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domenica 4 gennaio 2015

Un albero cresce a Brooklin



Nel 2011 ho letto "Un albero cresce a Brooklyn" di Betty Smith.
Mi sembra di non averne mai parlato nel blog, non so perché visto che mi è piaciuto moltissimo.
Ieri sera mentre curiosavo nelle liste di una sfida di lettura, ho visto che in parecchi l'hanno inserito nella loro lista e mi è tornato in mente.

Avete presente quando un libro vi chiama in 1000 modi?
Michele Fazioli, divulgatore di libri come ama definirsi, ne parla un paio di volte nel suo programma, mia mamma dice che è uno dei libri più belli che abbia mai letto, nella libreria dove vado sempre é li in bella vista, un giornale ne fa la recensione, ...
Incredibile se pensate che è un libro che è stato scritto nel 1943 e ambientato nel 1912.
L'ho amato dalla prima all'ultima pagina.
Ho amato questa bambina che decide di andare alla biblioteca e vuole leggere tutti i libri che vi sono conservati, comincia dal primo libro, quello di un autore con la A e prosegue decisa ad arrivare fino all'ultimo volume con l'autore con la lettera Z.

Trama da qui.
È l’estate del 1912 a Brooklyn. I raggi obliqui del sole illuminano il cortile della casa dove abita Francie Nolan, riscaldano la vecchia palizzata consunta e le chiome dell’albero che, come grandi ombrelli verdi, riparano la dimora dei Nolan. Alcuni a Brooklyn lo chiamano l’Albero del Paradiso perché è l’unica pianta che germogli sul cemento e cresca rigoglioso nei quartieri popolari. Quando nuovi stranieri poveri arrivano a Brooklyn e, in un cortile di vecchie e tranquille case di pietra rossa, i materassi di piume fanno la loro comparsa sui davanzali delle finestre, si può essere certi che lì, dal cemento, sbucherà prima o poi un Albero del Paradiso.
Francie, seduta sulla scala antincendio, lo guarda contenta, poiché oggi è sabato, ed è un bel giorno a Brooklyn. Il sabato gli uomini ricevono la paga e possono andare a bere e azzuffarsi in santa pace. Il sabato lei, bambina irlandese di undici anni, come tutti i bambini del suo quartiere, fa un salto dallo straccivendolo. Insieme a suo fratello Neeley, Francie raccoglie pezzi di stagnola che si trovano nei pacchetti di sigarette e nelle gomme da masticare, stracci, carta, pezzi di metallo e li vende in cambio di qualche cent.
Coi suoi coetanei con i calzoni lunghi e i berretti con la visiera, le mani in tasca, le spalle curve, i capelli così corti da lasciare scoperto il cuoio capelluto, Francie se ne andrà tra un po’ a zonzo per Brooklyn. Attraverserà prima Manhattan Avenue, e poi Johnson Avenue, dove si sono stabiliti gli italiani, e infine il quartiere ebraico fino a Broadway, dove guarderà eccitata i piccoli carretti che riempiono la strada, gli uomini barbuti con gli zucchetti di alpaca, i vestiti orientali dai colori vivaci posti ad asciugare sulle scale antincendio e i bambini seminudi che giocano in mezzo ai rigagnoli.
Poi tornerà a casa, dove forse troverà sua madre, rientrata dal lavoro. Lungo il tragitto forse qualcuno le ricorderà che è un peccato che una donna così graziosa come sua madre, ventinove anni, capelli neri e occhi scuri, debba lavare i pavimenti per mantenere lei e gli altri piccoli Nolan.
Qualcun altro magari le parlerà di Johnny, suo padre, il ragazzo più bello e più attaccato alla bottiglia del vicinato, qualcuno infine le sussurrerà mezze parole sull’allegro comportamento di sua zia Sissy con gli uomini.
Francie ascolterà e ogni parola sarà per lei una pugnalata al cuore, ma troverà, come sempre, la forza per reagire, poiché lei è una bambina destinata a diventare una donna sensibile e vera, forte come l’albero che, stretto fra il cemento di Brooklyn, alza rami sempre più alti al cielo.
Nominato dalla New York Public Library come uno dei grandi libri del secolo appena trascorso, Un albero cresce a Brooklyn è una magnifica storia di miseria e riscatto, di sofferenza ed emancipazione di bruciante attualità.


Betty Smith, pseudonimo di Sophina Elisabeth Werner, nasce nel 1896 a Brooklyn da genitori figli di immigrati tedeschi. Scrittrice soprattutto di teatro, nel 1943 pubblica Un albero cresce a Brooklyn, cui seguiranno Tomorrow will be better (1947), Maggie-Now (1958) e Joy in the morning (1963). Muore nel 1972.

Questo é uno degli unici cinque libri a cui ho dato cinque stelline su Anobii.
Gli altri sono :
La cattedrale del mare
Mille splendidi soli
Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano di Eric-Emmanuel Schmitt
Oscar e la Dama in rosa di Eric-Emmanuel Schmitt

