domenica 25 gennaio 2015

Giulia, una donna fra due papi


Giulia, una donna fra due papi
Silvia Lorusso del Linz
Ed. 45°Parallelo
Pag. 212
****

Il romanzo parla di Giulia Farnese, detta "Giulia la Bella", ragazza di buona famiglia data in sposa a Orso Orsini, ma obbligata dalle lotte di potere a diventare l'amante di Rodrigo Borgia, Papa Alessandro VI.
Raccontato molto bene, si attiene alla realtà dei fatti e alle notizie degli storici, e fa luce su questa ragazza di cui si è tanto discusso e che è passata alla storia come la "Sposa Christi", essendo l'amante ostentata da un papa in carica, ma che in realtà racconta di una donna che fin da giovanissima ha dovuto sottostare ai voleri di persone più grandi di lei.
L'altro papa del titolo è il fratello Alessandro Farnese, salito al titolo pontificio con il nome di Papa Paolo III, che non ha mai esitato a sfruttare tutto ciò che poteva essergli utile, senza curarsi delle persone a cui avrebbe dovuto voler bene.

Libro letto grazie a mia figlia Lucrezia, che coltiva assieme a me la passione per la storia e le biografie.

Solo un piccolo appunto sul libro:
ad un certo punto del racconto, Giulia riceve un gioiello in regalo dal papa, e viene detto che questo gioiello fu creato apposta per lei dai rinomati orafi di Ponte Vecchio a Firenze.
Se non mi sbaglio, in quel periodo Ponte Vecchio era il mercato della carne, decisione presa nel 1442 dalle autorità cittadine per cercare di tenere più pulita la città, che confinava i beccai (macellai) sul ponte, in modo che potessero gettare scarti e avanzi nell'Arno sottostante.
Solo nel 1593, una settantina di anni dopo la morte di Giulia, Ferdinando I de' Medici, fece installare gli orafi al posto dei macellai, in quanto infastidito dai cattivi odori che arrivavano a lui tramite le finestre del Corridoio Vasariano che attraversava il ponte.

Oscar e la dama in rosa


Oscar e la dama in rosa
Eric-Emmanuel Schmitt
Ed. BUR
Pag. 110
*****

Ho terminato questo libro sorridendo fra le lacrime, ammaliata ancora una volta dallo stile di questo scrittore, incantata dalla magia che questa dama in rosa riesce a creare attorno a questo bimbo che sta morendo, condensando 100 anni di vita in dodici giorni.
Un libro da tenere, da rileggere, da consigliare.

Come per il precedente libro di questo scrittore, Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano, mi sono appuntata parecchie frasi:

"Caro Dio,
oggi ho cent'anni. Come Nonna Rosa. Dormo molto ma mi sento bene.
Ho cercato di spiegare ai miei genitori che la vita è uno strano regalo.
All'inizio lo si sopravvaluta, questo regalo: si crede di aver ricevuto la vita eterna. Dopo lo si sottovaluta, lo si trova scadente, troppo corto, si sarebbe quasi pronti a gettarlo. Infine ci si rende conto che non era un regalo, ma solo un prestito. Allora si cerca di meritarlo. Io che ho cent'anni, so di che cosa parlo. Più si invecchia, più bisogna dar prova di gusto per apprezzare la vita. Si deve diventare raffinati, artisti. Qualunque cretino può godere della vita a dieci o a vent'anni, ma a cento, quando non ci si può più muovere, bisogna avvalersi della propria intelligenza."


"La smetta con quell'espressine colpevole. Non è colpa sua se è costretto ad annunciare brutte notizie alla persone, malattie dai nomi latini e guarigioni impossibili. Deve rilassarsi, distendersi. Non è Dio Padre. Non è lei a comandare la natura. Lei è solo un riparatore. Deve rallentare, dottor Dusseldorf, diminuire la pressione e non darsi troppa importanza, altrimenti non potrà continuare a lungo con questo mestiere. Guardi già la faccia che ha."

Il mio piccolo principe


Il mio piccolo principe
Anna Gavalda
Ed. Frassinelli
pag. 214
****

La storia in se non è male, anche se penso che avrebbe potuto essere sviluppata meglio.
Ruota tutto attorno ad una notte passata in un burrone, con frequenti flashback di Billie sulla loro vita passata.
Abbastanza scorrevole, ma a tratti un po' noioso, non vedevo l'ora che qualcuno venisse a salvarli,  a tratti anche prevedibile.
Non ho amato molto lo stile in cui è stato scritto, come una conversazione fra adolescenti, forse perché pensato e scritto per loro.
Mi ha ricordato molto il libro "Gli effetti secondari dei sogni", ambientato anche questo a Parigi e che ruotava attorno alle problematiche giovanili di disagio che si possono trovare in una grande città, ma che ho amato molto di più per come era stato scritto e per quello che era riuscito a trasmettermi.

