Il sole a strisce
di Pina Varriale
Giunti editore
Un libro che si legge in fretta, pensato per le scuole elementari, ma che tratta il tema spinoso delle mamme che sono in carcere, dei figli che rimangono a casa con i nonni e del fratellino che invece é piccolino e rimane con la mamma in prigione.
L'ho trovato scritto bene, si riesce a percepire fra le righe la perplessità dei bambini che non capiscono perché la mamma non può stare con loro e anche la paura della nonna, che non sta bene di salute e ha il timore che i nipotini le vengano portati via.
Il viaggio e il finale sono, per i miei gusti un po' troppo forzati, ma un libro che ho letto con piacere.
Trama dal sito dell'editore:
"Roberto e Martina abitano con la nonna Betta. Si sono trasferiti da lei
da quando la mamma è andata a stare nella “fabbrica del caffè”, il
carcere femminile di Pozzuoli dove le detenute lavorano alla
torrefazione del caffè. Roberto e Martina possono farle visita soltanto
una volta al mese; così il tempo per parlare e giocare con Carletto, il
loro fratellino, è davvero poco. Carletto è nato in carcere e non
conosce altro che il sole “a strisce”... ."
20/2020
Sfida personale 95. Un libro per l'infanzia
Cosa ho imparato?
nonostante le poche pagine mi ha fatto molto riflettere l'ingiustizia dei bambini che vengono rinchiusi in carcere con le mamma, se da una parte é la soluzione perfetta per poter crescere con loro, immagino che ci siano parecchie problematiche legate a questa tematica, che mi piacerebbe approfondire in libri più da adulti.
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lunedì 13 luglio 2020
lunedì 17 febbraio 2020
Un uso qualunque di te
Un uso qualunque di te
Sara Rattaro
Ed. Giunti
Ancora una volta Sara Rattaro si conferma una scrittrice in grado di catturarmi fin dalla prima riga.
Amo moltissimo i suoi libri, mi piace moltissimo il suo stile, ma soprattutto mi piacciono gli argomenti che tratta, vita vera, fatti che possono succedere ad ognuno di noi, situazioni in cui la gente si rispecchia veramente.
Sa trattare temi delicatissimi in maniera davvero interessante, spesso facendomeli vedere da un altro punto di vista.
Trama
Viola é la moglie di Carlo, che ha sposato ma che non ha mai amato veramente e che si prende i suoi spazi frequentando altri uomini.
Viola é la mamma di Luce, che lei ama, ma che non sente come realmente sua, in quanto fa fatica ad entrare nel rapporto speciale che Luce ha con Carlo e si sente spesso come se lei fosse il terzo incomodo.
Fino al momento in cui Carlo la chiama e le chiede di raggiungerlo all'ospedale, mentre lei é fra le braccia del suo amante del momento.
04/2020
Sfida personale: 23. un libro di una scrittrice che mi piace moltissimo
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lunedì 8 gennaio 2018
Dispetti di famiglia
Dispetti di famiglia
di Jill Sooley
ed Giunti
****
Trama:
Un marito che se la dà a gambe e una figlia da crescere da sola: a quarant'anni Marie non si aspetta certo altre sorprese dalla vita, e la piccola Floss è tutto quello che le rimane. Almeno fino al giorno in cui, su un autobus, non cade letteralmente tra le braccia di Ray, un giovane vedovo dai folti capelli neri, e Lolly, una ragazzina ribelle di undici anni che ha appena perso la mamma. Ed ecco che in un batter d'occhio la famiglia si allarga, perché Marie e Ray, travolti dalla passione, convolano a seconde nozze e tutti si ritrovano a vivere amorevolmente – o quasi – sotto lo stesso tetto. Un autentico manicomio, e saranno le voci di Marie, Floss e Lolly a raccontarlo, ognuna dal suo particolarissimo punto di vista.
Mi è piaciuto molto questo libro che ci fa immergere nelle difficoltà quotidiane di una famiglia allargata, ma soprattutto mi è piaciuto moltissimo il fatto che sia stato raccontato a più voci, in modo di poter comprendere appieno i diversi punti di vista, perché si sa che la verità non sempre è assoluta, e che a volte ognuno pensa di avere ragione, ma non tiene conto del punto di vista delle altre persone che ci camminano a fianco ogni giorno.
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venerdì 1 settembre 2017
Se Arianna
Se Arianna
Anna Visciani
ed. Giunti
****
Mia figlia Anastasia frequenta una scuola che le permetterà di lavorare con i disabili, durante il secondo anno devono fare una tesina scegliendo un tema che si riallaccia ad un libro che loro stessi hanno deciso di leggere.
Il libro era "Se Arianna" e il tema che ha scelto di approfondire era "L'arrivo di un bambino disabile in famiglia".
Ho letto il libro e mi è piaciuto molto, la storia principalmente viene raccontata dalla mamma, ma non è proprio una storia, visto che il libro racconta della loro vita reale, delle difficoltà e della quotidianità con cui si confrontano.