Che poi queste stelline a volte sono difficili da dare, mannaggia!
Ci sono i capolavori, quelli che ti rapiscono e che non riesci a staccarti fino all'ultima pagina, e che quando li hai finiti, un po' ti dispiace, vorresti che continuassero.
E qui é facile dare 5 stelline.
Tutti quelli che mi piacciono ne ricevono 4 di stelle, e sono la maggior parte, anche se alcuni meriterebbero di più ma non sono da cinque stelle, mentre per altri la quarta stellina é regalata,  ma su Anobii quelli a tre stelle sono considerati così così e mi dispiace mettere in questa categoria dei libri che comunque mi sono piaciuti.
Nella categoria a tre stelle metto quelli che mi sono piaciuti poco, o che mi hanno annoiato o che facevo un po' fatica a continuare, anche se a volte ce ne sono di quelli a tre stelle e mezza e di quelli a tre stella scarsa.
In quella a due stelle metto quelli che considero "na' palla", che non consiglierei.
In quelli a una stella metto i libri "agonia" che ho fatto una fatica immane a finire o che non sono riuscita a finire.
Rileggendo i miei giudizi su Anobii mi sono resa conto di due cose :
  1. spesso il giudizio che darei oggi, dopo aver lasciato "decantare" il libro, non sempre coincide con il giudizio che avevo dato appena finito di leggere.
  2. Quasi sempre leggendo le altre critiche, per ogni libro c'é una differenza enorme fra i giudizi, lo stesso libro che da molti viene osannato, da parecchi altri viene invece visto come uno scempio della letteratura, e viceversa.
E voi come vi regolate con l'assegnazione delle stelline, o con i gradimenti, se ne date?

giovedì 5 settembre 2013

52 - Il ritorno del soldato


Il Ritorno del Soldato
Rebecca West
pag. 144
Ed. Neri Pozza

Mentre stavo per fare un viaggio in treno mi sono accorta che non avevo con me nessun libro, e mi sono lasciata conquistare da questo romanzo piccolo piccolo.
All'inizio questo libro mi sembrava un po' un Harmony storico ambientato durante la prima guerra mondiale, ma mentre lo si legge si intuisce che la storia non avrà il finale classico e che la guerra riesce a ferire le persone in molti modi, e spesso le ferite che non si vedono sono quelle che fanno più male.
Quando l'ho finito ho avuto voglia di guardare il film "Sommersby" dove Richard Gere interpreta un soldato che torna a casa dal fronte, ma dove non tutto è come sembra.
Ho trovato alcune parti un po' noiosette, soprattutto quando la cugina si lascia andare a pensieri bui e troppo introspettivi che appesantiscono la lettura, comunque molto scorrevole.

Trama dal sito dell'editore.
La Grande Guerra è scoppiata, e per la prima volta l'intera generazione maschile inglese, borghese e aristocratica, si ritrova in trincea. Le donne restano sole a fare da capofamiglia o vengono catapultate fuori della cerchia domestica in ruoli prima impensabili: guidano autoambulanze, vestono abiti maschili, assistono i soldati, curano e alleviano le ferite di poveri corpi.
Jenny e Kitty no. Loro vivono la loro vita di sempre da quando Chris, cugino della prima e marito della seconda, è andato a fare il suo dovere sul fronte francese.
Vivono nella bella casa di Baldry Court che Chris, dopo il matrimonio, si è deciso a ricostruire affidando i lavori a un gruppo di architetti che, in possesso di un meticoloso occhio da «manicure», ha rimodellato quella vecchia dimora in una residenza degna di innumerevoli servizi fotografici sulle riviste illustrate.
In questo universo chiuso, quasi claustrofobico si aggira Kitty che, capelli biondi sciolti sulle spalle e giacchettine di seta ricamate a boccioli di rosa, tenta di rimuovere il lutto per il figlio prematuramente scomparso. Nel guscio lucido ed elegante di Baldry Court, Jenny coltiva, invece, in sottile complicità con Kitty, il suo amore inconfessato per il cugino Chris. Il fragile eppure perfetto equilibrio viene rotto il giorno in cui compare nell'algido salotto di Baldry Court Margaret Grey, una donna che, benché abbia un corpo ben fatto, è così trascurata nell'aspetto da apparire agli occhi di Jenny e Kitty come un bel guanto che, caduto dietro il letto, si trasforma in un oggetto orribile coperto di polvere e lanugine. Margaret annuncia alle due donne che Chris, colpito da «shock da bombardamento», ha perduto la memoria. Jenny e Kitty mostrano di non credere minimamente al racconto della sgraziata sconosciuta. Quando il capitano ritorna, però, le due donne si ritrovano davanti alla più crudele e inaspettata realtà: Chris non ricorda nulla di Kitty e della sua algida e lunare bellezza.
Della devota Jenny, poi, conserva soltanto la vaga immagine di una compagna d'infanzia. I ricordi del soldato si fermano soltanto al suo grande amore di quindici anni prima, a quella che appare essere l'unica donna della sua vita: Margaret, la ragazza precocemente invecchiata, la più improbabile delle rivali.



Questo libro partecipa a "100 libri in un anno", "Tributes Reading Challenge", "Reading Challenge 2013", "Woman Challenge".

domenica 21 aprile 2013

38 - Annus Mirabilis


Annus Mirabilis
Geraldine Brooks
pag. 334
ed. Neri Pozza

Il romanzo mi è piaciuto molto, la storia è basata su fatti realmente accaduti.
Trovo che ha saputo dosare molto bene sia i fatti, sia le superstizioni che il modo di vivere dell'epoca.
Mi sono piaciuti i riferimenti al potere curativo delle piante e gli accenni alle tacche per poter restare o diventare proprietario di una miniera.
In parecchie recensioni ho letto di quanto Anna, la protagonista, sia una donna esemplare, forte, coraggiosa.
In più di un'occasione a me ha fatto un po' rabbia e penso che se da una parte si è trovata a salvare molte vite con tanto coraggio e anche fortuna, visto che non si è mai ammalata, in altre occasioni avrebbe potuto agire diversamente: sia per la sorellastra che per il papà, uomo cattivo ma che alla fine viene anche giustificato dal suo passato.
Inoltre se avesse messo subito in pratica l'ultima richiesta di Mr. Viccars, molte persone avrebbero potuto salvarsi.
Ho trovato un po' frettoloso il finale, come se dovesse chiudere il libro, mi sembra una fine poco realistica se applicata ai tempi in cui era ambientato.

