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mercoledì 22 maggio 2013
43 - Alla corte dei Borgia
Alla corte dei Borgia
Jeanne Kalogridis
pag. 590
ed. Longanesi
Ancora una volta Jeanne Kalogridis mi ha tenuta incollata dalla prima all'ultima pagina.
Il primo libro che avevo letto era "La regina maledetta" che parlava di Caterina De Medici e mi era piaciuto moltissimo.
In questo secondo romanzo parla della famiglia Borgia, ma vista dalla prospettiva di Sancia D'Aragona, principessa di Napoli che sposerà Goffredo, uno dei figli di Rodrigo Borgia, Papa Alessandro VI.
Entrambi i romanzi si basano sulla storia vera, ma vengono anche arricchiti di particolari inventati per dare una fluidità alla lettura.
Come dice la scrittrice nella postfazione non ha la presunzione di raccontare in dettaglio come si sono svolti i fatti, ma su eventi realmente successi ci ha ricamato su.
Nonostante la mole del libro, una lettura molto scorrevole e che ti prende, non vedo l'ora di leggere anche "L'enigma della Gioconda".
Questo libro partecipa a "100 libri in un anno", "Tributes Reading Challenge", "Reading Challenge 2013", "Woman Challenge", "Library Books Reading Challenge 2013".
42 - Il treno dell'ultima notte
Il treno dell'ultima notte
Dacia Maraini
pag. 429
ed. RizzoliMia figlia aveva preso questo libro in biblioteca dopo aver ricevuto dalla docente di italiano una lista con un centinaio di titoli fra i quali scegliere.
La lista comprendeva parecchi classici e libri dei principali scrittori italiani, diciamo quelli più conosciuti.
Le era piaciuto molto, tanto che l'aveva finito in macchina diretti verso l'Europapark !
Mi diceva : "devi leggerlo, vedrai ti piacerà"
Ma non so per quale motivo questo libro non mi ispirava.
Scaduto il tempo l'abbiamo riportato in biblioteca, per poi riprenderlo quando doveva presentarlo davanti alla classe.
Da due mesi girava in attesa di essere riconsegnato, ma io non mi decidevo a leggerlo.
Ho deciso di dargli una possibilità, e ho fatto benissimo.
Il libro non è facile, parla del dopoguerra, ma raccontando la guerra.
Trovo che il modo di scrivere di Dacia Maraini sia molto bello, e anche in questo caso parecchie sue frasi sono dei graffi al cuore, ti sembra di essere li, di vivere davvero quello che sta descrivendo.
Senti freddo alla schiena non solo per quello di cui parla, ma di come ne parla.
Gli orrori della guerra vengono descritti senza nascondere niente, forse a sottolineare la brutalità di quei giorni.
Mi ha fatto molta tenerezza il personaggio di Horvat, il bibliotecario di Vienna.
Il finale è abbastanza scioccante, ma forse uno dei pochi possibili.
Ho trovato la parte centrale della rivoluzione di Bucarest troppo descrittiva, mi è sembrato che appesantisse il romanzo.
Trama:
Amara parte da Firenze 11 anni dopo la fine della guerra per ritrovare il suo amico Emanuele, che a causa di una scelta sbagliata dei genitori era tornato a Vienna proprio durante la guerra.
La famiglia di Emanuele è ebrea, ma come viene detto più volte dalla mamma, loro sono "buoni" austriaci, il nonno ha combattuto per l'Austria, si sentono quindi al sicuro.
Ma verranno deportati anche loro come milioni di altre persone.
Un viaggio che parte dall'Italia e tocca diversi paesi dell'Est in questo difficile periodo, accompagnata da Hans, l'uomo delle gazzelle, un austro-ungherese conosciuto sul treno, e Horvat che da Vienna li accompagna in Ungheria, cercando notizie utili per ritrovare Emanuele.
Questo libro partecipa a "100 libri in un anno", "Tributes Reading Challenge", "Reading Challenge 2013", "Woman Challenge", "Library Books Reading Challenge 2013".
sabato 4 maggio 2013
Library Books reading challenge aprile
Libri letti ad aprile per la sfida Library books reading challenge, ovvero i libri presi in prestito in biblioteca organizzata da Book Dragon's Lair.
