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lunedì 10 maggio 2021

Il valore affettivo

 
 
Il valore affettivo
Nicoletta Verna
Ed. Einaudi
pag. 304
****


Durante il primo lockdown mi sono ritrovata per la prima volta in vita mia ad aver parecchio tempo libero, ho penasto che avrei letto il triplo, visto che in periodi normali riesco a leggere nei ritagli di tempo, e invece no, ho cambiato un po' il modo di leggere, ho letto tanto, questo si, ma ho letto in modo diverso.
Se prima mi dedicavo a letture un po' tutte simili fra di loro, concentravo il tempo sui miei scrittori preferiti, durante questa pausa forzata, ho diversificato molto, mi sono iscritta a diversi gruppi di lettura, ho conosciuto scrittori che non avrei mai approcciato, ho spaziato fra i generi.

Questo libro l'ho letto con il gruppo di lettura su instagram #ioleggoeinaudi e quasi tutte le volte, la lettura del mese mi ha portato fuori dal mio raggio d'azione letterario.
Sono sincera, non avrei mai scelto questo libro, ma perché leggendo il riassunto, mi ero immaginata altro.
Mi é piaciuto, l'ho trovato bello, profondo e scorrevole.

Da una parte abbiamo Bianca, che é cresciuta nell'ombra di Stella, restando sempre un po' in secondo piano, vivendo di luce riflessa, fino a quando durante l'adolescenza Stella muore, si scopre solo verso la fine del libro in che modo.
Dopo la morte di Stella, cominciano i problemi in famiglia e Bianca continua a vivere nell'ombra del ricordo della sorella, trincerandosi dietro ad un senso di colpa che la porta ad avere varie ossessioni.

Ho trovato la vita di Bianca molto sottotono, nonostante l'agiatezza datale dalla sua situazione sentimentale, sempre alla ricerca di qualcosa che le avrebbe permesso di riavere Stella.

Questo libro mi ha lasciato parecchi spunti di riflessione sul dopo, su quello che succede a chi sopravvive, dopo  una tragedia, dopo la morte di una persona cara.
Ovviamente non siamo tutti uguali nell'assimilare una perdita, in ognuno innesca una reazione diversa, ma penso che il punto comune sia che dopo un fatto del genere ci sia un prima e un dopo, una sorta di giorno zero, il prima della perdita e il dopo.
Il come continuare spesso non é una questione di scelte, ma di come ogni singola persona riesce ad affrontare e ad eleborare il lutto.

18/2021

lunedì 3 maggio 2021

Dei bambini non si sa niente

Dei bambini non si sa niente
Simona Vinci
ed. Einaudi
pag. 167
****
 
Ho letto questo libro subito dopo "la città dei vivi" e forse era meglio se avessi letto nel mezzo un libro più leggero.
Non posso dire che non mi sia piaciuto, ma ho trovato poco credibile l'escalation di curiosità riguardo al sesso e la conseguente voglia di provare cose sempre più nuove e più audaci, sia da parte del ragazzo "grande" del gruppo che ha 15 anni, ma soprattutto dei tre bambini di 10 anni.
Non dico il finale per non anticipare la trama, ma mi ha lasciato parecchie perplessità e domande.
Principalmente mi sono chiesta "e poi cosa  é successo, quale sono le conseguenze che hanno dovuto affrontare?"
Di sicuro non é libro da leggere a cuore leggero e mi ha lasciato un po' di amaro in bocca.
Non so quale sia stato l'intento della scrittrice, ho letto che al momento della pubblicazione é stato un libro molto discusso, e capisco facilmente perché.
Mi riservo di andare a cercare interviste o altro che possano farmi capire meglio il senso della storia.

Trama dal sito dell'editore
Una bambina di dieci anni canta, in grembiule azzurro e anfibi rossi, davanti a un mare di grano. È Martina, che non fa domande, che cerca di capire con gli occhi. E attraverso il suo sguardo, che vede il mondo con lo stupore assorto, un po’ imbambolato, dei grandi saggi, il lettore entra nel racconto perfetto di un mistero. Alla fine dell’anno scolastico, nel tempo breve e infinito di un’estate, tra i campi gialli e verdi di Granarolo dell’Emilia, lontano dallo sguardo degli adulti, un gruppo di bambini si esercita in giochi proibiti sempre piú estremi. Buono e cattivo, gioia dolore e schifo, e anche l’orrore, ci sono, semplicemente. Attraverso il punto di vista di Martina, Matteo, Luca e Mirko, il ragazzo piú grande, quindici anni, il capo del gruppo. L’esordio, di straordinaria maturità, di una scrittrice che, riallacciandosi a Marguerite Duras e Ian McEwan, sa raccontare l’universo dei bambini e quasi adolescenti tra innocenza e corruzione, tra giochi odori cose familiari e certezze spensierate di una volta, il rock acido dei Soundgarden e la scoperta del sesso, del corpo, e di come sia inevitabile e spaventoso crescere.