Mi è piaciuta molto una frase in cui il papà (credo) dice che sono andati avanti perché era l'unica cosa che potevano fare.
Mi ha fatto molto riflettere invece il fatto che ad ogni operazione di Arianna, e sono molte, tutti sperino che le cose vadano bene e che superi l'operazione, ma ad un certo punto la mamma dice che spera di morire dopo Arianna, perché è consapevole che nessuno saprà occuparsene come fa lei, con lo stesso spirito di abnegazione.
Penso che questa lotta interna sia un fatto molto gravoso con il quale un genitore con un figlio disabili si deve confrontare.
Trama (di Anastasia)
Il libro che ho letto parla della storia vera di Arianna,
raccontata a quattro mani dalla mamma, dal papà, dal fratello e dalla sorella,
ogni capitolo viene narrato da uno di loro e parla della loro vita con Arianna,
di cosa vuol dire avere una figlia o una sorella con una disabilità grave, di
cosa comporta all’interno della famiglia.
Arianna è la prima figlia, dopo una gravidanza senza
problemi, nasce alla trentesima settimana, in salute, se non si calcolano i
piccoli problemi dovuti alla nascita prematura, ma purtroppo dopo 5 giorni ha
un’emorragia cerebrale, che comprometterà per sempre il suo sviluppo.
Arianna dipende completamente dai suoi famigliari, e deve
essere imboccata, accudita e seguita tutto il giorno, spesso di notte non
dorme, per questi motivi qualcuno deve sempre stare a sua disposizione.
Ognuno parla del suo rapporto con Arianna, la mamma racconta
in special modo la sua nascita e le difficoltà quotidiane, a volte anche
situazioni assurde come quando le hanno rubato la sedia a rotelle, il papà
mette l’accento sulla sua paura per il futuro, su cosa succederà quando non ci
saranno più loro.
Il fratello parla soprattutto della sua difficoltà di
accettare anche le cose meno piacevoli del avere un fratello disabile, la gente
che guarda, Arianna che grida, Arianna che nonostante pesi solo 35 chili è cosi
ingombrante, inventa trucchi per non dover mangiare assieme a lei.
Mentre Alice parla di Arianna, di fatto sua sorella
maggiore, ma causa della sua condizione una bambina a tutti gli effetti. Mi è
piaciuto molto il capitolo dove dice che si siede con Arianna e le racconta
tutte le sue storie di adolescente, felice di avere qualcuno che la ascolta e
che non ripeterà mai i segreti che le racconta.
Arianna ha frequentato fino ai 18 anni una scuola
elementare, ora durante il giorno frequenta un centro diurno per ragazzi
disabili, nel quale si trova molto bene, addirittura la mamma dice che le
sembra più serena al centro che a casa.
Il libro alterna ai racconti dei quattro componenti della
famiglia, anche i capitoli “Conversazioni” che riportano conversazioni
realmente avvenute, con i medici, con amici e famigliari.
Nel libro, per poter dar voce ai fratelli in tempi diversi
della loro crescita, Daniele e Alice non sono gemelli, mentre lo sono nella
vita.
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Visciani Anna
martedì 10 novembre 2015
Il Fu Mattia Pascal
Il Fu Mattia Pascal
Luigi Pirandello
ed. Giunti
pag. 320
Questo libro mi ricorda sempre di quanta differenza possa fare un buon insegnante nella formazione dei ragazzi.
Al ginnasio avevo una docente di italiano, professoressa Siebenburger, che aveva una vera passione per la letteratura, e che mi ha fatto amare Verga, Pirandello, Carducci e altri grandi della letteratura italiana, mi ricordo l'esame finale come un bel momento, l'occasione per ridare alla professoressa tutto quello che mi aveva dato nei due anni in cui era stata la mia docente, e l'occasione per mostrare agli esperti (o periti d'esame) quanto era riuscita a trasmettermi questa piccola donna in poco tempo.
Sono consapevole che l'amore per la lettura che ho fin da piccola abbia fatto la sua parte, altri miei compagni non amavano leggere, ma ancora oggi, a parecchi anni di distanza se penso a questa professoressa mi torna il sorriso sulle labbra al pensiero della passione per la professione che trapelava dalle sue lezioni.
Il romanzo parla di Mattia Pascal che scopre in seguito ad una grossa vincita a Montecarlo che tutti lo credono morto.
Decide quindi di non parlare del malinteso ma di ricominciare da zero la sua vita, inventandosi una nuova identità e cambiando paese.
Ma purtroppo non sarà tutto cosi facile, fin da subito,
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sabato 7 novembre 2015
Quello che gli altri non vedono
Quello che gli altri non vedono
di Virginia MacGregor
Ed. Giunti
pag. 400
****
Strano come a volte siano i libri a chiamarci.