- Tanta vita di Alejandro Palomas
- D'un tratto nel folto del bosco di Amos Oz
- Annus Mirabilis di Geraldine Brooks
- Il paese delle donne di Yang Erche Namu
- Nella fattoria di John Updike
- Zazie nel metrò di Raymond Queneau
- La grande casa di Nada Malanima
- Il sapore del curry di Mary Anne Mohanraj
- Estasi culinaria di Muriel Burbery
- L'amore rubato di Dacia Maraini
- La ragazza con il violino di Virginia Euwer Wolff
- Il ballo di Irène Némirovsky
- Le bambine di Sugar Beach di Helene Cooper
- Fiori nel fango di Hillary Jordan
Sono passata al quarto gradino della sfida : "libro a capitoli", ne devo leggere ancora molti prima di arrivare al gradino che mi sono riproposta e cioè giovane adulto con 24 libri dalla biblioteca.
Attualmente sto leggendo "Il treno dell'ultima notte" preso in biblioteca e ne ho altri 7 "noleggiati", quindi mi avvicino sempre più al mio traguardo.
Se volete vedere il livelli della sfida, li trovate qui, liberamente tradotti da me.
venerdì 26 aprile 2013
39 - Il paese delle donne
Il paese delle donne
Yang Erche Namu
pag. 333
ed. Sperling & Kupfer
In una sperduta regione sulle montagne della Cina convivono in comune accordo fra di loro moltissime piccole etnie.
Namu, ragazza dell'etnia Moso, ci racconta delle loro tradizioni in una cultura fondata esclusivamente sul matriarcato, dove sono le donne ad avere il potere.
Decidono sulla conduzione della casa, dell'amministrazione dei loro beni, dell'educazione dei figli,...
Non esiste la monogamia, la donna decide chi avere come compagno e per quanto tempo.
Le case, che vengono tramandate di madre in figlia, accolgono solo i figli piccoli della famiglia, che una volta adulti dormiranno dalle loro innamorate.
Gli uomini si occupano per lo più di portare il bestiame al pascolo o si aggregano alle carovane che si occupano dello scambio delle merci.
Viene raccontato il loro sistema di vita e le tradizioni alle quali sono legati, ma in un modo molto piacevole e scorrevole.
Molto piacevole questo libro che racconta la vera storia di Namu.
Scorrevole e molto interessante, peccato per la parte finale dell'antropologa che ha raccolto la storia, un epilogo di 25 pagine che appesantisce ribadendo gli stessi concetti numerose volte.
Non ho amato molto certi passaggi dove Namu descrive certe sue bravate e colpi di testa quasi vantandosene, le ho trovate poco in linea con l'educazione e le tradizioni che le sono state date.
Questo libro partecipa a "100 libri in un anno", "Tributes Reading Challenge", "Reading Challenge 2013", "Woman Challenge", "Library Books Reading Challenge 2013", Venerdì del libro.
lunedì 15 aprile 2013
37 - D'un tratto nel folto del bosco
D'un tratto nel folto del bosco
Amos Oz
pag. 114
ed. I Narratori Feltrinelli
Avete mai pensato a come sarebbe la nostra vita se non ci fosse nemmeno un animale nel villaggio in qui viviamo?
In questo paesino in mezzo al bosco non esiste più nessun animale, ed è perfino proibito parlarne.
Al crepuscolo tutti si barricano in casa e non escono fino al mattino.
La gente non ricorda cosa è successo, o quando è successo, una mattina si sono svegliati e a parte le persone non c'era nessun altro essere vivente.
Ma davvero non si ricordano? O forse è meglio non ricordare?
Ma in paese c'è chi non si arrende:
- la maestra Emanuela, che quella notte ha perso la sua gatta con tre micini, e che insegna ai bambini a scuola cos'erano gli animali, che versi facevano
- Almon, il pescatore, ma che adesso visto che non ci sono più pesci fa l'agricoltore e che nel suo campo ha messo uno spaventapasseri in caso tornassero gli uccellini, e che intaglia nel legno animali da regalare ai bambini
- Danir, il tegolaio, che quando si ritrova con gli amici progetta spedizioni per trovare animali e riportarli al paese
- Maya e Mati, due ragazzini che non vogliono arrendersi a questa situazione e che scopriranno qualcosa di veramente importante
- Lilia, la fornaia, mamma di Maya che alla sera sparge le sue briciole di pane per uccelli e pesci nella speranza di vederli tornare
- Nimi, il ragazzino un po' diverso, oggetto di scherno da parte dei compagni che una notte fugge e torna malato di "nitrillo"
- Solina, la sarta, che si prende cura di suo marito Ghinom, diventato disabile, che porta in giro su una carrozzina e che bela come una capretta
Ma anche una favola sull'amore e sul rispetto per gli animali, perché come dice Nehi, demone dei monti e colpevole della sparizione degli animali :
"Gli animali parlano lingue differenti, ma facili da imparare, non hanno ne passato ne futuro, e non hanno parole per umiliare ed offendere".