17/2021

sabato 1 maggio 2021

La città dei vivi

La città dei vivi
Nicola Lagioia
Ed. Einaudi
pag. 472

Questo libro si basa su una storia di cronaca realmente accaduta nel 2015 a Roma, premetto che non guardo mai la televisione e non mi ricordo molto della vicenda.
Il libro é stato scelto nel gruppo di lettura #ioleggoeinaudi, un gruppo che come dicevo in un post precedente mi sprona a leggere libri che sono solitamente al di fuori della mia zona abituale di lettura.

Non so se per l'argomento trattato, o perché é una storia vera  o se come ho detto all'interno del gruppo, lo stile di scrittura mi faceva pensare di essere direttamente coinvolta con il caso, ma ho fatto davvero fatica a leggerlo.
Complice anche un mese di lavoro molto impegnativo e altre letture in corso, potevo ritagliarmi un po' di tempo al mattino appena alzata o la sera prima di dormire, e in entrambi i casi ho trovato gravoso cominciare o finire la giornata dedicandomi a questa lettura.
Sono riuscita a finirlo entro fine mese data prevista per la discussione a cui non ho partecipato perché ho finito tardi e in cui era presente anche l'autore, ma sono riuscita a finirlo perché non vedevo l'ora di passare ad altro.

Veramente ben scritto, credo che Nicola Lagioia sia riuscito a trasmettermi un'angoscia necessaria, spesso leggiamo di fatti di cronaca come se niente fosse, ne leggiamo talmente tanti che uno assomiglia all'altro.
Leggerlo in questo modo mi ha fatto riflettere moltissimo sulle famiglie coinvolte, in primo luogo alla famiglia di Luca, la vittima, ma anche alle famiglie dei due ragazzi che l'hanno ucciso.
Ragazzi che principalmente incolpano il loro vissuto che li ha portati ad avere problemi che sono poi sfociati nell'atto tremendo che hanno commesso, senza considerare minimamente che parecchie persone vivono disagi simili o hanno subito traumi peggiori e che non pensano in nessun modo di accanirsi su altre persone.
La cosa che mi lascia perplessa é che tutti gli amici che sono stati interpellati non avrebbero mai pensato che Manuel e Marco avrebbero potuto fare quello che hanno fatto.
Conosciamo davvero chi ci sta vicino?
Mi ha ricordato un po' il libro "Solo un ragazzo".

Mi é piaciuto che il libro sia partito dal momento in cui Manuel lo racconta al padre
Una famiglia come tante, si trova per andare al funerale di uno zio, triste per questo motivo, ma solidale nel darsi reciproco conforto, un momento prima di precipitare nel baratro la vita sembra scorrere sui binari della normalità, ma basta una frase pronunciata, non si sa se per ferire il padre o per il bisogno di sputare fuori l'orrore che si tiene dentro e la vita di tutta la famiglia cambia drasticamente.

Ho scritto questa mia recensione a caldo, appena finito il libro, ma di sicuro nei prossimi giorni continuerò a pensarci su, non credo che questa vicenda mi abbandonerà molto presto.

15/2021
Sfida personale 78. L

Ho imparato a prestare più attenzione a quello che leggo, dietro a un fatto di cronaca c'é sempre una famiglia, a volte inconsapevole e molto spesso non responsabile di quello che altri compiono.

domenica 7 marzo 2021

Solo un ragazzo

Solo un ragazzo
Elena Varvello
Einaudi
****

Ho trascorso un bellissimo anno in compagnia di un gruppo di lettori conosciuto su Instagram, #ioleggoeinaudi.
Abbiamo cominciato a febbraio dell'anno scorso con "Le follie di Brooklyn" di Paul Auster, per me una rilettura, cosa che non faccio praticamente mai, e mi ha permesso di capire più a fondo il libro tramite il parere o l'interpretazione degli altri.
Il gruppo é cresciuto sempre più e abbiamo iniziato anche quest'anno una nuova sfida, che si prospetta molto interessante e che so già mi farà leggere autori a cui non avevo pensato, e che spesso sono diventati fonte di nuove ispirazioni.