Trama da Anobii:
Evidentemente Franck e Billie non sono fatti per cantare le stesse canzoni, e in più hanno tutti i numeri per far pensare che il loro futuro non sarà roseo: fisicamente, moralmente e intellettualmente. Sono diversi dagli altri. Lui è un ragazzo troppo delicato e sensibile che ama il teatro, i libri e non tollera il gregge conformista. Lei è prorompente, chiassosa, disperatamente povera, la scuola le sembra una galera. E il gregge non la tollera. Una coppia di ragazzini improbabile e fuori dal coro…

Il gioco delle tre carte


Il gioco delle tre carte
Marco Malvaldi
Pag.
Sellerio Editore
****

Terzo libro di Malvaldi che leggo dopo "Scacco alla torre" e "La Famiglia Tortilla", mi butto anch'io con i simpatici vecchietti del bar Lume.
Non so perché ma comincio con il secondo libro, per ora ne sono usciti 5.

Trama:
Il romanzo è ambientato in una località della costa toscana, l’immaginaria Pineta.
Tutti i giorni Aldo, Pilade, Ampelio e Gino, si trovano al loro tavolo al Bar Lume, di proprietà di Massimo il barrista, come ama definirsi lui, cogliendo ogni occasione per impicciarsi dei fatti degli altri e per raccontare logorroicamente episodi del loro vissuto.
In città c'è un importante congresso di chimici e arrivano professori da tutto il mondo, ma proprio mentre si stanno svolgendo le conferenze, viene trovato morto il professor Asahara, in circostanze da chiarire.
Massimo viene interrogato in quanto si è occupato del catering dell'evento, aiutato dal Dottor Snijder, simpatico professore olandese e dai quattro impiccioni, riuscirà a risalire all'assassino.

Libro divertente, che potrei definire un giallo-commedia, con i quattro vecchietti che borbottano in toscano e che spesso più che aiutare creano impicci.

Piccolo appunto che non c'entra molto:
il mio editore preferito è Neri Pozza, ma da un po' ho cominciato ad amare questi libriccini blu della Sellerio, li trovo molto ben curati, eleganti e maneggevoli.


Marilyn non l'avrebbe mai fatto


Marilyn non l'avrebbe mai fatto
Ellen T. White
Pag. 314
Ed. Piemme
****

Libro divertente, in cui si dice che ogni donna è speciale, che ognuna di noi ha quel qualcosa in più che deve saper valorizzare per poter emergere.
L'autrice suddivide il tipo di donne in base alle caratteristiche, c'è la compagna, la rivale, la gattina, la dea e la mamma.
Per ogni tipologia di donna c'è un test, per vedere qual è la sirena che c'è in noi, poi la descrizione di donne famose che rientrano in questa categoria, trucchetti per tirare fuori il meglio delle nostre capacità e delle nostre doti e aneddoti spesso divertenti su celebrità.

Mi ha stupito scoprire diverse cose che non pensavo su personaggi famosi, e mi ha fatto capire che spesso dietro a molte persone si nasconde una facciata a noi non visibile.

Come dicevo all'inizio, libro divertente, da prendere con un pizzico di auto ironia, ma anche ricco di piccoli consigli che possono aiutarci a migliorare la nostra autostima.

Trama dal sito del editore:
Ogni donna ha una sirena nascosta dentro di sé, pronta a emergere e catturare attenzioni e sguardi. Spesso però non sappiamo come fare a valorizzare il nostro potenziale femminile. Niente di meglio dunque che attingere al capitale di saggezza di una selezione di donne affascinanti che nel tempo hanno avuto stuoli di ammiratori e di imitatrici. Greta Garbo, Marilyn Monroe, Coco Chanel, Carole Lombard e Cleopatra hanno stili seduttivi diversi, eppure sono tutte irresistibili. Ripercorrendo con verve le loro storie e quelle di altre divine, Ellen White estrapola la quintessenza della femminilità a cui ognuna si può ispirare per creare un proprio stile personale.
Un manuale divertente, delizioso e indispensabile. (Completano la carrellata alcuni personaggi femminili a cui NON ispirarsi se si tiene alla testa, vedi Anna Bolena).

Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano


Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano
Eric-Emmanuel Schmitt
pag. 123
Ed. E/O
*****

Ho questo libro da molto tempo, ma non mi decidevo mai a cominciarlo perché avevo già visto il film, che mi era piaciuto moltissimo.
Come quasi tutti i lettori, che prima leggono il libro e poi vedono il film, resto sempre delusa, perché i personaggi e i luoghi sono molto diversi da come li avevo immaginati, ma se ho già visto il film, mi sembra di togliere qualcosa alla magia del leggere, perché non devo più creare nella mia testa i personaggi e le situazioni.
In questo caso non è stato così e ho amato moltissimo questo libro, che non so se definire romanzo o racconto lungo, anche se sono riuscita a segnarmi diverse citazioni nonostante le poche pagine.