Questo libro partecipa a "100 libri in un anno", "Tributes Reading Challenge", "Reading Challenge 2013", "Library Books Reading Challenge 2013".
mercoledì 10 aprile 2013
35 - Tanta vita
Tanta vita
Alejandro Palomas
pag. 336
ed. Neri Pozza
Penso che questo libro abbia perso gran parte del suo fascino per me perché l'ho letto subito dopo La figlia della fortuna di Isabel Allende, chiaramente non regge il confronto e l'ho trovato un po' piatto, molto introspettivo, ma non mi è dispiaciuto del tutto.
Se pensate di leggere il libro, non leggete questa mia "recensione" in quanto contiene anticipazioni.
Questa famiglia sembra un concentrato di problemi :
Mencìa, la nonna di novant'anni, con una demenza senile che sembra sempre più spesso non reale, che rutta, si fa la pipi addosso (nella pelliccia di visone) e che dice ad ognuno quello che pensa, senza preoccuparsi di offendere le persone che "ama" e di essere maleducata fino all'inverosimile nei confronti di persone che nemmeno conosce; si è rotta un braccio e dà la colpa alla figlia Flavia.
Lìa, figlia di Mencía che ha perso la figlia Helena, proprio quando l'aveva ritrovata, dopo aver subito tutta la vita la sua gelosia, e si fa in quattro per non scontentare nessuno ma vive come in una bolla di sapone senza mai uscire di casa.
Flavia, sorella di Lía, che si occupa di sua madre, ma la detesta per averla separata dal suo grande amore ( e nel libro si scopre anche come ...), si sposa con Hector perché sua mamma non lo può soffrire e si rompe una gamba.
Beatriz, che torna da un convegno e trova la casa completamente svuotata da suo marito che si è innamorato di un altro uomo e decide di farla ripartire da zero, ed in seguito a questa viene colpita da una malattia dolorosa che le provoca delle forti fitte
Inés, che è disposta a perdere tutto quello che ha, marito e figlio, per amore di un'altra donna; Inés soffre di anoressia, ma i suoi problemi sono appena cominciati.
Mi ha lasciata un po' perplessa tutta questa catena di malattie e gessi e il fatto che tutte abbiano problemi coniugali o che li abbiano avuti come nel caso di Mencía.
Un'altra cosa che mi ha dato da riflettere è come sia possibile che per tutta la loro vita non si siano parlate chiaramente e nell'arco di tre anni, tanto dura il romanzo, abbiano approfittato di ogni occasione possibile per dirsi tutto quello che pensano nel bene e nel male e di far saltare fuori verità che non erano mai venute a galla.
Tutti i mariti del libro sono meschini, maschilisti, prepotenti e non amano le loro mogli e le trattano male, le ignorano o le trascurano.
Penso che possano esserci casi sfortunati, ma cinque su cinque e per di più le uniche cinque della famiglia?
Ho trovato il finale un po' improbabile e sicuramente grottesco, nessuno si comporterebbe così per un parente.
Una cosa che mi ha mandato spesso in confusione è il continuo cambiamento dell'io narrante, direi uno diverso ogni paragrafo, ed essendo tutte o quasi imparentate fra loro e dicendo cose tipo "mamma è decisa" o "mia sorella è di cattivo umore oggi", dovevo leggere diverse righe prima di capire chi parlava e a chi si riferiva.
Questo romanzo viene definito come l'opera della maturità di Alejandro Palomas, non oso pensare a come sono gli altri, e poi ha 45 anni, non è mica un novantenne che ha finalmente scritto il suo libro massimo
Trama dalla casa editrice.
Nonna Mencía ha un braccio rotto e novant’anni. E a novant’anni, si sa, si perde il pudore e allora affiorano le verità scomode, le magagne, i segreti più crudeli, come quello che per anni è riuscita a nascondere alle figlie.
Flavia ha accolto Mencía a casa sua, l’ha vista invecchiare e perdere la memoria. Dovrebbe odiarla visto che, un giorno di tanti anni fa, ha posto fine all’unica storia d’amore della sua vita. Ma Mencía è pur sempre sua madre, e poi l’esistenza è un gioco strano e forse lei ha giocato male le sue carte.