Geraldine Brooks ha scritto altri tre libri: I custodi del libro, L'isola dei due mondi e L'Idealista, tutti e tre che mi piacerebbe leggere.


Trama dal sito dell'editore.
È una mattina del 1666 a Eyam, un piccolo e isolato villaggio di montagna del Derbyshire, in Inghilterra, e nel grazioso cottage in cui vive, Anna Frith ha appena finito di allattare il piccolo Tom e di scrutare amorevolmente Jamie, che gioca da solo accanto al focolare, spargendo ovunque pezzetti di rami. Riempita una brocca d'acqua fresca e tagliata una fetta di pane, Anna si avvia verso la scala della soffitta, per raggiungere la stanza dove dorme Mr. Viccars. Dal giorno in cui Sam Frith se n'è andato, sepolto da una valanga nel giacimento di piombo in cui lavorava, è trascorso un inverno intero. In primavera, Gorge Viccars è venuto a bussare alla porta del cottage in cerca d'un alloggio e Anna, vedova a diciotto anni con due bambini, ha pensato bene che l'avesse mandato Dio. Viccars è un sarto girovago, conosce Londra e York, l'intensa vita portuale di Plymouth e il traffico di pellegrini di Canterbury. Ha visto mercanti di seta che hanno attraversato l'Oriente e fatto amicizia con produttori di merletti persino tra gli Olandesi; ha visto marinai di Barberia che si avvolgono il volto color rame in turbanti di intenso color indaco, e mercanti che hanno mogli tutte velate. Ed è straordinariamente gentile: ieri le ha fatto dono di un meraviglioso vestito di lana fine verde dorato, con l'orlo e i polsi ornati di pizzo genovese. Perché però ora l'accoglie con strani gemiti e non con la sua solita, contagiosa allegria? Anna entra nella stanzetta dal soffitto basso e per poco la brocca non le cade di mano. Il volto giovane e bello della sera precedente è scomparso. Gorge Viccars giace con la testa spinta di lato da un bubbone grande quanto un maialino appena nato, un rigonfiamento di carne lucida e pulsante. Così, nelle pagine di questo romanzo, la peste giunge a Eyam, in una mattina del 1666. Inaspettata e innocente eroina, Anna deve affrontare la morte nella sua famiglia, la disintegrazione della sua comunità (non appena la peste penetra nelle loro case, gli abitanti di Eyam smarriscono la loro fede e si abbandonano a ottusità e superstizione) e il pericolo di un amore illecito. L' Annus Horribilis della peste, però, è destinato a trasformarsi in un Annus Mirabilis , un anno di meraviglie…

Questo libro partecipa a "100 libri in un anno", "Tributes Reading Challenge", "Reading Challenge 2013", "Woman Challenge", "Library Books Reading Challenge 2013".



mercoledì 10 aprile 2013

35 - Tanta vita


Tanta vita
Alejandro Palomas
pag. 336
ed. Neri Pozza

Penso che questo libro abbia perso gran parte del suo fascino per me perché l'ho letto subito dopo La figlia della fortuna di Isabel Allende, chiaramente non regge il confronto e l'ho trovato un po' piatto, molto introspettivo, ma non mi è dispiaciuto del tutto.
Se pensate di leggere il libro, non leggete questa mia "recensione" in quanto contiene anticipazioni.
Questa famiglia sembra un concentrato di problemi :

Mencìa, la nonna di novant'anni, con una demenza senile che sembra sempre più spesso non reale, che rutta, si fa la pipi addosso (nella pelliccia di visone) e che dice ad ognuno quello che pensa, senza preoccuparsi di offendere le persone che "ama" e di essere maleducata fino all'inverosimile nei confronti di persone che nemmeno conosce; si è rotta un braccio e dà la colpa alla figlia Flavia.
Lìa, figlia di Mencía che ha perso la figlia Helena, proprio quando l'aveva ritrovata, dopo aver subito tutta la vita la sua gelosia, e si fa in quattro per non scontentare nessuno ma vive come in una bolla di sapone senza mai uscire di casa.
Flavia, sorella di Lía, che si occupa di sua madre, ma la detesta per averla separata dal suo grande amore ( e nel libro si scopre anche come ...), si sposa con Hector perché sua mamma non lo può soffrire e si rompe una gamba.
Beatriz, che torna da un convegno e trova la casa completamente svuotata da suo marito che si è innamorato di un altro uomo e decide di farla ripartire da zero, ed in seguito a questa viene colpita da una malattia dolorosa che le provoca delle forti fitte
Inés, che è disposta a perdere tutto quello che ha, marito e figlio, per amore di un'altra donna; Inés soffre di anoressia, ma i suoi problemi sono appena cominciati.

Mi ha lasciata un po' perplessa tutta questa catena di malattie e gessi e il fatto che tutte abbiano problemi coniugali o che li abbiano avuti come nel caso di Mencía.
Un'altra cosa che mi ha dato da riflettere è come sia possibile che per tutta la loro vita non si siano parlate chiaramente e nell'arco di tre anni, tanto dura il romanzo, abbiano approfittato di ogni occasione possibile per dirsi tutto quello che pensano nel bene e nel male e di far saltare fuori verità che non erano mai venute  a galla.
Tutti i mariti del libro sono meschini, maschilisti, prepotenti e non amano le loro mogli e le trattano male, le ignorano o le trascurano.
Penso che possano esserci casi sfortunati, ma cinque su cinque e per di più le uniche cinque della famiglia?