"Il tuo amore per lei è tuo. Ti appartiene. Anche se lei lo rifiuta, non lo può cambiare. Semplicemente non ne approfitta, ecco tutto. Quello che tu dai, Momo, è tuo per la vita; e quello che non dai è perduto per sempre!"

"Stando con Monsieur Ibrahim mi rendevo conto che gli ebrei, i musulmani e persino i cattolici avevano avuto un sacco di grandi uomini in comune prima di massacrarsi a vicenda. La cosa non mi riguardava, però mi faceva bene."

"Monsieur Ibrahim mi ha dotato dell'arma assoluta. Mitraglio il mondo intero con il mio sorriso. Nessuno mi tratta più come una merda."

"No, non l'autostrada, Momo. Non prendiamo l'autostrada. le autostrade, ci passi e basta, non c'è niente da vedere. Sono buone per gli imbecilli che vogliono andare il più velocemente possibile da un punto all'altro. Noi non facciamo della geometria, noi viaggiamo."

"Facevamo un sacco di giochi. Mi conduceva nei luoghi di culto con una benda sugli occhi perché indovinassi la religione dall'odore.
«Qua c'è odore di ceri, è cattolico».
«Sì, è Sant'Antonio».
«Qui c'è odore d'incenso, è ortodosso».
«Sì, è Santa Sofia».
«E qua c'è puzza di piedi, dev'essere musulmano. Bleah, c'è un fetore...».
«Cosa?! Ma è la Moschea Blu! Non ti piace un posto che odora di corpi umani? A te non puzzano mai, i piedi? Ti disgusta un luogo di preghiera che odora di uomo, che è fatto per gli uomini, con gli uomini dentro? Hai proprio delle idee parigine, tu! A me, questo profumo di pantofole mi rassicura. Mi fa pensare che non valgo più dei miei simili. Mi sento col naso, sento noi col naso, e quindi mi sento già meglio!»"


"O-oh, Momo, siamo tra i ricchi: guarda, ci sono dei cassonetti."
"E allora?"
"Quando vuoi sapere se il posto dove ti trovi é ricco o povero, guarda la spazzatura. Se non vedi immondizia né pattumiere, vuol dire che é molto ricco. Se vedi pattumiere ma non immondizia, é ricco. Se l'immondizia é accanto alle pattumiere, non é né ricco né povero: è turistico. Se vedi l'immondizia e non le pattumiere, é povero. E se c'é la gente che abita in mezzo ai rifiuti, vuol dire che é molto, molto povero. Qui sono ricchi."
"Beh, siamo in Svizzera!"


Trama da Anobii:
Il breve intreccio di strade di un popolare quartiere parigino annovera vie che hanno il sapore delle favole: Rue Bleue, Rue de Paradis. Il quartiere dove abita l'adolescente Mose detto Momo, è pieno di vita e di luce, percorso da un'animazione popolare colorita e gaia, proprio l'opposto dell'appartamento in cui Momo vive con un padre, perennemente immerso nella penombra, eccettuato per il cono di luce serale che avvolge l'avvocato, senza affari e senza moglie, intento a leggere uno dei ponderosi volumi. Nonostante l'atmosfera pesante di una casa dalla quale l'amore sembra fuggito, Momo è un ragazzo dallo spirito aperto e curioso, ferito dalle accuse del padre e dalla sua indifferenza ma capace di reagire con una serie di spensierate trasgressioni.



venerdì 9 gennaio 2015

Tutte le mie preghiere guardano verso ovest


Tutte le mie preghiere guardano verso ovest
Paolo Cognetti
pag. 108
Ed. EDT
****

Ho scelto questo libro principalmente per la categoria viaggi della sfida di lettura LeggiAmo 2015, così a scatola chiusa in quanto non ho mai letto niente di questo scrittore, e mi è piaciuto moltissimo.
Il libro è piccino, non molte pagine, ma ho voluto gustarmele, assaporarmele.
Racconta la città di New York vista attraverso i suoi piatti, che qui, più che altrove, offre il maggior numero di cucine etniche.

Fa parte della collana "Allacarta" che citando il risvolto di copertina è una collana in cui grandi scrittori contemporanei raccontano le grandi città del mondo attraverso il cibo. Ogni viaggio, una storia. Ogni storia, un piatto.

