguito ad una grossa vincita a Montecarlo che tutti lo credono morto.
Decide quindi di non parlare del malinteso ma di ricominciare da zero la sua vita, inventandosi una nuova identità e cambiando paese.
Ma purtroppo non sarà tutto cosi facile, fin da subito,
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sabato 7 novembre 2015
La locandiera
La Locandiera
Carlo Goldoni
ed. Einaudi
pag. 111
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In terza ginnasio avevamo letto questo libro, e se non mi sbaglio ne avevamo anche interpretato alcuni pezzi.
Questa commedia mi era piaciuta molto, e a distanza di anni me ne ricordavo ancora parecchi passaggi.
Per una sfida di lettura, dovevo leggere un libro scritto prima del 1800, ho pensato subito che mi sarebbe piaciuto rileggerlo e ho fatto bene.
Ho ritrovato nel libro tutto quello che mi era piaciuto trent'anni fa, l'ironia, la furbizia, il divertimento e anche una certa rivalsa su personaggi che si credono superiori ma non lo sono.
Ho amato molto anche i piccoli escamotage ideati da Goldoni per fare in modo che tutto si intrecciasse alla perfezione, un misto di sagacia e astuzia che avevo già apprezzato molto leggendo "La Mandragola" di Niccolo Machiavelli.
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Quello che gli altri non vedono
Quello che gli altri non vedono
di Virginia MacGregor
Ed. Giunti
pag. 400
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Strano come a volte siano i libri a chiamarci.
Da qualche anno negli uffici postali qui da noi vendono un po' di tutto, compresi libri, quest'idea mi piace molto perché mentre sono in fila leggo sempre il risvolto di copertina, e spesso ne prendo uno.
Mi è già capitato più volte di trovare sui ripiani libri che poi ho amato moltissimo, non so se tutti gli uffici postali abbiano la stessa scelta di libri o se c'è qualcuno che decide quale esporre.
Mentre invece nelle edicole c'è un'ampia scelta di libri, peccato siano quasi tutti in tedesco, mentre in italiano spesso e volentieri hanno solo libri della serie Harmony, ma questo è tutto un altro discorso.
La prima cosa che mi ha colpito del libro è stata la copertina, poi la trama sembrava interessante, appena ho cominciato a leggerlo non sono più riuscita a smettere.
Molto bello e avvincente, anche se ho trovato la storia un po' utopistica, l'ho amato molto.
Di una semplicità disarmante, non si può fare a meno di amare tutti i personaggi per il loro essere cosi normali, con i loro fastidi e i loro problemi, dalla bisnonna che si rende conto che sta scivolando sempre più nell'oblio e cerca di insegnare a Milo, il protagonista a vedere le cose in modo diverso, cosa non facile per lui affetto da retinite pigmentosa, dalla mamma alle prese con un figlio con problemi, un marito che l'ha lasciata e difficoltà finanziarie, a tutto un corollario di personaggi buffi, irreali e improbabile che danno al libro il sapore di una bella fiaba.
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venerdì 9 gennaio 2015
Tutte le mie preghiere guardano verso ovest
Tutte le mie preghiere guardano verso ovest
Paolo Cognetti
pag. 108
Ed. EDT
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Ho scelto questo libro principalmente per la categoria viaggi della sfida di lettura LeggiAmo 2015, così a scatola chiusa in quanto non ho mai letto niente di questo scrittore, e mi è piaciuto moltissimo.
Il libro è piccino, non molte pagine, ma ho voluto gustarmele, assaporarmele.
Racconta la città di New York vista attraverso i suoi piatti, che qui, più che altrove, offre il maggior numero di cucine etniche.
Fa parte della collana "Allacarta" che citando il risvolto di copertina è una collana in cui grandi scrittori contemporanei raccontano le grandi città del mondo attraverso il cibo. Ogni viaggio, una storia. Ogni storia, un piatto.
Di questa collana avevo già letto "La famiglia Tortilla", che avevo scelto sia perché mi piace Malvaldi, sia perché Barcellona è una delle città che mi piacerebbe maggiormente visitare.
Come dicevo sopra non conosco Paolo Cognetti e per quanto mi piacerebbe visitare New York, non rientra fra le mie top ten.
Ma mi sono ritrovata a passeggiare con lui per le strade, a girare in bicicletta, a guardare fuori dai bus, a prendere la metropolitana, a salire su un traghetto, tutto per visitare questa città che è diventata così popolosa nel giro di trecento anni, quasi sempre in un itinerario gastronomico scelto non in base a stelle od altro, ma in base alle sensazioni personali dello scrittore.
A volte il viaggio è stato anche fra le persone di varie etnie che compongono la città, con la compagnia fissa di alcuni amici degni dello stereotipo da film.
Mi è piaciuto molto anche il fatto che nonostante lui conosca bene la città, ci siano ancora molte cose che riescono a sorprendo, come riuscirebbero a sorprendere qualsiasi persona che la visiterebbe per la prima volta.
Alla fine del libro c'è una serie di indirizzi golosi, ma Cognetti avverte che durante la vostra prossima visita potreste non trovarli, perché la città cambia in modo quasi perpetuo e non sta mai ferma.
Ho amato molto il paragrafo in cui immaginava di cucinare per il giorno del Ringraziamento :
"Comunque il menu del Ringraziamento l'ho studiato con cura: avevo già accarezzato l'idea di soffriggere sedano e carote nel burro, scioglierci dentro castagne bollite e mollica di pane, aggiungere timo e maggiorana e farcire con questo composto un tacchino di almeno dieci chili.
Avevo fantasticato di massaggiarlo con sale e pepe, strofinarlo con il limone, infornarlo tra fette di mela e bagnarlo con il vino bianco."
Trovo che sia poesia e amore per la cucina.
Mi sono piaciute anche le seguenti frasi:
"Ci sono luoghi di New York che si oppongono ai cambiamenti come i sassi in mezzo al fiume"
"...anche seduti a tavola non bisognerebbe mai smettere di andare" (parlando dei diner, carrozze ristorante)
"A New York gli orti scompaiono nei momenti di benessere e ricompaiono con le crisi"
(I pescatori) "Indossano berretti di lana e sudici giacconi imbottiti. Ogni tanto recuperano la lenza e la gettano di nuovo al largo, poi appoggiano la canna alla ringhiera, si accendono una sigaretta, la fumano osservando i gabbiani e le acque oleose dell'East River. Come tutti i pescatori hanno l'aria di aspettare qualcuno che non torna, o la barca che doveva passare a prenderli e non è mai arrivata."
Qui potete trovare il suo blog personale, mentre qui parla di questo libro.
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