Il libro che avevamo scelto per gennaio é "Solo un ragazzo" di Elena Varvello, un libro che ho letto volentieri, ma che mi ha lasciato parecchie perplessità.
Mi é piaciuta molto la prima parte, dove, a parere mio viene raccontata la storia, non mi sono piaciuti molti le altre due parti, mi é sembrato che fossero delle aggiunte per raggiungere un numero più cospicuo di pagine, o che comunque avrebbero potuto essere inserite nella prima parte.
Ho avuto l'impressione che sia stato messo un po' di tutto, dall'omosessualità, al tradimento alle dipendenze, ma che i personaggi e i rispettivi caratteri venissero poco tratteggiati.

La maggior parte del gruppo ha partecipato ad un incontro online con la scrittrice, e ha avuto modo di esporre dubbi e ricevere risposte su quello che voleva dire o come interpretare certe cose.
Non ho partecipato all'incontro per motivi di lavoro, ma reputo comunque che i contatti con gli scrittori siano eventi rari e fortunati, che  forse sarebbe meglio che si riuscisse ad evincere dalla lettura quello che c'é da capire.

Ho aspettato un mese per fare questa recensione, un po' perché sono sempre in ritardo, un po' perché volevo lasciar decantare la storia, vedere se le sensazioni che provavo appena letto il libro sarebbero cambiate.
Per ora non é così, penso che lo rileggerò, per cercare di capire la storia in modo diverso.

4/2021
Sfida personale 78. V

Ho imparato che a volte bisogna prendere le distanze, vedere le cose da un'altra prospettiva, e magari approcciarsi di nuovo in un secondo tempo per poterle capire totalmente.

giovedì 28 maggio 2020

Lacci



Lacci
Domenico Starnone
ed. Einaudi
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Ho già parlato di questo libro nel mio post su "Confidenza", di Domenico Starnone.
Dopo averlo trascinato per un mese e averne letti altri nel frattempo, mi sono arenata per un altro mese, ma come ogni volta decisa a leggerlo fino in fondo.
Oggi pomeriggio mi sono detta che oggi era il giorno giusto, dopo aver letto con un po' di fatica le prime pagine mi sono lasciata trascinare, all'inizio per poterlo finire e per non averlo più li sul comodino, ma la terza parte ha rivalutato completamente il libro.
Il modo di scrivere di Starnone non fa per me, e come per Confidenza, la terza parte del libro è riuscita a farmi amare se non lo stile, di sicuro la storia in sé.

In entrambi i libri la terza parte é scritta in modo diverso, meno fitto, meno introspettivo e da voce a personaggi fondamentali nella storia ma che nelle prime due parti dei libri non avevano quasi voce in capitolo, e anche qui, in poche pagine viene svelato il "mistero", se così si può chiamare.
Nel primo libro la "Confidenza" che da il titolo al libro riceve da Pietro e Teresa una rilevanza molto diversa da ognuno dei due, mentre anche qui l'episodio dei "Lacci" di cui si parla, ha per ogni persona coinvolta una connotazione diversa, a distanza di anni, ognuno l'ha vissuto e interpretato diversamente.

Anche qui i personaggi mi sono sembrati antipatici, Vanda una lamentosa insoddisfatta, ipercritica e pesante, fa di tutto per riavere il marito ma non lo ama.
Lui un egoista insoddisfatto che torna a casa, non é felice ed é un ometto sottomesso che sottostà a tutto quello che vuole la moglie non si capisce per paura di cosa visto che nella breve parentesi che non ha vissuto con lei é stato felice.
Ammetto che l'animo umano mi lascia sempre basita, non riesco a capire perché una coppia che non si ama più continua a stare assieme, ad essere infelice e a rendere infelice l'altro, quando magari separatamente avrebbero buone possibilità di stare bene.
I figli non ne escono molto meglio, se prima li si poteva giustificare per la situazione che vivevano in casa, da grandi non si sono dimostrati tanto diversi.

Trama dal sito dell'editore:
«Se tu te ne sei scordato, egregio signore, te lo ricordo io: sono tua moglie». Si apre cosí la lettera che Vanda scrive al marito che se n’è andato di casa, lasciandola in preda a una tempesta di rabbia impotente e domande che non trovano risposta. Si sono sposati giovani, per desiderio di indipendenza, ma poi attorno a loro il mondo è cambiato. Perciò adesso lui se ne sta a Roma, innamorato di una ragazza insieme alla quale tutto gli sembra leggero, e lei a Napoli con i figli, a misurare l’estensione del silenzio. Che cosa siamo disposti a sacrificare, pur di non sentirci in trappola? E che cosa perdiamo, quando scegliamo di tornare sui nostri passi? Perché niente è piú radicale dell’abbandono, ma niente è piú tenace di quei lacci invisibili che legano le persone le une alle altre. E a volte basta un gesto minimo per far riaffiorare quello che abbiamo provato a mettere da parte. Domenico Starnone ci regala una storia emozionante, il racconto magistrale di una fuga, di un ritorno, di tutti i fallimenti, quelli che ci sembrano insuperabili e quelli che ci fanno compagnia per una vita intera.