Di questa collana avevo già letto "La famiglia Tortilla", che avevo scelto sia perché mi piace Malvaldi, sia perché Barcellona è una delle città che mi piacerebbe maggiormente visitare.
Come dicevo sopra non conosco Paolo Cognetti e per quanto mi piacerebbe visitare New York, non rientra fra le mie top ten.
Ma mi sono ritrovata a passeggiare con lui per le strade, a girare in bicicletta, a guardare fuori dai bus, a prendere la metropolitana, a salire su un traghetto, tutto per visitare questa città che è diventata così popolosa nel giro di trecento anni, quasi sempre in un itinerario gastronomico scelto non in base a stelle od altro, ma in base alle sensazioni personali dello scrittore.
A volte il viaggio è stato anche fra le persone di varie etnie che compongono la città, con la compagnia fissa di alcuni amici degni dello stereotipo da film.
Mi è piaciuto molto anche il fatto che nonostante lui conosca bene la città, ci siano ancora molte cose che riescono a sorprendo, come riuscirebbero a sorprendere qualsiasi persona che la visiterebbe per la prima volta.

Alla fine del libro c'è una serie di indirizzi golosi, ma Cognetti avverte che durante la vostra prossima visita potreste non trovarli, perché la città cambia in modo quasi perpetuo e non sta mai ferma.

Ho amato molto il paragrafo in cui immaginava di cucinare per il giorno del Ringraziamento :
"Comunque il menu del Ringraziamento l'ho studiato con cura: avevo già accarezzato l'idea di soffriggere sedano e carote nel burro, scioglierci dentro castagne bollite e mollica di pane, aggiungere timo e maggiorana e farcire con questo composto un tacchino di almeno dieci chili.
Avevo fantasticato di massaggiarlo con sale e pepe, strofinarlo con il limone,  infornarlo tra fette di mela e bagnarlo con il  vino bianco."
Trovo che sia poesia e amore per la cucina.

Mi sono piaciute anche le seguenti frasi:
"Ci sono luoghi di New York che si oppongono ai cambiamenti come i sassi in mezzo al fiume"

"...anche seduti a tavola non bisognerebbe mai smettere di andare" (parlando dei diner, carrozze ristorante)

"A New York gli orti scompaiono nei momenti di benessere e ricompaiono con le crisi"

(I pescatori) "Indossano berretti di lana e sudici giacconi imbottiti. Ogni tanto recuperano la lenza e la gettano di nuovo al largo, poi appoggiano la canna alla ringhiera, si accendono una sigaretta, la fumano osservando i gabbiani e le acque oleose dell'East River. Come tutti i pescatori hanno l'aria di aspettare qualcuno che non torna, o la barca che doveva passare a prenderli e non è mai arrivata."

Qui potete trovare il suo blog personale, mentre qui parla di questo libro.

domenica 4 gennaio 2015

Un albero cresce a Brooklin



Nel 2011 ho letto "Un albero cresce a Brooklyn" di Betty Smith.
Mi sembra di non averne mai parlato nel blog, non so perché visto che mi è piaciuto moltissimo.
Ieri sera mentre curiosavo nelle liste di una sfida di lettura, ho visto che in parecchi l'hanno inserito nella loro lista e mi è tornato in mente.

Avete presente quando un libro vi chiama in 1000 modi?
Michele Fazioli, divulgatore di libri come ama definirsi, ne parla un paio di volte nel suo programma, mia mamma dice che è uno dei libri più belli che abbia mai letto, nella libreria dove vado sempre é li in bella vista, un giornale ne fa la recensione, ...
Incredibile se pensate che è un libro che è stato scritto nel 1943 e ambientato nel 1912.
L'ho amato dalla prima all'ultima pagina.
Ho amato questa bambina che decide di andare alla biblioteca e vuole leggere tutti i libri che vi sono conservati, comincia dal primo libro, quello di un autore con la A e prosegue decisa ad arrivare fino all'ultimo volume con l'autore con la lettera Z.