Da qualche anno negli uffici postali qui da noi vendono un po' di tutto, compresi libri, quest'idea mi piace molto perché mentre sono in fila leggo sempre il risvolto di copertina, e spesso ne prendo uno.
Mi è già capitato più volte di trovare sui ripiani libri che poi ho amato moltissimo, non so se tutti gli uffici postali abbiano la stessa scelta di libri o se c'è qualcuno che decide quale esporre.
Mentre invece nelle edicole c'è un'ampia scelta di libri, peccato siano quasi tutti in tedesco, mentre in italiano spesso e volentieri hanno solo libri della serie Harmony, ma questo è tutto un altro discorso.
La prima cosa che mi ha colpito del libro è stata la copertina, poi la trama sembrava interessante, appena ho cominciato a leggerlo non sono più riuscita a smettere.
Molto bello e avvincente, anche se ho trovato la storia un po' utopistica, l'ho amato molto.
Di una semplicità disarmante, non si può fare a meno di amare tutti i personaggi per il loro essere cosi normali, con i loro fastidi e i loro problemi, dalla bisnonna che si rende conto che sta scivolando sempre più nell'oblio e cerca di insegnare a Milo, il protagonista a vedere le cose in modo diverso, cosa non facile per lui affetto da retinite pigmentosa, dalla mamma alle prese con un figlio con problemi, un marito che l'ha lasciata e difficoltà finanziarie, a tutto un corollario di personaggi buffi, irreali e improbabile che danno al libro il sapore di una bella fiaba.
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Virginia MacGregor
sabato 7 febbraio 2015
Nessuno sa di noi
Nessuno sa di noi
di Simona Sparaco
Ed. Giunti
Pag. 256
****
Come ho scritto nel post precedente mi piace finire e cominciare l'anno con un libro allegro, che mi faccia sorridere, ma dovevo assolutamente riconsegnarlo in biblioteca perché scadeva il prestito e io ce l'avevo già da un po'.
Non lo cominciavo perché sapevo che parlava di aborto, un argomento che non mi piace, anche se, come in questo caso, si parla di aborto terapeutico.
La difficilissima scelta a cui si trovano confrontati i futuri genitori, che sanno che il loro bimbo non sopravvivrà al momento del parto e che si sentono costretti a fare l'unica scelta che non vorrebbero mai essere chiamati a fare.
Trovo che la storia venga raccontata molto bene, dando tutto il risalto possibile al dolore straziante e lacerante di questa mamma, che in questo terribile momento non riesce giustamente ad avere la lucidità necessaria a capire che anche il suo compagno sta soffrendo terribilmente, un papà che sembra abbia imposto per freddezza una scelta, ma scopriremo verso la fine che ha dovuto mantenere questa facciata per non soccombere anche lui e per poter sostenere la sua compagna.
Duro come un pugno allo stomaco, molto realista e molto vero, con le tematiche affrontate bene, come ad esempio gli amici che chiedono e vogliono sapere e il dolore di dover fingere una partecipazione che non si prova nei confronti di amiche neomamme.
Mi sono piaciute le lettere che introducono i capitoli, scritte dalle lettrici della rubrica che Luce, la protagonista, tiene su una rivista.
Anche in questo caso, come nell'"Accabadora" non esiste mai una scelta giusta e indolore.
di Simona Sparaco
Ed. Giunti
Pag. 256
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Come ho scritto nel post precedente mi piace finire e cominciare l'anno con un libro allegro, che mi faccia sorridere, ma dovevo assolutamente riconsegnarlo in biblioteca perché scadeva il prestito e io ce l'avevo già da un po'.
Non lo cominciavo perché sapevo che parlava di aborto, un argomento che non mi piace, anche se, come in questo caso, si parla di aborto terapeutico.
La difficilissima scelta a cui si trovano confrontati i futuri genitori, che sanno che il loro bimbo non sopravvivrà al momento del parto e che si sentono costretti a fare l'unica scelta che non vorrebbero mai essere chiamati a fare.
Trovo che la storia venga raccontata molto bene, dando tutto il risalto possibile al dolore straziante e lacerante di questa mamma, che in questo terribile momento non riesce giustamente ad avere la lucidità necessaria a capire che anche il suo compagno sta soffrendo terribilmente, un papà che sembra abbia imposto per freddezza una scelta, ma scopriremo verso la fine che ha dovuto mantenere questa facciata per non soccombere anche lui e per poter sostenere la sua compagna.
Duro come un pugno allo stomaco, molto realista e molto vero, con le tematiche affrontate bene, come ad esempio gli amici che chiedono e vogliono sapere e il dolore di dover fingere una partecipazione che non si prova nei confronti di amiche neomamme.
Mi sono piaciute le lettere che introducono i capitoli, scritte dalle lettrici della rubrica che Luce, la protagonista, tiene su una rivista.
Anche in questo caso, come nell'"Accabadora" non esiste mai una scelta giusta e indolore.
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