25/2020
Sfida personale 90. Una storia con un triangolo amoroso

Ho imparato che leggere fino in fondo i libri, a volte, può rivalutare il giudizio mi ero fatta all'inizio.

domenica 3 maggio 2020

Confidenza

Confidenza
Domenico Starnone
Einaudi
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Per il mese di marzo della sfida #ioleggoeinaudi su Instagram il libro proposto é "Confidenze" di Domenico Starnone, scrittore che non conosco.
Prima di prendere il libro, come faccio sempre, mi sono informata su di lui e ho scoperto che questo era il terzo libro di una sua trilogia sentimentale ideale, anche se i libri non sono collegati fra di loro.
Decido di cominciare dal primo "Lacci", poi di leggere "Scherzetto" prima di dedicarmi a "Confidenze".
I libri non sono lunghissimi, e io, come molti altri ho parecchio tempo visto che dal 29 febbraio sono a casa.
Grave errore!
Sto ancora trascinando "Lacci" e ho letto il libro del mese durante gli ultimi giorni per poter partecipare alla discussione.

Il libro in se non mi é dispiaciuto, ma non ho amato moltissimo i personaggi, mi sono sembrati tutti egocentrici ed egoisti.
In tutto il libro non ho fatto il tifo per nessuno di loro.
Parecchi argomenti trattati mi sono piaciuti e rispecchiano anche il mio modo di vedere come dovrebbe essere la scuola del giorno d'oggi: dare ad ognuno la stessa possibilità di apprendere, non lasciandosi frenare dalla situazione economica o dalla situazione di preparazione in partenza.

Mi ha fatto molto piacere leggere questo libro con una lettura di gruppo perché mi ha dato la possibilità, tramite la discussione finale, di capire parecchie finezze che non avrei apprezzato cosi tanto leggendolo da sola, come ad esempio la famosa "Confidenza" che da il titolo al libro.

Trama dal sito dell'editore:
Pietro vive con Teresa un amore tempestoso.
Dopo l’ennesimo litigio, a lei viene un’idea: "raccontami qualcosa che non hai mai detto a nessuno – gli propone -, raccontami la cosa di cui ti vergogni di più, e io farò altrettanto. Cosi rimarremo uniti per sempre."
Si lasceranno, naturalmente, poco dopo. Ma una relazione finita è spesso la miccia per quella successiva, soprattutto per chi ha bisogno di conferme.
Così, quando Pietro incontra Nadia, s’innamora all’istante della sua ritrosia, della sua morbidezza dopo tanti spigoli. Pochi giorni prima delle nozze, però, Teresa magicamente ricompare. E con lei l’ombra di quello che si sono confessati a vicenda, quasi un avvertimento: «Attento a te». Da quel momento in poi la confidenza che si sono scambiati lo seguirà minacciosa: la buona volontà poggia sulla cattiva coscienza, e Pietro non potrà mai più dimenticarlo. Anche perché Teresa si riaffaccia sempre, puntualmente, davanti a ogni bivio esistenziale. O è lui che continua a cercarla?

17/2020
Sfida personale 88. Un libro che parla di scuola

Sono una che legge in solitaria, per poi parlare nel bene e nel male dei libri che ho letto con tutti quelli disposti ad ascoltarmi.
Leggere questo libro in gruppo mi ha insegnato la possibilità di cogliere sfumature e significati che durante la lettura non avevo saputo capire e apprezzare.

mercoledì 15 aprile 2020

Resto qui

Resto qui
Marco Balzano
ed. Einaudi
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Dopo aver letto questo libro, ho capito molto meglio "I bambini di Svevia".
I libri non sono collegati fra di loro, ma "Resto qui" parla delle difficili condizioni in cui vivevano nei paesini di montagna non molti anni fa, e mi é un po' più chiaro il sacrificio che moltissime famiglie fecero di lasciar partire i loro bambini.

La storia é ambientata in un paesino del sud Tirolo, Curon, e ruota attorno alla costruzione della diga che sommergerà il paesino, lasciando affiorare solo il campanile, che é anche l'immagine della copertina del libro.