Trama da qui.
È l’estate del 1912 a Brooklyn. I raggi obliqui del sole illuminano il cortile della casa dove abita Francie Nolan, riscaldano la vecchia palizzata consunta e le chiome dell’albero che, come grandi ombrelli verdi, riparano la dimora dei Nolan. Alcuni a Brooklyn lo chiamano l’Albero del Paradiso perché è l’unica pianta che germogli sul cemento e cresca rigoglioso nei quartieri popolari. Quando nuovi stranieri poveri arrivano a Brooklyn e, in un cortile di vecchie e tranquille case di pietra rossa, i materassi di piume fanno la loro comparsa sui davanzali delle finestre, si può essere certi che lì, dal cemento, sbucherà prima o poi un Albero del Paradiso.
Francie, seduta sulla scala antincendio, lo guarda contenta, poiché oggi è sabato, ed è un bel giorno a Brooklyn. Il sabato gli uomini ricevono la paga e possono andare a bere e azzuffarsi in santa pace. Il sabato lei, bambina irlandese di undici anni, come tutti i bambini del suo quartiere, fa un salto dallo straccivendolo. Insieme a suo fratello Neeley, Francie raccoglie pezzi di stagnola che si trovano nei pacchetti di sigarette e nelle gomme da masticare, stracci, carta, pezzi di metallo e li vende in cambio di qualche cent.
Coi suoi coetanei con i calzoni lunghi e i berretti con la visiera, le mani in tasca, le spalle curve, i capelli così corti da lasciare scoperto il cuoio capelluto, Francie se ne andrà tra un po’ a zonzo per Brooklyn. Attraverserà prima Manhattan Avenue, e poi Johnson Avenue, dove si sono stabiliti gli italiani, e infine il quartiere ebraico fino a Broadway, dove guarderà eccitata i piccoli carretti che riempiono la strada, gli uomini barbuti con gli zucchetti di alpaca, i vestiti orientali dai colori vivaci posti ad asciugare sulle scale antincendio e i bambini seminudi che giocano in mezzo ai rigagnoli.
Poi tornerà a casa, dove forse troverà sua madre, rientrata dal lavoro. Lungo il tragitto forse qualcuno le ricorderà che è un peccato che una donna così graziosa come sua madre, ventinove anni, capelli neri e occhi scuri, debba lavare i pavimenti per mantenere lei e gli altri piccoli Nolan.
Qualcun altro magari le parlerà di Johnny, suo padre, il ragazzo più bello e più attaccato alla bottiglia del vicinato, qualcuno infine le sussurrerà mezze parole sull’allegro comportamento di sua zia Sissy con gli uomini.
Francie ascolterà e ogni parola sarà per lei una pugnalata al cuore, ma troverà, come sempre, la forza per reagire, poiché lei è una bambina destinata a diventare una donna sensibile e vera, forte come l’albero che, stretto fra il cemento di Brooklyn, alza rami sempre più alti al cielo.
Nominato dalla New York Public Library come uno dei grandi libri del secolo appena trascorso, Un albero cresce a Brooklyn è una magnifica storia di miseria e riscatto, di sofferenza ed emancipazione di bruciante attualità.


Betty Smith, pseudonimo di Sophina Elisabeth Werner, nasce nel 1896 a Brooklyn da genitori figli di immigrati tedeschi. Scrittrice soprattutto di teatro, nel 1943 pubblica Un albero cresce a Brooklyn, cui seguiranno Tomorrow will be better (1947), Maggie-Now (1958) e Joy in the morning (1963). Muore nel 1972.

Questo é uno degli unici cinque libri a cui ho dato cinque stelline su Anobii.
Gli altri sono :
La cattedrale del mare
Mille splendidi soli
Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano di Eric-Emmanuel Schmitt
Oscar e la Dama in rosa di Eric-Emmanuel Schmitt

Che poi queste stelline a volte sono difficili da dare, mannaggia!
Ci sono i capolavori, quelli che ti rapiscono e che non riesci a staccarti fino all'ultima pagina, e che quando li hai finiti, un po' ti dispiace, vorresti che continuassero.
E qui é facile dare 5 stelline.
Tutti quelli che mi piacciono ne ricevono 4 di stelle, e sono la maggior parte, anche se alcuni meriterebbero di più ma non sono da cinque stelle, mentre per altri la quarta stellina é regalata,  ma su Anobii quelli a tre stelle sono considerati così così e mi dispiace mettere in questa categoria dei libri che comunque mi sono piaciuti.
Nella categoria a tre stelle metto quelli che mi sono piaciuti poco, o che mi hanno annoiato o che facevo un po' fatica a continuare, anche se a volte ce ne sono di quelli a tre stelle e mezza e di quelli a tre stella scarsa.
In quella a due stelle metto quelli che considero "na' palla", che non consiglierei.
In quelli a una stella metto i libri "agonia" che ho fatto una fatica immane a finire o che non sono riuscita a finire.
Rileggendo i miei giudizi su Anobii mi sono resa conto di due cose :
  1. spesso il giudizio che darei oggi, dopo aver lasciato "decantare" il libro, non sempre coincide con il giudizio che avevo dato appena finito di leggere.
  2. Quasi sempre leggendo le altre critiche, per ogni libro c'é una differenza enorme fra i giudizi, lo stesso libro che da molti viene osannato, da parecchi altri viene invece visto come uno scempio della letteratura, e viceversa.
E voi come vi regolate con l'assegnazione delle stelline, o con i gradimenti, se ne date?

mercoledì 31 dicembre 2014

Women Challenge 2014

Ho partecipato anche quest'anno alla sfida Women Challenge di Peek a Book, che consisteva nel leggere libri scritti da autrici donne.
Purtroppo non ho aggiornato quasi mai con le mie recensioni, anche perché fino ad oggi non le ho nemmeno pubblicate tutte, parecchie sono ancora nelle bozze.
Mi sono classificata comunque nella categoria "Girls power" e ho deciso di riprovare anche quest'anno.