Ho trovato il finale un po' improbabile e sicuramente grottesco, nessuno si comporterebbe così per un parente.

Una cosa che mi ha mandato spesso in confusione è il continuo cambiamento dell'io narrante, direi uno diverso ogni paragrafo, ed essendo tutte o quasi imparentate fra loro e dicendo cose tipo "mamma è decisa" o "mia sorella è di cattivo umore oggi", dovevo leggere diverse righe prima di capire chi parlava e a chi si riferiva.

Questo romanzo viene definito come l'opera della maturità di Alejandro Palomas, non oso pensare a come sono gli altri, e poi ha 45 anni, non è mica un novantenne che ha finalmente scritto il suo libro massimo

Trama dalla casa editrice.
Nonna Mencía ha un braccio rotto e novant’anni. E a novant’anni, si sa, si perde il pudore e allora affiorano le verità scomode, le magagne, i segreti più crudeli, come quello che per anni è riuscita a nascondere alle figlie.
Flavia ha accolto Mencía a casa sua, l’ha vista invecchiare e perdere la memoria. Dovrebbe odiarla visto che, un giorno di tanti anni fa, ha posto fine all’unica storia d’amore della sua vita. Ma Mencía è pur sempre sua madre, e poi l’esistenza è un gioco strano e forse lei ha giocato male le sue carte.
Lía accudisce amorevolmente tutti, la madre Mencía, le figlie Beatriz e Inés, ma non riesce a superare il dolore per la scomparsa di Helena, la sua prima figlia. Helena, silenziosa e bella nella sua precarietà. Helena, innamorata del padre e del mare. Navigavano insieme come due meduse mute, due porte chiuse della stessa soffitta. E tornavano dalle loro gite in barca radiosi ed esausti. Un giorno, però, Helena si è avventurata in mare da sola e non è piú tornata.
Beatriz, invece, è rientrata a casa in un giorno di pioggia e non vi ha piú trovato Arturo, suo marito. La casa era vuota. Non un solo mobile, né un quadro, e nemmeno una pianta. Niente. Solo uno squallido, laconico biglietto d’addio.
Inés, infine, ha una strana luce sul viso da quando Sandra, un paio di occhi neri come due sentieri che si incrociano nel folto del bosco, è sbucata a tradimento, come una nube in tempesta, nella redazione del giornale in cui lavora.
Mencía, Flavia, Lía, Beatriz, Inés: cinque donne spagnole della stessa famiglia e di tre diverse generazioni, cinque donne che si incontrano in una casa della zona ovest di una Minorca autunnale, circondata dal mare come un tappeto di lana grossa e azzurra, per mostrare che, al di là dei tempi e dei mutamenti, il cuore delle donne non si lascia facilmente abbattere dai colpi della vita.



Questo libro partecipa a  "100 libri in un anno", "Tributes Reading Challenge", "Reading Challenge 2013", "Library Books Reading Challenge 2013".

lunedì 1 aprile 2013

33 - Strane creature


Strane creature
Tracy Chevalier
pag. 287
ed. Neri Pozza

Dopo aver letto anni fa "La ragazza con l'orecchino di perla", e più recentemente "L'ultima fuggitiva" sempre di Tracy Chevalier, ho letto "Strane Creature".
Il libro mi è piaciuto molto, sia per la storia scritta che per il modo di scrivere, forse a volte un po' appesantito da tutti i nomi delle strane creature, i fossili, di cui parla il libro.
Il libro viene raccontato dalle due protagoniste principali in prima persona, alternandosi ad ogni capitolo, bello perché da modo di prendere coscienza dei differenti punti di vista.
Ho amato anche il finale del libro perché secondo me in linea con la storia ma soprattutto con i costumi dell'epoca.
Parecchi personaggi presenti nel libro sono esistiti veramente.

Trama
Nel 1811, le tre sorelle Philpot, Elizabeth, Louise e Margareth vengono "sistemate" a Lyme, un piccolo villaggio del Sussex a causa del matrimonio del fratello.
Ambientarsi in un posto così piccolo dopo aver vissuto a Londra e doversi ritrovare con una situazione economica diversa da quella a cui erano abituate non è certo facile per loro, ma pian piano, cominciano ad abituarsi alla tranquillità del paesino, aiutate anche dalle passioni di ognuna di loro.
Elizabeth colleziona fossili, e sarà proprio questo a farle incontrare Mary Anning, ragazzina del villaggio figlia dell'ebanista e vera esperta di fossili.
Nascerà così una bellissima amicizia, nonostante le differenze fra loro.

Per la sfida "LeggiAmo 2013"
Sezione Istinto
Libro n. 12/50


 
 

Questo libro partecipa a "LeggiAmo 2013" , "100 libri in un anno", "Tributes Reading Challenge", "Reading Challenge 2013", "Woman Challenge". 

venerdì 8 marzo 2013

27 - Fiori nel fango


Fiori nel fango
Hillary Jordan
pag. 320
ed. Neri Pozza

La storia viene narrata in prima persona da sei protagonisti.
Laura, a trentuno anni pensa di essere ormai condannata ad essere una zitella ma conosce Henry e si sposano. Dovrà però lasciare gli agi che conosce e andare a vivere con lui nella fattoria che ha acquistato con le loro due figlie e  del suocero, una persona veramente meschina.
Henry, dieci anni più di Laura, é un ingegnere che ha fatto la Grande Guerra ed é stato ferito ad una gamba che lo lascia zoppicante, il suo sogno é sempre stato di possedere della terra sua.
Jamie, fratello di Henry, di quasi 20 anni meno di lui, ha combattuto nella seconda guerra mondiale come aviatore, ed é tornato a casa con delle ferite all'anima.
Hap, fittavolo di colore che lavora una parte della terra di Henry ma sognando un giorno di potersi comperare un pezzo di terra.
Florence, moglie di Hap, levatrice, a volte anche guaritrice, da una mano in casa a Laura.
Ronsel, figlio di Florence e Hap, anche lui ha combattuto nella seconda guerra mondiale come carrista.