A parte la costruzione della diga, la storia é romanzata, ma la vicenda di Trina potrebbe essere effettivamente successa.
Un racconto che per me é stato un colpo al cuore, e che, parecchi giorni dopo averlo lasciato sedimentare dentro di me mi lascia ancora parecchie cose su cui riflettere.
Parecchie le tematiche che vengono affrontate, a partire da questa popolazione del Sud Tirolo che per le vicende politiche si ritrova annessa all'Italia ma che parla tedesco, l'avvento di Mussolini che obbliga all'uso dell'italiano, l'emigrazione dal sud Italia al nord per motivi di lavoro, le deportazioni di persone che il regime ritiene "pericolose" per le loro idee, la guerra, l'idea che arruolarsi con Hitler permetterà di essere austriaci, l'espropriazione di villaggi per il bene della nazione.
Ho trovato dolorose tutte queste vicende, inflitte a persone che non chiedevano altro di poter vivere serenamente fra le loro montagne, occupandosi delle loro attività e potendo trasmettere la loro cultura ai loro figli.
Un libro che ho letto dopo "Le otto montagne" di Paolo Cognetti e dopo "I bambini di Svevia", tutti e tre ambientati nelle montagne del nord Italia, una mia personale trilogia di libri da leggere, ognuno di questi tre ha dato un qualcosa in più agli altri.

14/2020
Sfida personale 71. Un libro che mi é stato ispirato da un gruppo di lettura

Cosa ho imparato
Ho imparato che non sempre le cose sono bianche o nere, a volte ci si avvicina a certe ideologie che ci sembrano corrette, ma che solo nel corso degli anni avremo la possibilità di capire in pieno se la scelta era quella giusta o sbagliata.
Prima di giudicare, bisogna essere stati parte della vicenda, cosa facile da fare 60 anni dopo, quando si é a conoscenza dell'effettiva malvagità di un'ideologia.

“Prima di giudicare la mia vita o il mio carattere mettiti le mie scarpe, percorri il cammino che ho percorso io. Vivi i miei dolori, i miei dubbi, le mie risate. Vivi gli anni che ho vissuto io e cadi là dove sono caduto io e rialzati come ho fatto io.”
Luigi Pirandello

venerdì 28 febbraio 2020

Le otto montagne


Le otto montagne
Paolo Cognetti
ed. Einaudi
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Leggo spesso critiche a chi é pro o contro i premi letterari, ma ancora più spesso la gente non é d'accordo con chi vince il premio.
Per curiosità sono andata a leggere tutti i vincitori del premio Strega, e anche i finalisti, e a parte uno di Simona Sparaco, non ne ho mai letto nessuno.
Come in tutte le cose che faccio ho deciso di colmare questa lacuna, anche perché ho preso questa decisione dopo aver letto "Le otto montagne".

Fin dalle prime pagine mi sono sentita immersa nella mia infanzia, mi ha riportato alla memoria tutte le cose che mi facevano, e mi fanno ancora oggi, stare bene: le passeggiate in montagna, l'avvicendarsi delle stagioni, i temporali estivi, il cambio dei colori in vista dell'autunno, le prime nevicate, i primi accenni di primavera, le dighe costruite nei torrenti, le sfacchinate per arrivare al "Popin" dove il premio per la fatica era una vista mozzafiato, cercare di riconoscere gli alberi dalle foglie e dai tronchi, le capanne nei boschi, i frutti dati dalla natura e mangiati direttamente dall'albero, meravigliarsi davanti gli animali selvatici, le chiacchere attorno al fuoco, i pranzi semplici, giocare a carte per ore, bere il latte appena munto, vedere un vitellino appena nato, mio nonno che ci insegnava a riconoscere i nidi e che ci spiegava gli eclissi, imparare tutto sulle api e aiutare nella preparazione del miele, fare la legna, aiutare nella fienagione.
Passavo le giornate in compagnia dei miei fratelli e cugini allo stato brado, l'unica regola era "non farsi male".
Ho trovato questo libro di una semplicità ammaliante, talmente coinvolgente da farmi provare le stesse sensazioni di benessere che provavo allora, gli stessi profumi che mi riempivano il cuore, la stessa felicità.
Mi é sembrata una poesia dalla prima all'ultima parola, molto ben scritto, delicato, da cui si evince la forza che si può trarre dalle proprie radici.

09/2020
Sfida personale: 58. un vincitore del premio Strega

Cosa ho imparato?
Ho imparato che le montagne sono parte della mia vita, che essere cresciuta a stretto contatto con la natura é stata una grande fortuna e mi ha dato la possibilità di vivere cose di cui gli altri possono solo leggere e ho avuto la conferma che i veri piaceri della vita sono veramente a portata di mano.

sabato 25 gennaio 2020

La donna é un'isola



La donna é un'isola
Audur Ava Olafsottir
pag. 272
Ed. Einaudi
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Avevo letto della stessa scrittrice "Rosa candida" e mi era piaciuto moltissimo, e come avevo scritto nella brevissima recensione, mi aveva fatto venir voglia di leggere altri libri sull'Islanda.