Lía accudisce amorevolmente tutti, la madre Mencía, le figlie Beatriz e Inés, ma non riesce a superare il dolore per la scomparsa di Helena, la sua prima figlia. Helena, silenziosa e bella nella sua precarietà. Helena, innamorata del padre e del mare. Navigavano insieme come due meduse mute, due porte chiuse della stessa soffitta. E tornavano dalle loro gite in barca radiosi ed esausti. Un giorno, però, Helena si è avventurata in mare da sola e non è piú tornata.
Beatriz, invece, è rientrata a casa in un giorno di pioggia e non vi ha piú trovato Arturo, suo marito. La casa era vuota. Non un solo mobile, né un quadro, e nemmeno una pianta. Niente. Solo uno squallido, laconico biglietto d’addio.
Inés, infine, ha una strana luce sul viso da quando Sandra, un paio di occhi neri come due sentieri che si incrociano nel folto del bosco, è sbucata a tradimento, come una nube in tempesta, nella redazione del giornale in cui lavora.
Mencía, Flavia, Lía, Beatriz, Inés: cinque donne spagnole della stessa famiglia e di tre diverse generazioni, cinque donne che si incontrano in una casa della zona ovest di una Minorca autunnale, circondata dal mare come un tappeto di lana grossa e azzurra, per mostrare che, al di là dei tempi e dei mutamenti, il cuore delle donne non si lascia facilmente abbattere dai colpi della vita.
Questo libro partecipa a "100 libri in un anno", "Tributes Reading Challenge", "Reading Challenge 2013", "Library Books Reading Challenge 2013".
lunedì 1 aprile 2013
Library reading challenge marzo
Libri letti a marzo per la sfida Library books reading challenge, ovvero i libri presi in prestito in biblioteca organizzata da Book Dragon's Lair.
Che vanno ad aggiungersi a quelli letti nei due mesi precedenti
- Nella fattoria di John Updike
- Zazie nel metrò di Raymond Queneau
- La grande casa di Nada Malanima
- Il sapore del curry di Mary Anne Mohanraj
- Estasi culinaria di Muriel Burbery
- L'amore rubato di Dacia Maraini
- La ragazza con il violino di Virginia Euwer Wolff
- Il ballo di Irène Némirovsky
Sono passata al terzo gradino della sfida : lettore precoce, ne devo leggere ancora molti prima di arrivare al gradino che mi sono riproposta e cioè giovane adulto con 24 libri dalla biblioteca.
Anche se diversi libri che ho letto sono libri ricevuti in prestito da parenti e amici, quindi non comperati.
Se volete vedere il livelli della sfida, li trovate qui, liberamente tradotti da me.
venerdì 8 marzo 2013
27 - Fiori nel fango
Fiori nel fango
Hillary Jordan
pag. 320
ed. Neri Pozza
La storia viene narrata in prima persona da sei protagonisti.
Laura, a trentuno anni pensa di essere ormai condannata ad essere una zitella ma conosce Henry e si sposano. Dovrà però lasciare gli agi che conosce e andare a vivere con lui nella fattoria che ha acquistato con le loro due figlie e del suocero, una persona veramente meschina.
Henry, dieci anni più di Laura, é un ingegnere che ha fatto la Grande Guerra ed é stato ferito ad una gamba che lo lascia zoppicante, il suo sogno é sempre stato di possedere della terra sua.
Jamie, fratello di Henry, di quasi 20 anni meno di lui, ha combattuto nella seconda guerra mondiale come aviatore, ed é tornato a casa con delle ferite all'anima.
Hap, fittavolo di colore che lavora una parte della terra di Henry ma sognando un giorno di potersi comperare un pezzo di terra.
Florence, moglie di Hap, levatrice, a volte anche guaritrice, da una mano in casa a Laura.
Ronsel, figlio di Florence e Hap, anche lui ha combattuto nella seconda guerra mondiale come carrista.
Mi é piaciuto moltissimo questo modo di scrivere, ognuno dei personaggi racconta le cose dal suo punto di vista, che chiaramente coincidono sempre, ma fa capire che nessuno é nel torto o nella ragione.
Oltre alla storia d'amore fra Laura e Henry, c'é uno spaccato della vita americana, prima e dopo la Grande Depressione sullo sfondo della storia la segregazione razziale negli Stati Uniti nel periodo fra le due guerre mondiali, e come Ronsel capisce subito, in Europa la situazione é meno difficile che a casa sua.