Mi é piaciuto moltissimo questo modo di scrivere, ognuno dei personaggi racconta le cose dal suo punto di vista, che chiaramente coincidono sempre, ma fa capire che nessuno é nel torto o nella ragione.
Oltre alla storia d'amore fra Laura e Henry, c'é uno spaccato della vita americana, prima e dopo la Grande Depressione sullo sfondo della storia la segregazione razziale negli Stati Uniti nel periodo fra le due guerre mondiali, e come Ronsel capisce subito, in Europa la situazione é meno difficile che a casa sua.

Ho divorato questo libro in un giorno e mezzo perché la storia mi prendeva molto.

Trama dal sito dell'editore Neri Pozza
Nella primavera del 1939, Laura Chappell incontra per la prima volta a Memphis Henry McAllan. Lei, piccola e scura, con marcati lineamenti francesi, ha trentun anni ed è ancora vergine: una «zitella sulla via della pietrificazione», come ironicamente si definisce. Insegna inglese in una scuola privata per ragazzi, canta nel coro della Calvary Episcopal Church e fa da baby-sitter  ai suoi nipoti. Lui, quarantunenne che dimostra tutti i suoi anni soprattutto per via dei capelli candidi, ha mani forti, una solida aria di sicurezza e la deliziosa parlata del Delta del Mississippi.
Quando Henry McAllan le propone di sposarlo, Laura accetta di buon grado, certa che il primogenito di un clan rurale come Henry non possa che essere un buon marito e un padre premuroso dei suoi figli. 
Il giorno in cui Henry decide di ubbidire al «richiamo della terra» dei McCallan e di trasferirsi col vecchio padre in una fattoria sul Delta del Mississippi, Laura lo segue fedele, portandosi dietro le due bambine nate un paio d'anni dopo il matrimonio.
Sul Delta del fiume, però, la vita si rivela completamente diversa dall'idillio che Laura aveva immaginato.
È costretta ad alzarsi all'alba, uscire e andare al gabinetto, rabbrividendo d'inverno e sudando d'estate. Poi deve togliere il fango dal pavimento, strofinare le casseruole e le facce delle bambine e dare da mangiare a tutti, anche al vecchio genitore di Henry nel capanno: un uomo odioso con una voce rappresa per il troppo fumo e gli occhi chiari, scaltri e severi sempre fissi su di lei e sulle bambine. Infine, ramazzare di nuovo e pulire la stalla fino a che non calano le ombre della sera.
Certo Laura ha stretto amicizia con Florence, la moglie di Hap Jackson, una nera dalla pelle scura come fuliggine e muscoli fibrosi come quelli di un uomo. Ma è un'amicizia che costa non poco lì sul Delta del Mississippi. Mostrando i suoi denti lunghi e color zafferano, il vecchio McCallan non lascia trascorrere giorno senza insultare i «negri» e il dottor Turpin, l'unico medico a disposizione per molte miglia, non fa nulla per nascondere il fatto che lui odia i «negri» semplicemente perché esistono.
Come un raggio di sole nel fango dei campi di cotone, un giorno fa però la sua apparizione Jamie, il fratello di Henry tornato dalla guerra in Europa. Bello e magro, con i capelli del colore di un penny appena coniato, a Jamie piace conquistare il prossimo. Quando parla con Laura, inclina la testa leggermente da un lato quasi voglia afferrare meglio le sue parole. E ogni mattina lascia fiori di campo in una bottiglia del latte sul tavolo della cucina, e sorride sempre felice alle bambine. Per Laura Chappell è una pericolosa e irresistibile tentazione...
 




Hillary Jordan è cresciuta in Texas e in Oklahoma. Ha studiato presso la Columbia University. Fiori nel fangoè il suo primo romanzo e ha ottenuto negli Stati Uniti uno straordinario successo di pubblico e critica. Vive a Tivoli, New York.

Questo libro partecipa a  "Venerdì del libro","100 libri in un anno", "Tributes Reading Challenge", "Reading Challenge 2013", "Woman Challenge", "Library Books Reading Challenge 2013".

domenica 20 gennaio 2013

L'editore


Mi é capitato spesso ultimamente di parlare dell'importanza dei traduttori, che non devono solo limitarsi a tradurre da una lingua all'altra ma devono anche restare fedeli allo stile di scrittura di uno scrittore.
Penso che fino a qui siamo tutti d'accordo.

Settimana scorsa però mi é successa una cosa che mi ha fatto riflettere anche sull'editore.
Ho fatto come sempre il mio solito giro in libreria dove volevo comperare "L'ultima fuggitiva" di Tracy Chevalier, ma come al solito non mi sono limitata a prendere un libro e ad uscire, ho fatto con calma il giro della Segnalibro, la mia libreria preferita, ho letto parecchi risvolti di copertina, ho ignorato la vocina interna che mi diceva "ma con tutti i libri che ti aspettano a casa ...", ho ascoltato i consigli che venivano dati agli altri lettori in cerca di ispirazione, ho preso due o tre libri per dei regali che devo fare e con molta riluttanza mi sono avviata alla cassa, ma non perché dovevo pagare, ma perché dopo che hai pagato devi andare, mica puoi stare li tutta la notte no? magari ...