Poi, si sa, i libri che vogliamo leggere sono molti, il tempo scarseggia, e io da parte mia da alcuni anni sto cercando di ampliare i miei orizzonti libreschi.

Ma poi succede che come in un allineamento dei pianeti, accadono delle piccole cose che prese individualmente non voglio dire nulla, ma lette tutte assieme portano nel subconscio qualcosa di non dimenticato, ma solo di parcheggiato li in attesa che venisse di nuovo a galla, evocando nella nostra mente il piacere che abbiamo provato nel fare una determinata cosa, e la voglia di provare nuovamente la stessa sensazione.

Capita che nella biblioroulotte parcheggiata a due passi da casa, prendo al volo un libro piccolo, non voluminoso, ma che si presta bene alla fatica che provavo nel leggere alcuni mesi fa e che di sicuro mi impediva di affrontare libri corposi e complessi.
Il libro é "L'angelo di neve " di Ragnar Jonasson, guarda caso ambientato in Islanda.
Per caso ne parlo con una mia carissima amica, in compagnia di suo figlio che la prende bonariamente in giro per la sua passione per questo scrittore, e ci diciamo di come sarebbe bello trasferirci in Islanda.
In tutte le libreria fa bella mostra di se "Miss Islanda" di Audur Ava Olafsdottir, altro piccolo segno.
Mentre sono a spasso nel bosco, incontro una coppia di cugini di mio papà, facciamo un tratto di strada assieme parlando di libri, parliamo di vari scrittori, poi entrambi mi consigliano questa scrittrice, invitandomi a passare da loro per prenderli in prestito.
Mentre riconsegno alcuni libri in biblioteca, c'é esposto un altro suo libro "Hotel Silence", inutile dire che mi fiondo alla lettera O dello scaffale letteratura tradotta per dare un occhiata, consapevole che non sarà solo un'occhiata e rimanendo profondamente delusa perché non ce n'é nemmeno uno, grazie alla gentilezza del bibliotecario ho scoperto che sono classati sotto la lettera AU, cosa che mi lascia parecchio perplessa e che non ho ancora approfondite, ma che terrò presente settimana prossima quando andrò a riconsegnare.
Di ritorno dalla biblioteca, sul bus, chiacchiero con Cristiano, grande lettore che sa sempre darmi delle ottime dritte, e scopre che anche lui sta leggendo la stessa scrittrice.

Ha nutrito la mia voglia di Islanda, ma non l'ha saziata, anzi mi ha fatto venir voglia di continuare a leggere libri ambientati in questa isola.

Ho inserito questo libro al numero 15. della mia sfida personale sotto la voce "un libro in cui mi rispecchio nella protagonista" perché l'ho trovata molto affine a me, dalla passione per le lingue alla voglia di conoscere all'impulsività, ma anche per il corso lievemente parallelo vissuto da lei che assomiglia un po' alla situazione che sto attraversando o che mi sto lasciando alle spalle.

Trama dal sito dell'editore (Einaudi)
Prendete una pianista incinta di due gemelle, un bambino un po' geniale e una poliglotta che fa cose strane. Mescolateli con un marito desideroso di paternità, un veterinario che gira con un falcone in gabbia e un uomo misterioso che conosce il linguaggio dei segni. Farcite con tre pesci rossi, una vincita alla lotteria e un viaggio lungo le coste di un'isola di sabbia nera. Cuocete a fuoco vivo. Il risultato è un nutrimento delizioso e genuino: una storia delicata - insieme allegra, dolorosa e ironica - che ti entra nel cuore e nella testa e non se ne va più via.

2/2020
Sfida personale
15. un libro in cui mi rispecchio nella protagonista

domenica 1 dicembre 2019

L'incontro



L'incontro
di Michela Murgia
ed. Einaudi

Ho amato moltissimo l'Accabadora, sia per il tema trattato che per lo stile in cui era stato scritto, e quando ho visto questo romanzo breve sempre scritto da Michela Murgia l'ho preso.
Ovviamente sono due libri completamente diversi.
"L'incontro" è appunto un romanzo breve, piacevole, ma non del tenore della sua opera più letta e se non erro premiata.
Purtroppo penso che le Stroncature dei libri di altri autori che fa, abbiano influito negativamente sulla mia voglia di continuare a leggere quello che lei scrive.