Questi i 15 libri che ho letto nel 2014 per questa sfida :
  1. Io nascerò di Loretta Goggi 
  2. Kitchen di Banana Yoshimoto
  3. Algoritmi di Capodanno di Stella Stollo
  4. La locanda di Rose Harbor di Debbi Macomber
  5. La lunga notte di Linda Castillo
  6. Gli effetti secondari dei sogni di Delphine de Vigan
  7. Corsa contro il tempo di Karin Slaughter
  8. Marylin non l'avrebbe mai fatto di Ellen T. Whits 
  9. Il mio piccolo principe di Anna Gavalda
  10. Giulia, una donna fra due papi di Silvia Lorusso del Linz
  11. Il burattinaio di Varsavia di Eva Weaver
  12. Lo zaino di Emma di Martina Fuga
  13. Accabadora di Michela Murgia
  14. Mr. Zuppa Campbell, il pettirosso e la bambina di Fannie Flag
  15. Nessuno sa di noi di Simona Sparaco

sabato 13 dicembre 2014

14 - La famiglia Tortilla


La famiglia Tortilla
Marco Malvaldi
pag. 109
Ed. EDT
****

Una guida semiseria di Barcellona visitata da Marco Malvaldi con moglie e figlio, con i loro posti preferiti, dove spendere poco e mangiare bene.
Si sicuro non una guida esaustiva per visitare Barcellona, ma una piacevole lettura per chi c'è già stato e che ritroverà i sapori di una bella città e per chi desidera visitarla e si farà una prima idea di quello che incontrerà.
Emerge a tratti tutta la simpatia e l'autoironia che conosciamo dai romanzi di Malvaldi.


13 - Le pagine della nostra vita


Le Pagine della nostra vita
di Nicholas Sparks
pag. 181
Ed. Sperling & Kupfer
****

Mi piacciono molto i romanzi di Nicholas Sparks, sono veloci da leggere, e mi fanno rilassare, ideali da inserire fra letture più pesanti, anche se i temi trattati spesso non sono leggeri, come in questo caso in cui si parla di Alzheimer.
Ma ne viene parlato all'interno di una storia d'amore molto coinvolgente, anche se da un altro libro che ho in lettura, so benissimo che questa malattia è molto invalidante, anche per le persone che stanno vicini a chi ne soffre.

Un bel libro, da cui è stato tratto il film, come da tutti i suoi libri.
Per me questo è il quarto libro suo, non fra i miei scrittori preferiti, ma sicuramente uno che leggo sempre con piacere-


12 - Corsa contro il tempo

Corsa contro il tempo
Karin Slaughter
Pag. 94
Ed. Timecrime
****

Primo libro che leggo di questa scrittrice, che mi era stata consigliata da un'amica, ho scoperto dopo che questo non è il primo di una serie di libri con al centro il detective Will Trent, ma questo non ha creato problemi nella lettura.
Un ritmo ben scritto, una trama che prende e che ti fa andare avanti per scoprire cosa succederà.
Di sicuro leggerò anche altri libri di questa scrittrice.

Trama:
Will Trent è di pattuglia all'aeroporto di Atlanta, quando sente una bimba che chiede di voler tornare a casa, il suo istinto di poliziotto, gli fa subito capire che qualcosa non quadra, e decide di far chiudere l'aeroporto per evitare che questo tipo possa fuggire.
Il suo istinto ci avrà azzeccato ancora una volta?

11 - Stelle, Starlet e adorabili frattaglie


Stelle, Starlet e adorabili frattaglie
Gaetano Capelli
Pag. 182
Ed. Mondadori
***

Su un sito di cucina che mi piace molto avevo letto di questo autore, che scrive sempre libri che parlano anche di vini, cibo e ristoranti, così mi sono lasciata attirare.
L'unico libro a cui ho dato tre stelline quest'anno, e questo la dice lunga...

Pensavo che il romanzo ruotasse attorno al cibo, o che almeno ne parlasse, invece ho trovato tutto un intreccio abbastanza grottesco e irreale basato su coincidenze ed equivoci.

La storia ruota attorno alla famosa "stella" ricevuta da un ristorante sconosciuto, che grazie a trucchetti balza agli onori della cronaca, intervallata dalla storia dell'organizzazione della sagra annuale delle frattaglie.

lunedì 24 novembre 2014

22 - Il piccolo burattinaio di Varsavia di Eva Weaver


Il piccolo burattinaio di Varsavia
Eva Weaver
pag. 274
Ed. A. Mondadori
*****

Ho appena finito questo libro, ho letto l'ultima pagina proprio ora e nonostante io abbia parecchi altri libri di cui parlare, che ho letto prima di questo, voglio scrivere di getto quello che mi ha lasciato, quello che mi ha trasmesso.