Ho divorato questo libro in un giorno e mezzo perché la storia mi prendeva molto.
Trama dal sito dell'editore Neri Pozza
Nella primavera del 1939, Laura Chappell incontra per la prima volta a Memphis Henry McAllan. Lei, piccola e scura, con marcati lineamenti francesi, ha trentun anni ed è ancora vergine: una «zitella sulla via della pietrificazione», come ironicamente si definisce. Insegna inglese in una scuola privata per ragazzi, canta nel coro della Calvary Episcopal Church e fa da baby-sitter ai suoi nipoti. Lui, quarantunenne che dimostra tutti i suoi anni soprattutto per via dei capelli candidi, ha mani forti, una solida aria di sicurezza e la deliziosa parlata del Delta del Mississippi.
Quando Henry McAllan le propone di sposarlo, Laura accetta di buon grado, certa che il primogenito di un clan rurale come Henry non possa che essere un buon marito e un padre premuroso dei suoi figli.
Il giorno in cui Henry decide di ubbidire al «richiamo della terra» dei McCallan e di trasferirsi col vecchio padre in una fattoria sul Delta del Mississippi, Laura lo segue fedele, portandosi dietro le due bambine nate un paio d'anni dopo il matrimonio.
Sul Delta del fiume, però, la vita si rivela completamente diversa dall'idillio che Laura aveva immaginato.
È costretta ad alzarsi all'alba, uscire e andare al gabinetto, rabbrividendo d'inverno e sudando d'estate. Poi deve togliere il fango dal pavimento, strofinare le casseruole e le facce delle bambine e dare da mangiare a tutti, anche al vecchio genitore di Henry nel capanno: un uomo odioso con una voce rappresa per il troppo fumo e gli occhi chiari, scaltri e severi sempre fissi su di lei e sulle bambine. Infine, ramazzare di nuovo e pulire la stalla fino a che non calano le ombre della sera.
Certo Laura ha stretto amicizia con Florence, la moglie di Hap Jackson, una nera dalla pelle scura come fuliggine e muscoli fibrosi come quelli di un uomo. Ma è un'amicizia che costa non poco lì sul Delta del Mississippi. Mostrando i suoi denti lunghi e color zafferano, il vecchio McCallan non lascia trascorrere giorno senza insultare i «negri» e il dottor Turpin, l'unico medico a disposizione per molte miglia, non fa nulla per nascondere il fatto che lui odia i «negri» semplicemente perché esistono.
Come un raggio di sole nel fango dei campi di cotone, un giorno fa però la sua apparizione Jamie, il fratello di Henry tornato dalla guerra in Europa. Bello e magro, con i capelli del colore di un penny appena coniato, a Jamie piace conquistare il prossimo. Quando parla con Laura, inclina la testa leggermente da un lato quasi voglia afferrare meglio le sue parole. E ogni mattina lascia fiori di campo in una bottiglia del latte sul tavolo della cucina, e sorride sempre felice alle bambine. Per Laura Chappell è una pericolosa e irresistibile tentazione...
Hillary Jordan è cresciuta in Texas e in Oklahoma. Ha studiato presso la Columbia University. Fiori nel fangoè il suo primo romanzo e ha ottenuto negli Stati Uniti uno straordinario successo di pubblico e critica. Vive a Tivoli, New York.
Questo libro partecipa a "Venerdì del libro","100 libri in un anno", "Tributes Reading Challenge", "Reading Challenge 2013", "Woman Challenge", "Library Books Reading Challenge 2013".
lunedì 4 marzo 2013
23 - Le bambine di Sugar Beach
Le bambine di Sugar Beach
di Helene Cooper
pag. 327
ed. Newton Compton
Questo libro viene presentato come un romanzo, ma fin dalle prime pagine si capisce che é la storia autobiografica dell'autrice.
Molto interessante sia per la descrizione dettagliata della nascita della Liberia, sia per la descrizione storica, con in primo piano la guerra che da anni sta mettendo in ginocchio il paese.
Helene Cooper é nata tre anni prima di me, e a più riprese, visto che ci sono molte date mi sono trovata a fare un paragone fra la sua e la mia vita.
Cosa stavo facendo mentre in Liberia succedeva tutto questo?
Devo ammettere che di questo conflitto come di parecchi altri ne sapevo ben poco, purtroppo spesso seguiamo le notizie ascoltandole, ma non registrando appieno la tragicità che si nasconde dietro, le migliaia di vite umane che ne vengono crudelmente coinvolte.