Trama:
Maurizio è un bambino di 10 anni che passa le sue vacanze estive a Cabras, un paesino in Sardegna, a casa dei nonni paterni¨.
A poco a poco, Maurizio riesce ad integrarsi con gli altri ragazzi del paese.

venerdì 3 febbraio 2017

4/2017 Rosa Candida


Rosa Candida
di Audur Ava Olafsdottir
pag. 206
ed. Einaudi
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Mi sono lasciata attirare soprattutto dalla copertina e ho fatto bene.
Ho seguito passo per passo Lobbi che partito dall'Islanda ha attraversato mezza Europa per andare a prendersi cura di un famoso roseto in un monastero, cercando di lasciarsi alle spalle un padre anziano, un fratello autistico, il ricordo della mamma appena morta e una bimba nata dall'incontro di una notte.
Ho amato moltissimo questo ragazzino alla ricerca di se stesso che si pone parecchie domande sulla vita e sulla morte, tanto quanto mi  ha irritato la mamma della sua bambina.
Mi sarebbe piaciuto sapere i nomi dei paesi che ha attraversato, cosi come sapere in che nazione era il monastero.

Ma di sicuro lo consiglio, mi ha lasciato la voglia di leggere altri libri ambientati in Islanda.

sabato 7 novembre 2015

La locandiera

 


La Locandiera
Carlo Goldoni
ed. Einaudi
pag. 111
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In terza ginnasio avevamo letto questo libro, e se non mi sbaglio ne avevamo anche interpretato alcuni pezzi.
Questa commedia mi era piaciuta molto, e a distanza di anni me ne ricordavo ancora parecchi passaggi.
Per una sfida di lettura, dovevo leggere un libro scritto prima del 1800, ho pensato subito che mi sarebbe piaciuto rileggerlo e ho fatto bene.

Ho ritrovato nel libro tutto quello che mi era piaciuto trent'anni fa, l'ironia, la furbizia, il divertimento e anche una certa rivalsa su personaggi che si credono superiori ma non lo sono.
Ho amato molto anche i piccoli escamotage ideati da Goldoni per fare in modo che tutto si intrecciasse alla perfezione, un misto di sagacia e astuzia che avevo già apprezzato molto leggendo "La Mandragola" di Niccolo Machiavelli.

lunedì 19 ottobre 2015

La mandragola


La Mandragola
Niccolò Machiavelli
Ed. Einaudi
pag. 84
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La Mandragola di Niccolò Machiavelli è una commedia teatrale satirica scritta nel 1518, ma per noi qui in casa è chiamata affettuosamente "Mandri", si perché questo piccolo libriccino, di poco più di ottanta pagine, siamo talmente abituati a vederlo spuntare ovunque che è diventato uno di famiglia, sbuca sulla tavola della colazione, appare in giardino, occhieggia dalla borsa ad ogni viaggio e si fa tutte le volte la tratta "casa di Firenze-casa di Vaglio", fra un po' gli daranno la carta Freccia con il nome stampato sopra!!!

"Mandri" è un intoccabile.
A casa nostra si condivide tutto, ma gli "intoccabili" sono si proprietà esclusiva di una persona, se un oggetto viene messo in questa categoria, non è soggetto ne al prestito ne alla suddivisione, a meno di non farne una regolare richiesta.
Questa regola era stata decisa quando le nostre figlie erano piccolissime per evitare litigi,  per rientrare fra gli "intoccabili" doveva essere speciale, non potevano inserire ogni loro cosa, ma solo quelle a cui tenevano in modo particolare.
Oggi questa regola vige ancora ma viene applicata raramente, a parte in questo caso.
"Mandri" è di proprietà esclusiva di Lucrezia.

Sono quindi particolarmente riconoscente di averla potuta leggere.
Conosco Machiavelli per aver letto "Il Principe" e ho apprezzato moltissimo l'arguzia di questo Fiorentino.
Ho voluto leggere "La Mandragola" per leggere un'altra sua opera, ma soprattutto per capire qual è stata la scintilla che ha fatto innamorare Lucrezia di questo libro, cosa l'abbia spinta a prenderlo come lavoro di diploma e soprattutto come abbia fatto Machiavelli a far appassionare una ragazza nata quasi 480 anni dopo la pubblicazione della sua commedia.
Il racconto mi è piaciuto molto, ho amato l'ironia e la satira, ma quello che ho amato più di tutto è stato il leggere proprio questo libro, sfogliato e "gustato" all'inverosimile, come si può vedere dalla foto.
Leggendo, mi sembrava quasi di poter assorbire tutto il piacere che Lucrezia ne ricava leggendolo e rileggendolo.