Circa un anno fa ero in libreria con mia sorella, che decise di comperare questo libro per Amedea, la mia nipotina e figlioccia, accanita lettrice, che al quarantesimo compleanno di sua madre, alla vista dello scatolone con all'interno 40 libri che le regalammo disse :
"Questo è il regalo più bello del mondo, lo vorrei anch'io"
Il libro era anche in previsione di un viaggio che avrebbero poi fatto a Cracovia.

Mi era sembrato interessante, me l'ero annotato e le avevo chiesto di prestarmelo una volta che Amedea l'avrebbe finito.
Poi me ne sono dimenticata.
Non mi è nemmeno mai capitato di vederlo nei gruppi di lettura.

Sei giorni fa sono uscita a cena con una ex compagna di scuola, ci eravamo perse di vista e poi ci siamo ritrovate circa tredici anni fa, abbiamo due figli della stessa età che hanno frequentato le scuole assieme, anzi, i nostri secondi sono nella stessa classe da ben undici anni, avendo scelto lo stesso percorso formativo.
A cena fra una chiacchiera e una risata, mi dice che mentre aspetta fra un turno e l'altro del suo lavoro legge; per chi è malato di libri come noi, questa è un'esca appetitosa, si comincia a chiacchierare di libri e mi dice che ha appena finito di leggere "Il Burattinaio di Varsavia".
Le dico che mi sarebbe piaciuto leggerlo, lei dice che me lo presta e parliamo d'altro.

Quattro giorni fa, mia figlia arriva a casa e mi da il libro, scherzando sul fatto di essere la mia spacciatrice di libri, visto che spesso prende dalla biblioteca scolastica libri che  poi mi passa.
Manca una decina di minuti a cena, la tavola è pronta, e nonostante io abbia altri libri cominciati, leggo una paginetta, così tanto per dare un'occhiata.
La cena è in tavola e io ne ho già lette una ventina, faccio in fretta la cucina per poter riprendere a leggere e non me ne stacco più.

Come si può intuire il libro parla della guerra e della vita nel ghetto di Varsavia, ma non intendo scrivere la trama o fare il riassunto, perché non so se troverei le parole per descriverlo come merita.

Mi ha dato tanto, mi ha fatto divorare un libro dopo un bel po' di tempo, ma non per come è scritto, ma per quello che dice, lo so che gli avvenimenti sono reali ma quello che succede un po' improbabile, l'ho trovato un libro molto "intimo", che mi ha coinvolto molto, facendomi spesso tenerezza e molto più spesso commuovere, facendomi capire come sia stata dura la lotta giornaliera per poter sopravvivere, sia cercando di non farsi uccidere o deportare, ma soprattutto cercando di non lasciarsi schiacciare da tutta la cattiveria, la malignità e le privazioni a cui erano sottoposti ogni giorno.
A trovare ogni giorno la forza per alzarsi, la forza per andare avanti, la forza di cercare del cibo, ma sopra ogni cosa la forza per continuare a vivere.

Molto toccante il senso di colpa che il protagonista prova per essere costretto ad esibirsi e a far divertire i soldati nazisti, da lui definiti ratti, senza rendersi conto che in realtà faceva molto di più, oltre a riuscire ad avere qualche piccolissimo beneficio occasionale, in parecchi casi ha salvato delle vite grazie ai suoi burattini.

Forse ho preso questo libro in modo molto personale, rivedendo nel carattere del protagonista da anziano Mika, tutto il carattere di mio nonno Pawel, nato in Polonia, che all'epoca dell'inizio della guerra aveva 30 anni, e che come il burattinaio, una volta arrivato in una zona di pace, ha preferito non parlare più di quello che è successo.

Il libro si divide in tre parti, una in cui parla Mika il burattinaio di Varsavia, l'altra in cui parla Max il soldato tedesco, la terza è il collegamento fra i due racconti, e mi ha dato la conferma che:
 
in una guerra non c'è mai nessuno che vince.

domenica 23 novembre 2014

10 - Gli effetti secondari dei sogni di Delphine de Vigan


Gli effetti secondari dei sogni
Delphine de Vigan
pag. 239
ed. Mondadori
****

Questo libro è stato consigliato a mia figlia dalla bibliotecaria della scuola, premetto che mi piacciono le persone che amano il proprio lavoro e, come in questo caso si diano il tempo per parlare con gli utenti della loro biblioteca, consigliando libri adatti alla loro età.

Il libro in effetti è ideale per degli adolescenti, parecchie cose sono scritte in modo "non crudo" e pensate per il pubblico a cui è rivolto, nonostante questo è un libro molto bello anche per chi ha qualche anno in più, con alcuni spunti che dovrebbero far riflettere noi genitori.