In sé il libro mi é piaciuto molto, quello che non é riuscito a prendermi é lo stile di scrittura.
Helene Cooper é corrispondente dalla Casa Bianca per il "New York Times", ed é una giornalista, nel libro lo si intuisce ad ogni riga, un modo di raccontare i fatti di chiaro stampo giornalistico, piatto, senza emozione con elencati per benino le date e i fatti, ma senza lasciar trasparire le emozioni.
In effetti anche i nomi dei capitoli sono un elenco di luoghi e date.
In più punti racconta degli avvenimenti molto forti, ad esempio parlando della madre, dello zio Cecil e del suo cane, ma senza parlare di quello che prova veramente.
Sono fatti accaduti e li racconta.
Forse solo nel capitolo finale lascia trapelare qui e là i suoi sentimenti.
Comunque un bel libro, che mi ha fatto imparare molto.
Trama da Anobii.
Una dimora a tre piani, sormontata da una cupola di vetro che risplende nel sole equatoriale: questo è il paradiso dei Cooper a Sugar Beach, in Liberia. I servitori, l'aria condizionata, i pavimenti di marmo, un pianoforte a coda di fronte al mare, gli alberi di cocco e un pozzo privato: qui, nel nido per la famiglia perfetta, simbolo del prestigio tra la povertà dilagante, si svolge l'infanzia di Helene. In casa c'è anche una bambina povera, Eunice, di 11 anni. Malnutrita, balbuziente, è stata adottata dai Cooper perché faccia compagnia alla figlia. Ma la Liberia si prepara a un enorme cambiamento. E un giorno, il 12 aprile 1980, la ribellione esplode nella violenza: il Paese precipita nel caos e i Cooper fuggono negli Stati Uniti, senza portar via la piccola Eunice. Ventitré anni dopo, Helene tornerà nella sua terra martoriata, alla ricerca della sorella. Ispirato alla vera storia dell'autrice, "Le bambine di Sugar Beach" è il racconto di una tragedia, di un gesto di perdono, di un lungo viaggio per tornare finalmente a casa.
Questo libro partecipa a "LeggiAmo 2013" , "100 libri in un anno", Tributes Reading Challenge, Reading Challenge 2013, Woman Challenge, Library Books Reading Challenge 2013.
Per la sfida "LeggiAmo 2013"
Sezione Mondo/Africa
Libro n. 8/50
giovedì 28 febbraio 2013
Library books reading challenge febbraio
Libri letti a febbraio per la sfida Library books reading challenge, ovvero i libri presi in prestito in biblioteca organizzata da Book Dragon's Lair.
- La grande casa di Nada Malanima
- Il sapore del curry di Mary Anne Mohanraj
- Estasi culinaria di Muriel Burbery
- L'amore rubato di Dacia Maraini
- La ragazza con il violino di Virginia Euwer Wolff
- Il ballo di Irène Némirovsky
ai quali si aggiungono i libri letti in precedenza :
- Nella fattoria di John Updike
- Zazie nel metrò di Raymond Queneau
Sono al secondo gradino della sfida : libro illustrato, ne devo leggere ancora molti prima di arrivare al gradino che mi sono riproposta e cioè giovane adulto con 24 libri dalla biblioteca.
Se volete vedere i livelli, potete farlo qui.
Questo mese ho letto parecchi libri presi in prestito, compreso quello che sto attualmente leggendo, mi ritengo quindi soddisfatta.
Se volete vedere i livelli, potete farlo qui.
Questo mese ho letto parecchi libri presi in prestito, compreso quello che sto attualmente leggendo, mi ritengo quindi soddisfatta.
Considerando che ne ho preso in prestito parecchi settimana scorsa. :)
venerdì 15 febbraio 2013
18 - L'amore rubato
L'amore rubato
Dacia Maraini
pag. 203
ed. Rizzoli
Ho cominciato questo libro mentre ero di turno alla mostra del libro, e ogni tanto ne leggevo un capitolo, da allora ho cercato di prenderlo in biblioteca ma era sempre in prestito.
Finalmente ieri ce l'ho fatta e in poco tempo l'ho finito, giusto qualche ora prima che Luciana Littizzetto facesse il suo fantastico monologo a Sanremo.
8 storie brevi. 8 storie crude su donne che subiscono, che a volte per amore proteggono i loro carnefici, o che per paura non ammettono quello che stanno subendo.
