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sabato 29 febbraio 2020

I dieci figli che la signora Ming non ha mai avuto


I dieci figli che la Signora Ming non ha mai avuto
Erich-Emmanuel Schmitt
ed. E/O
****

Mi sono iscritta all'ultimo momento ad una sfida di lettura su Instagram #viaggiatoritralerighe, il libro di febbraio ha come tema "In Cina per il Capodanno".
Se devo essere sincera, tanto quanto il libro precedente era ambientato nei luoghi dove sono cresciuta, questo appartiene ad una zona che conosco molto poco, a parte aver frequentato qualche ristorante cinese in cui ultimamente vado poco dopo aver scoperto la cucina giapponese.

Anche la letteratura cinese non mi ha mai preso molto.
Ma nel mio carattere c'é sempre la voglia di fare le cose per bene, e così a pochi giorni dalla fine di febbraio, mi inserisco nella sfida e prendendo due piccioni con una fava, comincio questo libro di Erich-Emmanuel Schmitt che era già nella mia lista dei desideri.

Il libro narra della strana amicizia fra la signora Ming, addetta ai bagni degli uomini e il protagonista della storia, che si trovano a parlare dei dieci figli della Signora Ming.

La signora Ming in ogni discorso inserisce delle piccole perle di saggezza che mi hanno ricordato molto "L'eleganza del riccio" e nonostante sia un libro molto breve, circa 130 pagine, ne ho sottolineate parecchie.

Il libro fa parte del "Ciclo dell'invisibile" scritti da Erich-Emmanuel Schmitt:

Milarepa
Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano
Oscar e la dama in rosa
Il bambino di Noè
Il lottatore di sumo che non diventava grosso
I dieci figli che la signora Ming non ha mai avuto

10/2020
Sfida personale 169. Un libro del ciclo dell'invisibile di Erich-Emmanuel Schmitt

Cosa ho imparato?
Le frasi che la Signora Ming dice nel libro sono massime di Confucio, e sono sempre attualissime e applicabili ai giorni nostri.

    domenica 25 gennaio 2015

    Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano


    Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano
    Eric-Emmanuel Schmitt
    pag. 123
    Ed. E/O
    *****

    Ho questo libro da molto tempo, ma non mi decidevo mai a cominciarlo perché avevo già visto il film, che mi era piaciuto moltissimo.
    Come quasi tutti i lettori, che prima leggono il libro e poi vedono il film, resto sempre delusa, perché i personaggi e i luoghi sono molto diversi da come li avevo immaginati, ma se ho già visto il film, mi sembra di togliere qualcosa alla magia del leggere, perché non devo più creare nella mia testa i personaggi e le situazioni.
    In questo caso non è stato così e ho amato moltissimo questo libro, che non so se definire romanzo o racconto lungo, anche se sono riuscita a segnarmi diverse citazioni nonostante le poche pagine.

    "Il tuo amore per lei è tuo. Ti appartiene. Anche se lei lo rifiuta, non lo può cambiare. Semplicemente non ne approfitta, ecco tutto. Quello che tu dai, Momo, è tuo per la vita; e quello che non dai è perduto per sempre!"

    "Stando con Monsieur Ibrahim mi rendevo conto che gli ebrei, i musulmani e persino i cattolici avevano avuto un sacco di grandi uomini in comune prima di massacrarsi a vicenda. La cosa non mi riguardava, però mi faceva bene."

    "Monsieur Ibrahim mi ha dotato dell'arma assoluta. Mitraglio il mondo intero con il mio sorriso. Nessuno mi tratta più come una merda."

    "No, non l'autostrada, Momo. Non prendiamo l'autostrada. le autostrade, ci passi e basta, non c'è niente da vedere. Sono buone per gli imbecilli che vogliono andare il più velocemente possibile da un punto all'altro. Noi non facciamo della geometria, noi viaggiamo."

    "Facevamo un sacco di giochi. Mi conduceva nei luoghi di culto con una benda sugli occhi perché indovinassi la religione dall'odore.
    «Qua c'è odore di ceri, è cattolico».
    «Sì, è Sant'Antonio».
    «Qui c'è odore d'incenso, è ortodosso».
    «Sì, è Santa Sofia».
    «E qua c'è puzza di piedi, dev'essere musulmano. Bleah, c'è un fetore...».
    «Cosa?! Ma è la Moschea Blu! Non ti piace un posto che odora di corpi umani? A te non puzzano mai, i piedi? Ti disgusta un luogo di preghiera che odora di uomo, che è fatto per gli uomini, con gli uomini dentro? Hai proprio delle idee parigine, tu! A me, questo profumo di pantofole mi rassicura. Mi fa pensare che non valgo più dei miei simili. Mi sento col naso, sento noi col naso, e quindi mi sento già meglio!»"