Il commesso, penso sia nuovo, l'ho visto solo qualche volta, prende i libri, li registra sulla mia tessera sconto e mi dice :
"Lei é una fan di Neri Pozza", al momento non ho capito benissimo, poi ho realizzato che parlava della casa editrice.
Tutti i libri che ho preso erano di Neri Pozza, che ho scoperto che era un Signore e non due cognomi abbinati.
Mentre tornavo a casa ho continuato a pensarci, anche perché mentre facevo delle recensioni mi era capitato spesso di "prelevare" la trama dal sito della casa editrice, parecchi miei ultimi acquisti e parecchi presi il biblioteca erano della stessa casa editrice.

Sono andata sul sito della casa editrice e ho cominciato a gironzolare, penso di aver letto diversi loro libri e mi sono chiesta il motivo.
Di solito non mi piacciono i libri con la copertina di cartone, i loro sono tutti così, dev'esserci qualcosa d'altro.
Quando compero un libro di uno scrittore che non conosco, se mi piace la trama scritta sui risvolti della copertina, deve piacermi anche la copertina, solo in pochi casi ho acquistato libri con una copertina che non mi piaceva, la Neri Pozza ha sempre delle belle copertine, con delle foto.
Ci ho rimuginato su e ho capito che forse il motivo é che mi piacciono le storie che pubblicano e gli autori che rappresentano.
Solo in un caso il libro non mi é piaciuto ed é stato "La rilegatrice di libri proibiti" di Belinda Starling, un bellissimo libro fino quasi alla fine, ma gli ultimi capitoli cadevano proprio nel trash, ma qui ho una mia teoria particolare, e cioè che la scrittrice é morta subito appena ha finito il libro secondo le biografie, a parer mio é morta poco prima di scrivere gli ultimi capitoli e li ha finiti una "mano diversa".
Ho deciso che ogni tanto farò un post riassuntivo sui miei Neri Pozza, e che nei post metterò anche la casa editrice.
Quando vedrò che ci sarà un altra casa editrice che detiene il primato, gli dedicherò un post.
A parte la Mondadori di cui ho una nutrita collezione dei suoi Mondadori Oscar Storia che parla di biografie di grandi del passato.

Mi sono iscritta alla Newsletter sul sito, con l'iscrizione ho ricevuto il catalogo, ho cominciato a scorrerlo (é in formato pdf) e dopo aver segnato una marea di libri nella mia lista dei desideri  ho pensato che mi costava meno comprarmi tutta l'azienda, per fortuna che c'é la biblioteca.

E voi come scegliete i vostri libri?
Avete una casa editrice preferita?

sabato 19 gennaio 2013

8 - L'ultima fuggitiva


L'ultima Fuggitiva di Tracy Chevalier.
Ho letto la recensione con l'intervista alla scrittrice sul Corriere del Ticino, che ultimamente ci sta dando delle belle dritte per quanto riguarda le letture.
Appena l'ho visto sono andata a comperarlo, e mi sa che lo stesso giorno parecchi hanno fatto la mia scelta, visto che sullo scaffale ne rimanevano pochi.
Libro piacevolissimo da leggere che mi ha fatto fare le ore piccole.
Parla di una minoranza religiosa, i quaccheri,  di schiavitù e di amore.

Quello che però mi ha spinto a comperare il libro é stato anche il fatto che si parla di trapunte, o quilt, o patchwork, che oltre alla lettura é il mio altro hobby, fin dalle prime pagine Honor, la protagonista, racconta di una trapunta ad esagoni che sta facendo, che é simile a quella che sto facendo io, e parla delle differenze fra come si cuciva a quei tempi in Inghilterra e in America.
Mi é piaciuto molto l'accenno alle dodici trapunte che una sposa doveva portare in dote, più una trapunta nuziale cucita per lei dalle altre donne, interamente bianca, alla quale lei non può prendere parte. notizia che avevo già letto un po' di tempo fa su un blog.

Mi é un po' dispiaciuto é che non ha fatto nemmeno un accenno al fatto che le donne di queste minoranze religiose appendevano le trapunte in modo da dare agli schiavi in fuga una mappa con cui orientarsi :

E’ proprio in questi motivi sta la chiave per un codice che permette di dire senza sembrar di dire. Nelle piantagioni, l’usanza era di esporre all’aria e alla luce i quilts ogni mattina, sul davanzale o sulla siepe,  e la sequenza con cui venivano esposti corrispondeva a un messaggio: hidden in plain view, per ì’appunto, nascosto sotto il naso dei padroni. Ogni motivo aveva un significato più o meno  metaforico: la “Chiave inglese” esortava a prepararsi a partire concentrandosi mentalmente sulla fuga e raccogliendo tutto ciò che poteva servire al viaggio; la “Ruota di carro” indicava il mezzo con cui la fuga sarebbe stata attuata; la “Zampa d’orso” consigliava di superare una certa catena  montuosa seguendo i sentieri degli orsi; le “Oche in volo” mostravano la direzione verso cui incamminarsi; il “Sentiero di un ubriaco” consigliava di seguire percorsi a zig zag…e così via. Altre cose erano poi inscritte nei quilts: le distanze da compiere, per esempio, segnate dalla scansione dei nodi sul rovescio del quilt, o una vera e propria mappa della piantagione o della regione da attraversare trasformata in figure geometriche, o ancora una “mappa delle stelle“. estratto da qui.