Partecipo con questo libro al Venerdì del libro.
Trama da qui.
Sono tutte qui le donne raccontate da Dacia Maraini, in questo piccolo libro importante. Sono qui a mostrarci qualcosa di intimo, qualcosa di necessario e doloroso. Le donne di Dacia sono forti, hanno lottato, a volte hanno perso ma non si sono mai arrese. Le protagoniste de "L'amore rubato" combattono una battaglia antica e sempre attuale, contro gli uomini amati che sempre più spesso si dimostrano incapaci di ricambiarle, di confrontarsi con il rifiuto, il desiderio. Davanti a queste donne, mariti, amanti, compagni si rivelano ragazzini che stentano a crescere e confondono la passione con il possesso e, per questo, l'amore lo rubano: alle bambine che non sanno, alle donne che si donano troppo. Come Marina, che si ostina a cadere dalle scale, come Ale, che sceglie con sofferta determinazione di non far nascere il frutto di una violenza o ancora come Angela, che si addossa, aderendo alle parole della Chiesa, le colpe che una antica misoginia attribuisce alla prima disobbedienza femminile. In tutte queste storie affilate e perfette, dure e capaci di emozionare e indignare, Dacia Maraini racconta di un mondo diviso fra coloro che vedono nell'altro una persona da rispettare e coloro che, con antica testardaggine, considerano l'altro un oggetto da possedere e schiavizzare.
mercoledì 13 febbraio 2013
17 - Estasi culinarie
Estasi culinarie
Muriel Barbery
pag. 143
edizioni e/o
****
Da diverso tempo ho nella mia lista dei desideri "L'eleganza del riccio" di Muriel Barbery, ma nella biblioteca dove vado é sempre fuori in prestito.
Ho deciso allora di prendere questo suo romanzo "Estasi culinarie" che é il suo primo libro, in attesa di poter prendere anche l'altro.
La storia ruota attorno alla futura morte, che dovrebbe avvenire nel giro di 48 ore, del grande critico culinario Monsieur Arthens, che gli é stata pronosticata dal suo medico.
Ma prima di morire vorrebbe assaggiare di nuovo un sapore che gli gira nella testa e che vorrebbe ritrovare, ma non riesce a ricordare cos'é.
Comincia quindi un viaggio della memoria nelle sue passate esperienze gastronomiche che risalgono fino ai primi anni della sua vita.
Pietanze e sensazioni che fanno venire l'acquolina in bocca e che mi hanno fatto trovare delle similitudini fra lui e me, come quando da piccolina tornando da scuola passavo da mia nonna prima di venire a casa a pranzo per salutarla e mi beavo del profumo di soffritto, che a casa mia non veniva mai fatto.
Monsieur Arthens é un personaggio meschino, egoista ed egocentrico, ricorda molto Anton Egò, critico tremendo di Ratatouille.
Si compiace di aver portato parecchi ristoranti agli onori della gloria, ma si vanta anche di averne distrutti tanti.
Infatti ogni capitolo in cui é lo stesso critico a raccontarsi, viene seguito da un capitolo di una persona a lui vicino niente affatto dispiaciuta della sua prossima morte.
Mi é piaciuto molto questo libro, trovo che sia ben scritto e che le descrizioni dei sapori siano molto evocative.
Lavorando nel campo alberghiero e della ristorazione mi é capitato spesso di incrociare persone come lui, soprattutto in una piccola zona come la nostra dove lo scettro della critica gastronomica viene detenuto da almeno 30 anni da una triade elitaria.
Trama da qui.
Monsieur Arthens, il più grande critico gastronomico del mondo, è in punto di morte. Ad abbandonarlo è il cuore, organo che, probabilmente, aveva messo in gioco troppo poche volte nella vita. Odiato dai figli e amato da una moglie sempre ignorata, nelle ultime ore della sua esistenza, dal letto della sua lussuosa abitazione, cerca disperatamente nei cassetti della memoria l’unico sapore che vorrebbe assaggiare di nuovo prima di morire. E così riemergono ricordi di sontuosi banchetti,di cibo sublime,di sapori rudi e primitivi, di sentimenti contrastanti, che restituiscono, da un lato, l’immagine di un uomo potente, cinico, sprezzante, specchio della ricca borghesia che, cieca nella sua arroganza, fallisce inesorabilmente sul piano dei rapporti umani; dall’altro, un esteta del gusto, che ,attraverso il suo percorso culinario, dall’infanzia alla maturità, apre al lettore una vivacissima visione su un mondo affascinante, quello della cucina, che assurge a ruolo di esperienza culturale, al contempo intima e a volte catartica.
martedì 12 febbraio 2013
16 - Il sapore del curry
Il sapore del curry
Mary Anne Mohanraj
pag. 332
ed. Piemme
Bellissimo romanzo. Una speziata saga famigliare.