Mi ha intenerito molto il fatto che Lou scriva le nuove parole che impara su dei foglietti e se li appenda in camera.

Trama da Anobii:
Lou Bertignac ha dodici anni: la sua famiglia, chiusa nel ricordo inconfessabile di una tragedia del passato, vive in un silenzio opprimente, mentre a scuola la sua intelligenza fuori dal comune l'ha portata in una classe avanzata, piena di studenti più grandi che non hanno nulla a che spartire con lei. Incapace di creare una relazione con chiunque, Lou passa la maggior parte del suo tempo libero a vivere le emozioni degli altri: guarda il calcio in televisione per osservare la gioia dei giocatori, spia le persone per strada e, soprattutto, frequenta le stazioni ferroviarie parigine perché in quei luoghi si concentra l'emozione di amanti che si salutano, di famiglie rimaste a lungo separate, di amici che si ritrovano. È proprio qui, alla stazione di Austerlitz, che Lou trova, tra la folla, una ragazza appena più grande di lei, Nolwenn, che si è lasciata alle spalle un passato difficile e ora vive da randagia. Tra le due, nel tempo di uno sguardo, si crea un'intesa speciale, che nessuna delle due aveva mai trovato prima. Due ragazze totalmente sole, diverse ma destinate, in qualche modo, a riconoscersi tra la folla della città, finiranno così per stringere un'amicizia che, nata lentamente, arriverà a cambiare la loro vita e il loro mondo. La vicenda, drammatica eppure lieve, di due vite chiamate a intrecciarsi e, se non a salvarsi, almeno a trovare nuove speranze.

Citazioni dal libro
"Siamo capaci di spedire aerei supersonici e missili nello spazio, identificare un criminale grazie a un capello o un minuscolo lembo di pelle, creare un pomodoro che resti tre settimane in frigorifero senza raggrinzirsi, contenere miliardi d'informazioni in un microchip. Siamo capaci di lasciar morire la gente per strada."

"Chi pensa che la grammatica sia solo un insieme di regole e obblighi si sbaglia. Se ti appassioni, la grammatica ti rivela il senso nascosto della storia, occulta il disordine e l’abbandono, collega gli elementi, accosta i contrari, la grammatica è uno strumento formidabile per organizzare il mondo come si vorrebbe che fosse."

"...C'è come una città invisibile nel cuore stesso della città. La donna che ogni notte dorme nello stesso posto, fra le buste di plastica e nel sacco a pelo. Direttamente sul marciapiede. Gli uomini sotto i ponti, nelle stazioni, la gente distesa sui cartoni o rannicchiata sopra una panchina. Un giorno cominci a notarli. Per strada, in metropolitana. Non solo quelli che chiedono l'elemosina. Anche quelli che si nascondono. Li riconosci dall'andatura, la giacca sformata, il maglione bucato. Un giorno ti affezioni a una figura, una persona, ti fai delle domande, cerchi di trovare delle risposte, delle spiegazioni. E inizi a contarli. Sono migliaia. Il sintomo del nostro mondo malato. Le cose sono come sono. Ma io credo che occorra tenere gli occhi bene aperti. Per cominciare."

"Vado spesso alla Gare d'Austerliz, il martedì o il venerdì, quando le lezioni finiscono prima. Ci vado per guardare i treni partire e per l'emozione, mi piace vedere l'emozione della gente, per questo non mi perdo una partita di calcio in televisione, mi piace così tanto quando si abbracciano dopo aver fatto goal, corrono con le braccia alzate al cielo e si stringono, come non mi perdo mai Chi vuol essere milionario?, dovete vedere le ragazze quando azzeccano la risposta giusta, mettono le mani davanti alla bocca, buttano indietro la testa, strillano e tutto quanto, gli occhi gonfi di lacrime. Nelle stazioni è un'altra cosa, l'emozione s'intuisce dagli sguardi, dai gesti, dai movimenti, ci sono innamorati che si lasciano, nonne che ripartono, donne dagli ampi cappotti che abbandonano uomini dal colletto rialzato, o viceversa, osservo persone che partono non si sa per dove nè perchè nè per quanto tempo, che si dicono arrivederci attraverso il finestrino con un cenno oppure si sgolano quando nessuno può più sentirle. Con un po' di fortuna assisti a delle vere e proprie separazioni, voglio dire che si capisce che durerà a lungo o che sembrerà eterna (il che è lo stesso), allora l'emozione si fa densa, come se l'aria s'inspessisse, come se fossero soli, senza nessuno intorno. Lo stesso succede quando arrivano i treni, mi piazzo all'inizio della banchina, osservo le persone che aspettano, il viso teso, impaziente, gli occhi che scrutano e di colpo quel sorriso sulle labbra, il braccio teso, la mano che si agita, mentre si vengono incontro e si abbracciano: è la cosa che fra tutte preferisco."