Trama da Anobii.
È il 1850 quando Honor e Grace Bright si imbarcano sull'Adventurer, un grande veliero in partenza dal porto inglese di Bristol per l'America.
L'aria smarrita di chi non è avvezza ai viaggi, il bel volto offuscato dal mal di mare, Honor Bright sa che non rivedrà mai più Bridport, il paese in cui è nata, nell'istante in cui la nave si allontana dalle verdi colline del Dorset.
Troppo grande è il mare e troppo lontano è Faithwell, il villaggio dell'Ohio in cui Adam Cox, un uomo anziano e piuttosto noioso, attende sua sorella per prenderla in sposa. L'irrequieta Grace ha allacciato una corrispondenza epistolare con lui, culminata poi con la proposta di matrimonio, con l'intento di lasciarsi alle spalle l'angusta vita della piccola comunità di quaccheri in cui è cresciuta e abbracciare così nuove avventure.
Honor Bright non condivide lo spirito temerario di Grace, ma Samuel, il suo promesso sposo, ha rotto il fidanzamento e la prospettiva di vivere in mezzo all'altrui compassione l'ha spinta a seguire la sorella al di là del mare.
Una volta giunte in Ohio, tuttavia, a un passo da Faithwell, Grace si ammala di febbre gialla e, tra le misere mura di un albergo, muore.
Honor Bright si ritrova così sola in una nazione enorme ed estranea, divisa da un immenso oceano dall'amato Dorset.
Non le resta perciò che Adam Cox come unica ancora di salvezza.
A Faithwell, tuttavia, viene accolta con freddezza dall'uomo e dalla cognata vedova.
Nel paese, una fila di edifici ai bordi di una strada sconnessa, con una drogheria, una bottega e alcune fattorie nella campagna circostante le persone sono amichevoli, ma con una schiettezza che rasenta la brutalità.
A turbare l'equilibrio di Honor non è, però, la vita sociale di Faithwell, ma qualcosa di più grande che riguarda l'America della metà del XIX secolo, il Paese in cui i neri sono ancora ridotti in schiavitù.
Il villaggio si trova, infatti, nei pressi di un crocevia dove si accalcano i coloni diretti a ovest in cerca di terra da coltivare, gli schiavi in fuga verso nord e i cacciatori di schiavi pagati dai proprietari di piantagione per riportare indietro i fuggitivi.
Tra questi Donovan, un uomo sfrontato e attraente, con gli occhi di un castano chiaro che spiccano nel viso squadrato e una durezza senza pari nello sguardo.
Per non venir meno ai saldi principi di rettitudine cui è stata educata in Inghilterra, Honor decide di aiutare gli schiavi in fuga.
Comincia di nascosto a offrire loro acqua e cibo e, in qualche caso, riparo.
Sarà, tuttavia, abbastanza guardinga da non tradirsi? E, soprattutto, saprà resistere alla tentazione più grande? Quella di cedere a un uomo i cui principi detesta, ma che è l'unico in grado di rimescolarle il sangue nelle vene? 

Ho già li pronto in attesa un altro libro di Tracy Chevalier : Strane creature.
La tentazione di cominciarlo subito é forte, ma forse é meglio che lo lascio decantare un po'.
Avevo già letto della stessa scrittrice "La ragazza con l'orecchino di perla" e mi era piaciuto moltissimo, come sempre molto più del film.

totale libri 2013 : 8 (-62)
totale pagine : 1'437 (-16'226)





giovedì 10 gennaio 2013

4 - Caffè Babilonia



Dopo il libro precedente avevo voglia di un libro un po' più scorrevole, leggero.
Ho cominciato "Caffè Babilonia" di Marsha Mehran con questo spirito e fin dalle prime pagine mi è piaciuto moltissimo.
Avevo addocchiato, e fotografato, questo libro alla mostra del libro organizzata a scuola, e con molto piacere l'ho ricevuto a Natale.
Ho dato prima la preferenza ad un paio che avevo preso a prestito, ma appena ho cominciato questo libro l'ho divorato.
Un libro bello, scorrevole, ma non frivolo, infatti come dei flashback appare qua e la storia delle tre sorelle che hanno dovuto abbandonare l'Iran a causa della rivoluzione del 1979, che dopo aver finito il libro sono andata a ripassarmi.
Ogni capitolo comincia con una ricetta e sembra quasi di respirare il profumo delle erbe aromatiche e delle spezie mentre si legge.
La prima ricetta è quella dei Dolmeh e l'abbiamo cucinato lunedì sera a cena, ha conquistato tutti ed è stata inserita nel nostro ricettario di famiglia, anche se abbiamo fatto un po' fatica a trovare tutte le erbe aromatiche.

Penso che Marsha Mehran si sia ispirata alla sua vita, anche lei infatti, è fuggita con la sua famiglia durante la rivoluzione, rifugiandosi in Argentina dove i suoi genitori hanno aperto un ristorante di specialità mediorientali. Vive ora in Irlanda.

Mentre scrivevo questa "recensione", ho scoperto che c'è un seguito a questo libro ed è "Pane e acqua di rose" e non vedo l'ora di scovarlo per vedere come continua.