Non ha una trama unica, ma ognuno dei 20 capitoli è una storia a sè, tuttavia intrecciata con le storie precedenti.
Si parte da Colombo, ex capitale dell'Isola di Ceylon, diventata dal 1972 Sri Lanka, per andare in America.
A volte a causa di matrimoni combinati, a volta per studiare, a volte a causa della sanguinosa guerra fra Tamil e Singalesi.
Si arriva ai giorni nostri, sempre con questo ponte fra America e Sri Lanka che viene tenuto aperto per non perdere cultura e tradizioni dei propri antenati.
Trama da qui.
A Ceylon, terra di matrimoni combinati e regole secolari, Shanthi sogna di andare lontano. Lei, la più giovane e studiosa della casa, è la prima della famiglia a infrangere le tradizioni e a varcare l'oceano, per andare a studiare a Oxford. E una volta giunta all'università, scopre un nuovo mondo. Un mondo di libertà, trasgressioni e passioni. Come l'amore per Aravindan. Lei studia fisica, lui matematica. Si sono conosciuti in biblioteca e baciati in un prato di narcisi, fiori che i loro genitori, a Colombo, non hanno mai visto. Si sono sposati in estate, contro il volere delle famiglie. Intorno a loro, gli echi della guerra, in casa solo il profumo del curry e del sesso. Poi l'America; sei figlie, alcune timide e timorate, altre anticonvenzionali e ribelli. Come Kili, che ha osato sposare un americano, e Leilani, che ha segretamente scoperto il piacere insieme a una compagna di scuola. Donne sospese sul confine tra Oriente e Occidente, tradizione e modernità, donne che sfidano le regole ma hanno nel cuore il ricordo di Ceylon e delle buganvillee infuocate dal sole.
Mi piacciono questi romanzi che raccontano anche un po' di storia vera.
Gli olandesi ricevettero l'Isola nel XVII secolo dai portoghesi e a loro volta la diedero al Regno Unito nel 1796, diventò quindi una colonia della corona nel 1802.
La maggior parte della popolazioni parlava inglese, addirittura nei ceti alti era diventata la lingua madre, a scapito della loro vera lingua.
La conoscenza dell'inglese ed un certo benessere economico, fece in modo che molte persone potessero accedere a studi superiori sia in Inghilterra che negli Stati Uniti.
Divenne indipendente nel 1948, ma parecchi di loro si consideravano sudditi della regina, senza tuttavia dimenticare le proprie origini .
Ho avuto modo di andare a rileggere alcune cose su quest'isola che conoscevo solo attraverso le parole di un mio caro amico, originario proprio dello Sri Lanka, che mi raccontava che negli anni novanta c'era una sanguinosa guerra fra le due etnie : i Tamil e i Singalesi.
Diceva che diverse famiglie avevano cominciato a farsi la guerra anche all'interno, per la presenza di un parente dell'etnia diversa, perchè era pericoloso appartenere a una o all'altra parte.
Mi raccontava di parenti spariti senza che se ne sia più saputo nulla, di parenti fermati per un arresto di controllo che a causa di "malori" morivano misteriosamente durante il fermo.
Finalmente nel 2001 le Tigri Tamil hanno firmato con il governo una tregua, ma a riuscire ad avvicinare queste due fazioni è stato purtroppo il maremoto del 2004 che ha provocato 40'000 vittime, risvegliando una sorta di fratellanza dei gruppi e di aiuto reciproco.
Purtroppo a causa delle speculazioni edilizie in seguito alla ricostruzione delle zone disastrate, le lotte interne sono ricominciate.
Tutti gli abitanti delle coste sono stati accolti in campi nell'entroterra durante l'emergenza, e sono stati confinati li, perdendo le loro terre e la loro unica fonte di sostentamento che era la pesca.
Sulle coste dell'isola sono nel frattempo stati costruiti numerosi complessi turistici.
Le Tigri Tamil, che sono state definite un'organizzazione terroristica da numerose nazioni, rivendicano la parte nord dell'isola, attorno alla città di Jaffna, che intendono trasformare in uno stato indipendente.
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