    "O-oh, Momo, siamo tra i ricchi: guarda, ci sono dei cassonetti."
    "E allora?"
    "Quando vuoi sapere se il posto dove ti trovi é ricco o povero, guarda la spazzatura. Se non vedi immondizia né pattumiere, vuol dire che é molto ricco. Se vedi pattumiere ma non immondizia, é ricco. Se l'immondizia é accanto alle pattumiere, non é né ricco né povero: è turistico. Se vedi l'immondizia e non le pattumiere, é povero. E se c'é la gente che abita in mezzo ai rifiuti, vuol dire che é molto, molto povero. Qui sono ricchi."
    "Beh, siamo in Svizzera!"


    Trama da Anobii:
    Il breve intreccio di strade di un popolare quartiere parigino annovera vie che hanno il sapore delle favole: Rue Bleue, Rue de Paradis. Il quartiere dove abita l'adolescente Mose detto Momo, è pieno di vita e di luce, percorso da un'animazione popolare colorita e gaia, proprio l'opposto dell'appartamento in cui Momo vive con un padre, perennemente immerso nella penombra, eccettuato per il cono di luce serale che avvolge l'avvocato, senza affari e senza moglie, intento a leggere uno dei ponderosi volumi. Nonostante l'atmosfera pesante di una casa dalla quale l'amore sembra fuggito, Momo è un ragazzo dallo spirito aperto e curioso, ferito dalle accuse del padre e dalla sua indifferenza ma capace di reagire con una serie di spensierate trasgressioni.



    mercoledì 13 febbraio 2013

    17 - Estasi culinarie


    Estasi culinarie
    Muriel Barbery
    pag. 143
    edizioni e/o
    ****


    Da diverso tempo ho nella mia lista dei desideri "L'eleganza del riccio" di Muriel Barbery, ma nella biblioteca dove vado é sempre fuori in prestito.
    Ho deciso allora di prendere questo suo romanzo "Estasi culinarie" che é il suo primo libro, in attesa di poter prendere anche l'altro.
    La storia ruota attorno alla futura morte, che dovrebbe avvenire nel giro di 48 ore,  del grande critico culinario Monsieur Arthens, che gli é stata pronosticata dal suo medico.
    Ma prima di morire vorrebbe assaggiare di nuovo un sapore che gli gira nella testa e che vorrebbe ritrovare, ma non riesce a ricordare cos'é.
    Comincia quindi un viaggio della memoria nelle sue passate esperienze gastronomiche che risalgono fino ai primi anni della sua vita.
    Pietanze e sensazioni che fanno venire l'acquolina in bocca e che mi hanno fatto trovare delle similitudini fra lui e me, come quando da piccolina tornando da scuola passavo da mia nonna prima di venire a casa a pranzo per salutarla e mi beavo del profumo di soffritto, che a casa mia non veniva mai fatto.
    Monsieur Arthens é un personaggio meschino, egoista ed egocentrico, ricorda molto Anton Egò, critico tremendo di Ratatouille.
    Si compiace di aver portato parecchi ristoranti agli onori della gloria, ma si vanta anche di averne distrutti tanti.
    Infatti ogni capitolo in cui é lo stesso critico a raccontarsi, viene seguito da un capitolo di una persona a lui vicino niente affatto dispiaciuta della sua prossima morte.
    Mi é piaciuto molto questo libro, trovo che sia ben scritto e che le descrizioni dei sapori siano molto evocative.
    Lavorando nel campo alberghiero e della ristorazione mi é capitato spesso di incrociare persone come lui, soprattutto in una piccola zona come la nostra dove lo scettro della critica gastronomica viene detenuto da almeno 30 anni da una triade elitaria.

    Trama da qui.
    Monsieur Arthens, il più grande critico gastronomico del mondo, è in punto di morte. Ad abbandonarlo è il cuore, organo che, probabilmente, aveva messo in gioco troppo poche volte nella vita. Odiato dai figli e amato da una moglie sempre ignorata, nelle ultime ore della sua esistenza, dal letto della sua lussuosa abitazione, cerca disperatamente nei cassetti della memoria l’unico sapore che vorrebbe assaggiare di nuovo prima di morire. E così riemergono ricordi di sontuosi banchetti,di cibo sublime,di sapori rudi e primitivi, di sentimenti contrastanti, che restituiscono, da un lato, l’immagine di un uomo potente, cinico, sprezzante, specchio della ricca borghesia che, cieca nella sua arroganza, fallisce inesorabilmente sul piano dei rapporti umani; dall’altro, un esteta del gusto, che ,attraverso il suo percorso culinario, dall’infanzia alla maturità, apre al lettore una vivacissima visione su un mondo affascinante, quello della cucina, che assurge a ruolo di esperienza culturale, al contempo intima e a volte catartica.