La trama, presa da qui :

Marjan Aminpour è nata in Persia, una terra di antichi deserti dove il suolo arido si confonde con i resti sgretolati delle colonne di Persepoli, eppure ha un vero talento per le piante. Guidata dalle mani gentili di Baba Pirooz, il vecchio giardiniere barbuto che curava le terre della sua casa d'infanzia, ha imparato sin da bambina a coltivare la maggiorana e l'angelica dorata. La terra traeva la sua umidità dalla neve sciolta della montagna, che stillava verso valle dal vicino Alborz fin nei quartieri residenziali più ricchi di Teheran, prima di scorrere nella fontana ottagonale degli Aminpour. La vasca, che gorgogliava al centro del giardino, era rivestita di mattonelle turchesi e verdi di Isfahan e, mentre Marjan addestrava gli occhi a riconoscere i primi boccioli gialli di dragoncello, Baba Pirooz le raccontava dei grandi giardinieri nati in Persia: Avicenna prima di tutti, l'appassionato di piante più famoso di tutti, il medico sapiente che fu il primo a fare l'acqua di rose.
Ora Marjan è a Ballinacroagh, il villaggio dell'Irlanda occidentale dove, dopo essere scappata dall'Iran khomeinista, si è stabilita assieme a Bahar e Layla, le sue sorelle più piccole. Nessuno le parla più di Avicenna o delle ceramiche di Isfahan, ma il suo talento per le piante non l'ha abbandonata.
Col cardamomo e l'acqua di rose, il basmati, il dragoncello e la santoreggia, Marjan prepara, infatti, le sue speziate ricette persiane al Caffè Babilonia, il locale che, assieme alle sorelle, ha ricavato dall'ex panetteria di Estelle Delmonico, la vedova di un fornaio italiano, e dove la gente di Ballinacroagh accorre ogni giorno numerosa, attratta dalle pareti vermiglie, dalle zuppe di melagrana e dal samovar del tè sempre pronto.
Marjan potrebbe finalmente godere dei suoi meritati piccoli trionfi se un perfido scherzo del destino non si fosse preso la briga di turbarla profondamente: Layla, la spensierata Layla , la sorellina che si è conquistata subito la simpatia dell'intera Ballinacroagh, si è innamorata, ricambiata, di Malachy McGuire, uno dei figli di Thomas McGuire, il boss del villaggio che possiede un'infinità di pub e ambirebbe volentieri a mettere le mani sul Caffè Babilonia… Delizioso romanzo che con humour e delicatezza tratta dei conflitti razziali e culturali che caratterizzano il nostro tempo, Caffè Babilonia ci fa scoprire una scrittrice che si segnala per la grazia e l'eleganza della sua scrittura. A ogni capitolo del romanzo Marsha Mihran premette una ricetta iraniana, cui poi Marjan, la protagonista principale, si dedica nel corso delle pagine che seguono.


Sfida LeggiAmo 2013
Libro 3/50
Sezione Istinto,
Lista LeggiAmo 2013
totale libri 2013 : 4



Questo post partecipa al Venerdì del libro


martedì 1 gennaio 2013

Agnes Browne ...


Durante un esercizio di italiano di analisi grammaticale, mia figlia Anastasia ha ricevuto un estratto dal libro Agnes Browne ragazza di Brendan O'Carroll.
Il testo le era piaciuto così tanto che era andata in biblioteca a prendere il libro, dopo avermelo prestato mi sono innamorata della maniera di scrivere di questo showman irlandese.

Agnes Browne ragazza
parla della vita in Irlanda di Agnes, a stretto contatto con miseria e povertà, ma sempre raccontato con molta ironia, cresciuta nel popolare quartiere del Jarro a Dublino.
un bel libro da leggere in un fiato, molto esilarante.

Agnes Browne mamma
mi era piaciuto moltissimo il primo, quindi quando ho visto il secondo non ho saputo resistere e l'ho preso.
Anche qui lo scrittore non si smentisce e con molto umorismo riesce a raccontare la vita di Agnes da mamma, con la fatica di conciliare un lavoro al mercato che la fa uscire di casa alle cinque, sette bimbi in età molto vicina fra di loro e un marito violento.
Unico punto negativo per me : avevo pensato che ci fosse una sequenza temporale nei libri, mentre invece se non sbaglio questo è il primo libro che è stato scritto, e avendoli letti uno di seguito all'altro ho notato delle incongruenze.
Nonostante queso un libro molto piacevole e scorrevole.

I marmocchi di Agnes
Dopo averlo atteso per un mese, era fuori per un prestito, sono riuscita a leggere anche il terzo libro di Brendan O'Carroll, che conferma il piacere che ho provato nel leggere i primi due.
In questo terzo capitolo della sua vita Agnes si trova a dover tirar su da sola i sette figli, alcuni le danno soddisfazioni ma qualcuno la fa preoccupare, ma anche qui le grane della vita quotidiana vengono sempre raccontate con ironia.

Agnes Browne nonna
Graditissimo regalo di Natale da parte di Anastasia, questo quarto e conclusivo libro della saga di Agnes Browne.
Appena ho finito il libro che avevo in corso, non ho esitato a scegliere questo come ultimo libro del 2012.
Fin dalle prime pagine ho cominciato a ridere e nonostante siano passati sette mesi dal suo ultimo libro, mi sono ritrovata subito nella famiglia di Agnes Browne come se non ne fossi mai uscita.
Anche gli ultimi capitoli, nonostante siano un po' tristi vengono raccontati in modo da avere  sempre il sorriso, e a volte la risata, pronti.
L'ho letto tutto d'un fiato e l'ho finito qualche minuto prima di uscire a cena per festeggiare Capodanno.
Mi è quasi dispiaciuto che sia l'ultimo libro di Agnes, mi mancheranno lei e tutta la sua pazza famiglia.

Questo libro conclude anche al mia personale sfida, portando a 70 il numero di libri letti quest'anno, ho già cominciato un libro nuovo, anche questo dovrebbe essere divertente.
E' un libro fuori dalla sfida LeggiAmo 2013, ma poi mi metto a leggere qualche libro in sfida anche perchè alcuni sono della biblioteca e li devo ridare.

Buon Anno a tutti