Trama con spoiler
La storia si svolge a Firenze nel 1504. Callimaco è innamorato di Lucrezia , moglie dello sciocco dottore in legge messer Nicia. Con l'aiuto del servo Siro e dell'astuto amico Ligurio, Callimaco, in veste di famoso medico, riesce a convincere messer Nicia che l’unico modo per avere figli sia di somministrare a sua moglie una pozione di mandragola (da qui il titolo della commedia), ma il primo che avrà rapporti con lei morirà. Ligurio trova presto una geniale soluzione: a morire sarà un semplice garzone, cosa che tranquillizza parzialmente Nicia, il quale resta comunque perplesso, visto che qualcuno dovrà andare a letto con sua moglie. Naturalmente Ligurio ha pensato all'amico Callimaco, che spasima per Lucrezia: infatti non vi sarà nessun garzone come vittima predestinata, bensì sarà lo stesso Callimaco a travestirsi da tale. In una famosa e molto divertente scena, il garzone-Callimaco viene colpito e portato a casa di Nicia, e poi infilato nel letto insieme a Lucrezia. Questa, che nel frattempo è stata convinta a consumare il rapporto adulterino da fra' Timoteo, accetta, e nel momento in cui scopre la vera identità di Callimaco, acconsente alla fine a diventare sua amante. Dopo la notte degli inganni, riassunte le sembianze del medico, Callimaco ottiene dall'inconsapevole Nicia, contento della futura paternità, il permesso di abitare in casa sua e quindi di godere, non visto, delle grazie di Lucrezia.

venerdì 6 febbraio 2015

Accabadora


Accabadora
Michela Murgia
Ed. Einaudi
Pag. 164
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Era da un po' che avevo in mente questo libro di Michela Murgia, ne avevo sentito parlare in facebook e da amiche, ma non so perché ne avevo preso nota ma non mi ero mai data la pena di cercarlo.
Poi durante un giro in biblioteca, dove alcuni libri della mia lista erano già fuori per il prestito, mi è capitato sotto mano, ho letto la trama ( o sintassi) e l'ho messo nel mio bottino libresco, posso prendere dieci alla volta ed è raro che non riesco a raggiugere questo limite
Di solito mi lascio prendere anche dalla copertina, e questa non mi piaceva moltissimo, ma appena ho cominciato a leggerlo, non ho più smesso.

Mi è piaciuto molto, trovo che abbia saputo raccontarci in modo magistrale la pratica del "Fillus de anima" che sono quei bambini partoriti due volte, la prima dalla vera madre e la seconda da una donna che non ha potuto avere figli, ma che se ne prende cura come se fosse suo.

Trama
La storia ruota attorno a Tzia Bonaria che prende in casa Maria, quarta figlia femmina di una vedova
Tzia Bonaria fa la sarta, ma a volte esce nel cuore della notte e non si sa dove vada. Maria non sa che Tzia Bonaria è un'accabadora, una persona che secondo le antiche usanze pratica l'eutanasia.

Ho amato molto com'è stato sviluppato il tema dell'eutanasia, tema molto spinoso, di cui spesso ognuno ha la sua idea di fondo, ma che non è solo bianco o nero, ma racchiude al suo interno una miriade di sfumature, di argomenti che possono aiutarci a consolidare la nostra convinzione, ma che la maggior parte delle volte riescono a farci vacillare, a farci capire che la verità non è mai una sola e assoluta.

sabato 17 marzo 2012

L'educazione delle fanciulle



Questo libro si legge molto velocemente e racconta la differenza fra l'educazione delle fanciulle in due tempi diversi, ai tempi di Franca Valeri e ai tempi di Luciana Littizzetto.

Scritto come un'intervista a due voci in apparenza, ma non è così, a volte una parla di una cosa e fa una domanda e la risposta che l'altra da non c'entra.
Di sicuro ho preferito la parte scritta dalla Littizzetto, forse perchè più vicina a me in quanto a età, ma soprattutto per alcune cose che racconta a proposito della sua famiglia e che ce la fa sembrare ancora più vera.

Una frase su tutte mi è piaciuta particolarmente :

E' una cosa che mi hanno insegnato i figli : tu li vuoi portare da una parte e loro vanno da un'altra.
Tu semini tantissimi narcisi e improvvisamente crescono dei meravigliosi tulipani.
Ma tu volevi i narcisi, cacchio.
Poi però quando vedi i tulipani, dici :
"Sai cosa ? Forse son persino meglio i tulipani..."
Questo è proprio bello.
Perchè non è vero che non fioriscono; semplicemente fioriscono diversamente da come vorresti tu.
Luciana Littizzetto

Un libro comunque piacevole